Sciacca, definitivamente sepolta la più “celebre” delle incompiute

|




E’ la piscina comunale di contrada Perriera, che divide il primato con il Teatro Salomà. Il project financing è fallito.

piscina comunale SciaccaCi sono storie che sembrano segnate: iniziano male, procedono peggio, finiscono miseramente. Nel caso in specie, come in un tunnel senza luce, sono destinate a non finire mai. Stiamo parlando della piscina comunale di contrada Perriera, una delle opere pubbliche incompiute più “celebri” di Sciacca insieme al Teatro Samonà. C’era anche questo impianto nel 1993 fa tra le famose cartoline dei “soldi spesi bene”, quelle fatte stampare dall’allora 29enne Ignazio Messina che ricordarono alla città come fosse necessario chiudere con il passato e affidare il Comune ad un nuovo protagonista.

L’ultima novità della piscina è che il project financing programmato da più di dieci anni nella prospettiva di un completamento e, soprattutto, di una gestione, è definitivamente fallito e, dunque, va in soffitta. La ditta che aveva presentato il relativo progetto da 2 milioni 615 mila euro, la Swimming di Caltanissetta, ha dovuto fare fagotto. E meno male, verrebbe da dire, soprattutto se si pensa che la fidejussione che l’impresa avrebbe dovuto depositare agli atti stabiliva che in caso di sua inadempienza con l’istituto di credito, presso il quale stava contraendo un mutuo, a garantire avrebbe dovuto essere il comune di Sciacca. Condizione inaccettabile secondo gli stessi dirigenti del Comune.

Il segretario generale Carmelo Burgio, il responsabile dell’ufficio patrimonio Aldo Misruaca e il direttore di ragioneria Filippo Carlino stanno lavorando in questi giorni ad una relazione tecnica che di fatto sancirà la fine dell’accordo e l’addio alla ditta Swimming. Che in eredità ci lascia non solo con un pugno di mosche in mano, ma anche la più colossale delle perdite di tempo. E dobbiamo anche ringraziare il cielo che negli uffici del comune la fidejussione sia stata letta con la lente d’ingrandimento. Se così non fosse stato la città avrebbe rischiato di avallare l’ipotesi, sempre immaginaria s’intende, del suo stesso suicidio.

Non la vede così però l’opposizione. “È normale che debba garantire il Comune, è il Comune il proprietario dell’immobile, da chi dovremmo pretendrere la garanzia?”. A porsi la domanda è stato il consigliere comunale Filippo Bellanca, a giudizio del quale la verità è che l’amministrazione Di Paola ha fatto un passo indietro, col “rischio” adesso che la Swimming possa anche presentare qualche ricorso.

Ma la domanda più importante ora è un’altra: cosa dobbiamo aspettarci? Tipo altri dieci anni di incuria e di

abbandono dopo quello che comunque è stato l’ultimo significativo intervento portato a termine dall’amministrazione Bono alcuni anni fa, quello culminato con il recupero e il ridimensionamento della piscina effettuato dall’azienda Piscine Castiglione di Mantova?

Si spera vivamente di no. E a tal proposito si apprende che l’amministrazione Di Paola intende reperire alcune somme (forse ricorrendo a qualche nuovo mutuo con la cassa depositi e prestiti) per una riqualificazione dell’area esterna dell’impianto sportivo, posto che l’interno è in buone condizioni (le Piscine Castiglione si occuparono di collocare alla piscina 14 fari, 1 centralina di controllo ph e cloro, uno scambiatore di calore, otto blocchi di partenza e otto strisce segna corsie). Un mutuo, quello che il comune dovrebbe contrarre, non certo da oltre 2 milioni e mezzo di euro, intendiamoci.

L’obiettivo è quello di sistemare alla meno peggio gli esterni e affidare la gestione della piscina ad una società esterna con la previsione della corresponsione di un canone. Niente più project financing, che pare definitivamente bocciato anche nella programmazione politica, ma comunque di una futura gestione da parte di privati per addivenire anche ad una copertura la più possibile tempestiva dell’investimento pubblico che il Comune effettuerà.

È, come detto, la parte esterna che, naturalmente, lascia a desiderare, come testimonia questa stessa documentazione fotografica pubblicata lo scorso anno dall’associazione L’Altra Sciacca, che si batte da anni affinché questo impianto venga finalmente consegnato alla pubblica fruizione.

Concepita alla fine degli anni ’70, costruita grazie ad un finanziamento iniziale del Credito Sportivo, la piscina comunale di Sciacca appartiene a quella “grandeur” che in un certo periodo della storia ha illuso che Sciacca un giorno dovesse diventare il terzo polo turistico. E invece questo impianto si è rivelato solo una fucina di guai. Il progetto iniziale immaginava la costruzione di una piscina olimpionica. Ma le misure previste erano sbagliate: 50×21 invece delle regolamentari 50×25. Ma poi perché olimpionica? Era una scelta che obbediva alla grandeur. Ma almeno si fossero azzeccate le misure. Passo successivo: perizia di variante e riduzione della misura della piscina, portata poi a misure meno ambiziose 25 di lunghezza x 21 di larghezza. Dopo anni di attesa, lo stop al project financing non riapre certo la piscina. Il dibattito pubblico, quello sì. Inevitabilmente.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *