Sciacca: il Comune aspetta e spera, ma l’Eas non paga

|




L’incredibile vicenda di un debito di 4 milioni e mezzo di euro che l’Ente acquedotti siciliana non ha intenzione di onorare. Il sindaco sul piede di guerra contro la Regione.

e io non pagoIl sistema giudiziario italiano dimostra tutti i suoi limiti a Sciacca. Dove uno, due, perfino tre pronunciamenti di uno stesso giudice (dunque non stiamo parlando di sentenze diverse nei vari gradi di giudizio) si rivelano clamorosamente suscettibili di impugnazioni, resistenze e ricorsi vari contro la loro normale esecuzione. Ottenendo slittamenti, nuove convocazioni, ulteriori inutili confronti tra le parti.

Ma andiamo con ordine.

Si sa da tempo che il Comune di Sciacca vanta un credito di 4,5 milioni di euro nei confronti dell’Eas, società un tempo “padrona” dell’acqua in Sicilia (e anche a Sciacca, fino al recente “avvento” di Girgenti acque). Società, l’Ente acquedotti siciliana, da anni in liquidazione. Debiti che l’Eas non ha solo col Comune di Sciacca, intendiamoci. Che, nella fattispecie, vanta un credito di 4,5 milioni, accumulatosi nel corso degli anni per le centinaia di lavori sostitutivi sulla rete idrica cittadina effettuati dall’amministrazione pubblica al posto dell’Ente acquedotti. Che, obbligato ad intervenire, regolarmente (sic!) non lo faceva.

Credito che, oltretutto, avrebbe potuto anche essere più elevato, se non fosse intervenuta una transazione sottoscritta tra le parti ormai quasi dieci anni fa. Una transazione, si sa, è un accordo che due parti sottoscrivono raggiungendo un’intesa specifica. Leggendola, sottoscrivendola e confermandola. Ebbene: l’Ente acquedotti non ha mai onorato quell’accordo. Costringendo, in anni recenti, il Comune di Sciacca, ad adire le vie legali per chiedere che quanto spettava (e sancito da una transazione) entrasse fisicamente (e finalmente) nelle casse comunali. Anche perché, sulla base della semplice disponibilità del titolo di credito, questi soldi nel frattempo il Comune li ha spesi. Tutti, dal primo all’ultimo centesimo, attingendo alle anticipazioni di cassa. Un meccanismo perverso, che oggi vede l’ente a ridosso del default economico, avendo accumulato 7 milioni di euro di debiti (molti sono fuori bilancio) e che deve pagare, come “ordina” periodicamente la stessa Corte dei conti dopo che esamina i bilanci.

Ma torniamo al credito Eas. Il magistrato (il Tribunale è quello di Palermo) si è già pronunciato, dando ragione al Comune di Sciacca, che aveva chiesto la pignorabilità dei conti correnti dell’Eas. Per il giudice occorre pagare, dunque. Problema risolto? Macché. L’Ente acquedotti Siciliani (ripetiamo: in liquidazione) sta resitendo aggrappandosi con le unghie e con i denti contro la decisione, accampando il problema che la priorità è quella di pagare gli stipendi dei dipendenti, e non di versare questa somma al Comune di Sciacca. Ma come? E la transazione? Problema dimenticato?

Fabrizio Di Paola

Fabrizio Di Paola

Ma il giudice ha ribadito una seconda volta che l’Eas ha torto, e che anche il Comune, al pari dell’Ente acquedotti, ha la necessità di pagare gli stipendi dei suoi lavoratori, nonché gli stessi fornitori, che per inciso fanno la fila presso gli uffici finanziari. Dunque che si fa? Per il sindaco Fabrizio Di Paola è “pacifico” che i conti sono pignorabili e che, di conseguenza, i soldi devono essere accreditati al più presto al Comune di Sciacca.

Continua a non pensarla così però l’Eas. E quel che è più grave è che l’ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana affianca l’Ente acquedotti in questa battaglia giudiziaria. Con buona pace, senza voler scomodare “la certezza del diritto”, di una (anzi: due) decisioni del Tribunale. Qualche giorno fa c’è stata l’ennesima udienza, in cui il magistrato ha però ribadito che non ci sono più neanche i margini della parte soccombente di accampare nuovi eventuali ricorsi.

Nuova decisione a favore del Comune di Sciacca in arrivo, dunque. Fabrizio Di Paola intanto è sul piede di guerra contro la Regione: “Ha abbandonato un suo ente locale, è una cosa scandalosa, vergognosa. Da un lato ci tagliano i trasferimenti e dall’altra, a fronte di un credito che è esigibile perché lo ha sancito la stessa magistratura, si oppone”.

Tutto questo succede in Italia. Dove, sarà pure in liquidazione, ma quello che era conosciuto come “carrozzone” Eas oggi si ritrova perfino “trainato” dalla Regione siciliana.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *