Sciacca e le sue Terme che attendono invano

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Storia del più estenuante processo di privatizzazione che si conosca. Ma anche del fallimento della politica e di un’intera città che guarda con tristezza ad un patrimonio che sta andando in fumo

altLe terme di Sciacca vi attendono. Così nel 1970 recitava una manchette pubblicitaria pubblicata sui più importanti giornali nazionali. Potrebbe essere uno slogan da rilanciare non tanto per visitatori e curandi, quanto per importanti investitori che dovrebbero sancire il rilancio di una struttura boccheggiante ormai da anni. La Regione nel frattempo continua a non sapere che pesci prendere. Lo ha confermato, più o meno  volontariamente, l’assessore Michela Stancheris, venuta a Sciacca nei giorni scorsi per visitare le Terme: “Il bando? Quello pubblicato mesi fa non andava bene, sono rimasta sconvolta dalla sua inadeguatezza”.

Parole chiare, che sanciscono una cosa: si è perso almeno un altro anno di tempo. Inutilmente. L’obiettivo della Regione è procedere ad una privatizzazione iniziata nel 1999 ma mai portata a termine. Quattordici anni di visite prestigiose al Grand Hotel delle Terme, utilizzato come crocevia delle promesse. È qui, al piano nobile del patrimonio storico più importante della città che, a turno, hanno trovato adeguata ospitalità almeno una mezza dozzina di assessori regionali. Venuti a turno e a cadenza più o meno annuale per conoscere e informare, per vedere de visu e comunicare ai sindaci gli step relativi all’attuazione del più lungo ed estenuante processo di privatizzazione che si conosca. Processo tuttora in sospeso.
Correva l’anno 1999. A Palermo il governo regionale, all’epoca presieduto da Angelo Capodicasa, varò la dismissione delle Terme dal patrimonio regionale: stabilimento, grotte, piscine, albergo, ex motel Agip. Obiettivo: sgravare le casse pubbliche degli obblighi su un settore già in crisi. Liberare il “palazzo” dell’impegno di garantire il tristemente famoso “contributo a pareggio”, quello che per anni aveva consentito di approvare i bilanci e consentito anche di far fare bella figura agli amministratori delle Terme, alcuni dei quali, tra cui Pasquale Mannino, alla storia ci passeranno soprattutto per la bontà delle scelte fatte.
Inizia il pellegrinaggio degli assessori. Da Mimmo Rotella a Dore Misuraca; da Francesco Cascio a Luigi Granata, da Titti Bufardeci a Nino Strano, da Daniele Tranchida a Michela Stancheris. Franco Battiato no, lui a Sciacca non ha proprio avuto il tempo di venirci. Tutti qui a dire: stiamo vedendo, stiamo verificando, state tranquilli, le Terme saranno tutelate, le Terme torneranno a splendere. Ma, come dice la famosa canzone, sono state solo parole, parole parole. Con, nel mezzo, anche qualche pasticcio. E’ stato il caso della trasformazione in Spa, voluta da Granata, e la nomina, effettuata con in mano il rispolverato manuale Cencelli, di un Consiglio d’amministrazione che, tra i tanti problemi, ha avuto anche quello di non disporre di poteri reali. Soldi nisba, insomma. Conseguenza: la Regione non solo non è mai riuscita a sgravarsi dagli L'assessore Michela Stancherisimpegni per le Terme, ma li ha incrementati. A partire dagli stipendi dei componenti del Cda. Polemiche su polemiche. A Palermo l’opposizione politica ruggisce, ma quando andrà al governo non saprà fare di meglio. E’ Raffaele Lombardo a rompere gli indugi. Azzera il Cda e nomina un amministratore unico, tuttora in carica. Nel frattempo però il danno è stato fatto. L’Spa ha già rinunciato a decine e decine di lavoratori, salvaguardati sì col ruolo unico approvato per tutelarne il livello occupazionale ma distribuiti qua e là tra gli altri uffici pubblici. Tribunali, sezioni operative, condotte agrarie. In qualche caso a fare i passacarte, in altri a non fare niente mentre le Terme precipitavano nell’ abisso più cupo. Condizione, questa, che ha intristito talmente tanto la città che probabilmente ha determinato lo stesso fallimento del refereundum del 2003 per cambiare il nome della città. Un clima di mestizia così conclamata che ad un certo punto perfino il transito delle auto per la via Agatocle si è nettamente ridimensionato. I saccensi soffrivano solo a guardare quel patrimonio andare in fumo. Eppure per qualcuno la perdita di valore non era un caso. Certi sospetti si sono basati sulla presunta strategia per deprezzare il valore complessivo del patrimonio, così da rendere agevole l’ingresso a qualche imprenditore “amico” con il più classico piatto di lenticchie. Certe visite guidate di imprenditori a Sciacca si sospetta andassero proprio in quella direzione. Di fatto però è ancora nell’abisso quello nel quale, ad oggi, le Terme continuano a galleggiare. Nelle more che un privato si interessi della gestione del patrimonio, dopo che l‘advisor Sviluppo Italia ha stabilito cosa e come dovrà essere affidato al privato, nell’ottica di una riconversione inevitabile. La Regione ha pubblicato un bando per incamerare eventuali manifestazioni d’interesse. Bando al quale si è guardato con grandissima fiducia. Un po’ troppa, visto l’esito finale tutt’altro che esaltante. Pubblicazione in ritardo, senza quella visibilità internazionale che a dire di molti, a partire dal sindaco Di Paola, avrebbe potuto avere. Al punto che il governo regionale vuole pubblicarlo di nuovo.

 

Massimo D’Antoni

 

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