Sciacca: “Abbracci e baci” per dire no alla violenza

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E’ la risposta della Città delle Terme all’incredibile ferocia di un branco di baldi giovanotti che ha pestato a sangue un ragazzo diciassettenne

SciaccaIncredibile. Inaudito. Assurdo. Inconcepibile. E così via. Gli aggettivi si sprecano per commentare l’aggressione della scorsa settimana nei vicoli del centro storico di Sciacca. Un branco inferocito di baldi giovanotti, tutti di buona famiglia, ha inseguito e pestato a sangue un diciassettenne. Gonfiandolo di botte. In una gara a chi lo menava di più, a chi gli faceva più male a suon di calci, pugni e chissà cos’altro. La giovane vittima non è riuscita a sottrarsi alla furia di una spedizione punitiva nella quale, con ogni probabilità, solo un paio di picchiatori sapevano veramente perché stavano agendo così. Sempre che possa essere immaginabile un motivo, intendiamoci. La vittima delle legnate è finita in ospedale. A leccarsi le ferite, ad aspettare che i lividi e gli ematomi scompaiano, che gli occhi neri tornino a splendere del colore naturale. E a domandarsi se e quando riuscirà a superare lo shock.

Gabriella Bruccoleri, dirigente dell’Itc “Arena”, la scuola frequentata dal giovane aggredito, non è sorpresa per quello che è accaduto. Pare che il branco avesse già puntato il diciassettenne proprio nell’atrio dell’istituto. Fatto puntualmente segnalato. Ma la gente è incredula. Anche gli stessi giovani del luogo. Tutto anormale, tutto strano. Tutti trovano inutile domandarsi da cosa possa essere scaturita questa rabbia. Tutti ritengono che si sia oltrepassato il limite.
C’è un’inchiesta giudiziaria in corso. Il procuratore della repubblica Vincenzo Pantaleo ha detto che gli accertamenti sono a buon punto. Alcuni degli aggressori sono stati identificati e interrogati. Altri lo saranno a breve. Si chiede la cosiddetta punizione esemplare nei loro confronti. Occorrerà fare ricorso al tribunale dei minori di Palermo. Sì, perché nel branco ci sono anche ragazzi poco più che adolescenti, ma ancora non maggiorenni. E intanto gli studenti dell‘Itc “Arena” sono scesi in piazza. Hanno sfilato in corteo fermandosi in tre tappe simboliche: il commissariato di pubblica sicurezza, la compagnia dei carabinieri e il tribunale. Presidi di legalità. Perché i giovani vogliono divertirsi, certo. Ma vogliono farlo nel rispetto delle regole. La trasgressione è un approccio perfino scontato. Ma che c’entrano le spedizioni punitive?
L’obiettivo è quello di divertirsi in maniera sana. Anche bevendo una birra, se possibile. Ma evitando di andare oltre. Ed è in questa direzione che si inserisce il flash-mob. È la moda del momento. In piazza, per le strade, o alla stazione della metropolitana (per chi ce l’ha) ragazzi e ragazze organizzano una specie di coreografia più o meno improvvisata. La farciscono di slogan, messaggi, segnali, parole. Obiettivo: incuriosire, ironizzare, attirare l’attenzione su un problema reale. In questo caso: le aggressioni e il bullismo. Ad organizzare il flash-mob di sabato è stato il Movimento 25 aprile di Sciacca. Sullo sfondo: abbracci e baci. Perché alla violenza c’è un’alternativa. Anzi: ben più di una.

Massimo D’Antoni

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