Sciacca, la città dove l’ospedale milita in serie b

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Il degrado dell’edificio e il rischio che venga ridimensionata l’emodinamica. Molte situazioni fanno pensare che il nosocomio della Città delle Terme non sia tenuto nella dovuta considerazione

alt«Dottore, ma cos’è questa storia? È vero che avete intenzione di ridimensionare l’emodinamica?».È il 15 febbraio scorso. La domanda è rivolta al commissario dell’Asp di Agrigento Salvatore Messina. Non è la prima volta che qualcuno gliela pone. E lui reagisce con il piglio di chi si arrabbia. «Basta, non è vero niente, la si smetta di raccontare bugie alla gente». Parla da Sciacca, Salvatore Messina. Si precipita al comune per incontrare politici e sindacalisti. Gliel’ha chiesto il sindaco Fabrizio Di Paola. D’altronde, da troppi giorni circola voce che il vertice dell’Asp intenda smantellare un fiore all’occhiello del Giovanni Paolo II, che grazie all’opera del dottor Giovanni Saccone ha già salvato tante vite.

Sono passati sei mesi da allora. E oggi, altroché se l’emodinamica è in fase di ridimensionamento. Con l’aggiunta che stavolta è stato lo stesso Messina a doverlo ammettere. Spiegando che la ragione del processo di imminente riduzione del servizio in questione scaturisce da una vertenza aperta dai dipendenti dell’unità operativa. I quali chiedevano il riconoscimento di alcune indennità economiche che il predecessore di Messina, Salvatore Olivieri, aveva garantito agli omologhi del San Giovanni di Dio di Agrigento, ma non ai lavoratori di Sciacca. E qui i dipendenti dell’Asp si sono sentiti figli di un dio minore. E hanno protestato. «Anche a noi spettano quelle indennità». Ma Messina non è d’accordo, e non volendo commentare quanto accaduto durante la precedente gestione, evidentemente non condividendolo, spiega di dover rispettare le norme, e chiarisce che quelle indennità non spettano ai dipendenti dell’emodinamica di Sciacca. Da qui il pericolo che i lavoratori non intendano più garantire un servizio d’emergenza funzionante 24 ore su 24 e che si addivenga ad un inevitabile dimezzamento. Con tanti saluti per un servizio salvavita. Una vicenda che preoccupa le autorità politiche, costrette ad inseguire le notizie giornalistiche, visto che l’interlocuzione istituzionale spesso non produce risultati significativi. E sarà grasso che cola se alla fine l’emodinamica finirà accorpata con la cardiologia.

E mentre il sindaco Di Paola continua a darsi da fare affinché il rischio venga songiurato, della vicenda si sono occupati anche due parlamentari nazionali. Si tratta di Angelo Capodicasa e Maria Iacono, che hanno scritto a Salvatore Messina, chiedono una spiegazione, visto che proprio in febbraio i rappresentanti del Governo regionale presenti avevano seccamente smentito ogni possibile ipotesi di chiusura o di ridimensionamento. “E invece, oggi, a distanza di pochissimi mesi, -scrivono Capodicasa e Iacono- ci ritroviamo a dover fare i conti con le medesime preoccupazioni e con la stessa inquietudine;preoccupazioni ed inquietudine che troverebbero fondamento nelle direttive previste nelle linee guida dell’assessorato regionale alla Sanità. La possibilità di chiudere o di ridimensionare il reparto di emodinamica dell’ ospedale di Sciacca, rappresenterebbe per l’intero territorio della provincia di Agrigento una sconfitta sul piano del riconoscimento del diritto alla salute. Intendiamo fare fino in fondo la nostra parte, schierandoci al fianco di un territorio che abbiamo il dovere di rappresentare nella veste di parlamentari della Repubblica”.

Ma se qualcuno pensasse che l’emodinamica è l’unico problema che in questo periodo riguarda l’ospedale di Sciacca si sbaglia di grosso. Un altro parlamentare, il senatore Giuseppe Marinello, ha presentato un “catalogo” di criticità all’attenzione del ministro della salute Beatrice Lorenzin, elencando i problemi. E che problemi! Dalla questione dell’emodinamica, per la quale Marinello non esita a parlare di disparità di trattamento economico tra lavoratori con la stessa qualifica tra Sciacca e Agrigento, a quella dell’area di emergenza, il pronto soccorso, tanto per intenderci. Un’unità operativa definita da Marinello “in perenne situazione di oggettiva difficoltà per la carenza di personale medico ed infermieristico”. Instabilità e confusione, per Marinello, sono determinate da problemi diversi: blocco del turn over, paralisi delle assunzioni. Per non parlare di un’altra criticità: il degrado dell’edificio. E dire che l’Asp ha programmato di spendere la bellezza di cinque milioni di euro per rifare i pavimenti!
Insomma: c’è il sospetto che quello di Sciacca sia un ospedale di serie B. I vertici dell’Asp ribadiscono che non è così. I fatti, tuttavia, continuano a smentire le dichiarazioni di facciata.

Massimo D’Antoni

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