Sciacca, il Sindaco: “Lotta alla mafia? Solo a parole”

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Chiude il Tribunale nella città termale

Il Tribunale di Sciacca“Non possiamo riempirci la bocca di belle parole sulla necessità di combattere la mafia ad ogni costo e poi, in concreto, tagliare con un colpo di accetta strutture e strumenti che servono proprio per sradicarla dai territori dove opera”.

Fabrizio Di Paola è sindaco di Sciacca da appena due mesi. Ma il fardello del tribunale di Sciacca ce l’ha sul groppone da ben prima. I suoi avversari ci hanno provato, durante la campagna elettorale, ad irretirlo: “Sei amico di Alfano, se Alfano è così bravo dimostrateci che avete a cuore il destino degli uffici giudiziari, tu che fai l’avvocato”.

Il ministro Severino è stata irremovibile: “Troppi tribunalini in Italia, occorre risparmiare”. E ha bocciato così sia i contenuti della legge delega (indicavano al governo di tenere conto, nella nuova geografia giudiziaria, delle specificità dei territori ad alta densità criminale), sia le conclusioni del capo dipartimento del Ministero di via Arenula Luigi Birritteri.

 

Il Sindaco Fabrizio Di PaolaUno che la realtà giudiziaria di Sciacca la conosce piuttosto bene. E che, recentemente, aveva anticipato “buone nuove” ai politici saccensi. Giuseppe Marinello è uno di questi. Il deputato nazionale del Pdl, alfaniano della prima ora, aveva pur nella prudenza del caso, aveva fatto sapere a tutti che le cose si erano messe bene. Tutt’al più si sarebbe perso solo l’ufficio di procura. Questo sì, sarebbe finito ad Agrigento, insieme all’ufficio di Gip e Gup. Per il resto Sciacca poteva restare tranquilla.

E oggi Marinello è intervenuto, attaccando la Severino di incapacità, ed evidenziando che sulla giustizia non si può fare mera ragioneria. E’ solo ragioneria l’inserimento di Sciacca tra i 37 “tribunalini” da sopprimere senza se e senza ma, senza distinguo né specificità? Probabilmente sì. Anche se tecnicamente non è ancora detta l’ultima parola, ma in pratica la determinazione del governo di Roma la dice lunga.

E poco importa a Roma, evidentemente, se Sciacca è al centro di interessi criminali e mafiosi che necessiterebbero di un avamposto giudiziario di discreto livello. Così come poco importa se la chiusura di questo tribunale non comporterà alcun risparmio economico, visto che si lascerà vuoto un immobile sovraffollando oltremisura quello di Agrigento. E insomma: sarà pure facile demagogia, ma oggi la mafia non sarà certamente dispiaciuta se il tribunale di Sciacca sarà soppresso.

Eppure a tenere accesa la fiammella della speranza è il parere che il Parlamento dovrà dare sul provvedimento finale. Su questo l’appuntamento a settembre. C’è il tempo dunque per giocare l’ultima partita. Un parere che non sarà vincolante per il governo, nel senso che l’esecutivo potrà teoricamente non tenerne conto. Ma è la politica che a questo punto deve svolgere un ruolo da protagonista. Anche tentando l’ultimo assalto. Alla diligenza.

Massimo D’Antoni

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