Sciacca, quando la musica non ti fa più dormire

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Nel centro storico i decibel insidiano il sonno degli abitanti e in molti auspicano  di rendere compatibile la dimensione del divertimento moderno ad altre (legittime) esigenze di ordine generale

altMovida, decibel, diritto al riposo notturno. L’argomento è tornato prepotentemente sotto i riflettori, dopo che (nei giorni scorsi) l’assessore alla Polizia municipale ha annunciato, un po’ troppo in pompa magna, per la verità, controlli serrati sul rispetto dei limiti del volume della musica in centro storico. Controlli che ovviamente hanno riscontrato la regolarità dei predetti limiti. Bè, nessuno (a partire dallo stesso assessore) aveva dubbi in proposito. Fughiamo un equivoco di fondo: nessuno ce l’ha con le band locali. La musica dal vivo è una grande risorsa culturale, valorizza l’arte di chi la esegue, affascina il palato di chi l’ascolta. Non esiste, inoltre, genere musicale da privilegiare rispetto ad altri. No, la questione, tornata anche quest’anno sotto i riflettori, rileva da un punto di vista diverso.

La domanda è: possibile rendere compatibile la dimensione del divertimento moderno ad altre esigenze di ordine generale, a partire dal diritto di chi, pur tollerando la gioia altrui, chiede per sé rispetto e un po’ di buon senso? Ebbene: in questa città a questa domanda in molti pretenderebbero di rispondere di no, che non è possibile, accampando una giustificazione che non sta in cielo né in terra, ossia che in una città a vocazione turistica la musica a palla sia una sorta di “must”, di gioia inevitabile per chi la produce, e di sacrificio ineluttabile per chi, volente o nolente, la subisce.
Lo sforzo necessario da fare è quello di ricondurre il destino di una città al vivere civile, alla tolleranza, al rispetto delle persone, alla domanda affatto banale da porsi ogni tanto, ossia: quello che io faccio e che a me dà gioia, sta violando qualche diritto di altri? E se così fosse, cosa posso fare per evitarlo, così da essere tutti contenti? Perché quelli che sono finiti al centro delle polemiche, diciamocelo con tutta franchezza, non sono “concertini” né tantomeno musica da piano bar. E nessuno può richiamare le esperienze di altri luoghi, parlando della movida di Ibiza (che non c’entra niente con quella che si fa da queste parti), della vita notturna di Maiorca (che non c’entra niente con quella che si conduce qui). Le condizioni generali di quei luoghi non sono quelle che si pretendono di attagliare ai nostri luoghi. Non è vero che alle Baleari i residenti vicini ai locali notturni non possono dormire la notte. Non è assolutamente vero che la musica dal vivo viene suonata con i livelli di decibel che si sono sentiti qua. Livelli di decibel che Sciacca è abituata fin troppo bene a non rispettare, basti ricordarsi del carnevale di Sciacca. Che, però, durando qualche giorno (sempre quando si fa), suscita molta più tolleranza di quanto non si voglia far credere.
Ormai l’estate è finita. O quasi. E l controlli dello scorso fine settimana possono andare tranquillamente in archivio. Ma l’anno prossimo la questione si riproporrà. E sarà ancora una volta profondamente spiacevole che si ridurrà allo stupido confronto tra modernità e conservazione. La conservazione non è certo quella di chi chiede che i giovani non si divertano. Ma la modernità non è certamente quella di dileggiare i diritti degli altri.

Massimo D’Antoni

foto SciaccaNotizie.net

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