Sciacca, la città che piace al turista. Ma…

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Non mancano i problemi. Non può piacere la sporcizia, l’incultura e l’indolenza. Quando gli alberghi erano dei luoghi fantastici

SciaccaC’è chi dice che la cifra della cultura turistica di Sciacca stia tutta nella decisione presa una decina d’anni fa da un imprenditore edile del luogo. Acquistò un vecchio albergo in disuso, situato alle porte della città. Lo demolì e, al suo posto, costruì un palazzo residenziale. L’ennesimo. Come se già in città non ce ne fossero abbastanza. Anche se questi erano appartamenti “all inclusive”. Roba da 300 mila euro a testa chiavi in mano, s’intende. Imprenditore scarsamente lungimirante? Al contrario, visto che gli appartamenti costruiti li ha venduti tutti, dal primo all’ultimo (superattico compreso). Fino a poco tempo fa Sciacca era una città turistica senza alberghi. Poi, per fortuna, è scoppiata la febbre da “B&B”.

 

 

Oggi in città (e nelle periferie immediate) ce ne sono a bizzeffe. Talmente tanti da aver permesso all’offerta turistica di mettere a disposizione della clientela un ottimo numero di posti letto. Ci sono alcuni posti davvero deliziosi, ricavati da vecchi immobili ristrutturati che oggi sono diventati dei veri e propri gioielli. Uno di questi, sorto nella zona marinara, con un panorama mozzafiato, è andato talmente bene che in breve ha dovuto aumentare il numero di stanze e, giocoforza, cambiare ragione sociale. Non più bed and breakfast ma hotel. Un tre stelle di ottimo livello. Onori ed oneri. Fiscali, ovviamente. Un tempo a Sciacca gli alberghi erano esclusivamente fuori dal perimetro comunale. Dalla eterna promessa di Sciaccamare all’hotel Torre Macauda (oggi in amministrazione giudiziaria). In centro i luoghi di riferimento erano il Grand Hotel delle Terme e l’hotel Garden (quello demolito e rimpiazzato da un palazzo). Prima ancora gli alberghi di Sciacca erano dei luoghi fantastici. L’ Hotel Fazello (dove oggi ha sede il Banco di Sicilia, in piazza Mariano Rossi). E poi: l’albergo Roma. Luoghi d’incontro privilegiati da uomini d’affari, visitatori. Scrittori, attori. E cantanti. Quelli che venivano da queste parti ad esibirsi in piazza o alle feste dell’Unità o a quelle dell’Avanti! Oggi di alberghi a Sciacca ne sono spuntati diversi. A San Michele c’è una locanda (ma Goldoni non c’entra davvero). Ci sono gli hotel. Poi ci sono alcuni residence. Tutte piccole strutture. Non siamo alla “Città albergo”, ma poco ci manca. Anche se fa specie pensare che alcuni investimenti siano stati effettuati “per colpa” della crisi economica. Nel senso che qualcuno si è inventato albergatore senza crederci più di tanto. Così, tanto per evitare di aprire l’ennesima Sciacca il Castello Incantatopizzeria. Oggi però si è ricreduto. Perché un albergo è un grande patrimonio. Se, poi, offrono servizi diversi, è ancora meglio. Un hotel è un punto d’approdo fondamentale. I visitatori cercano quello. Solo che la vita per ora è dura. Lo spread ha creato molti problemi al turismo. C’è la crisi. E se è dura per i grandi alberghi, quelli che lavorano grazie ai tour operator, paradossalmente le cose possono andare meglio per le piccole strutture. La stagione estiva che si accinge ad arrivare, è un banco di prova interessante per cercare di risollevare l’economia turistica di Sciacca. Non sarà facile, però. Tanto più che oggi la città, che di recente ha riqualificato il suo centro storico, non appare ancora come una località accogliente. I turisti devono fare le gimkane tra il traffico delle vetture incolonnate nelle strette vie del centro storico. I palazzi monumentali sovente sono chiusi al pubblico. Eppure Sciacca piace al turista. Piace l’offerta enogastronomica, la campagna, il mare. Piace l’ospitalità. Non può piacere la sporcizia, l’ incultura, l’indolenza. L’ottimista dice che si sta migliorando. Il pessimista non nega che ciò stia accadendo sul serio. Solo che sostiene che per affrancarci da questa mentalità ci vorrà almeno un secolo.

Massimo D’Antoni

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