Sciacca: ci sarà pure tanto petrolio, ma non disturbate “il bello addormentato nel mare”

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Se arrivano le trivelle ne andrebbe soprattutto di mezzo la fisionomia di un territorio da sempre vocato al turismo. Per non parlare poi del vulcano sottomarino Empedocle, che le trivelle potrebbero risvegliare dopo due secoli di meritato sonno. L’opinione di Alfredo Ambrosetti, già direttore amministrativo delle Terme di Sciacca.

petrolio-crisi-610x425 «Quando penso che siamo in piena crisi energetica, e che abbiamo un sacco di petrolio in Basilicata e in Sicilia che non tiriamo su per problemi posti dai comitati di turno, io dico: vabbè, vorrà dire che perderò qualche voto, ma la norma per sbloccare e tirar su il petrolio in Basilicata e in Sicilia, creando posti di lavoro in Basilicata e in Sicilia, e consentendo a questo paese di vincere la crisi energetica, io la faccio. Anzi l’ho già fatta, e vada come deve andare».
È stato con queste parole che nei giorni scorsi il Premier Matteo Renzi, inaugurando una fabbrica di rubinetterie a Brescia, ha dato probabilmente l’accelerazione finale all’approdo, che a questo punto appare sempre meno evitabile, delle prospezioni petrolifere al largo del mare siciliano. Questione che da anni a Sciacca è al centro dell’attenzione, con una raffica di istanze a suo tempo presentate e inizialmente autorizzate dallo stesso Ministero dello sviluppo economico, sulla testa dunque delle amministrazioni locali e perfino della stessa Regione siciliana. Autorizzazioni ad oggi sospese.
Ma le parole del Primo ministro non lasciano adito a dubbi. Un orientamento, quello espresso dal Presidente del Consiglio, che al di là dei “localismi” da egli denunciati, in ogni caso nello specchio d’acqua compreso tra Agrigento e Menfi, passando per Sciacca, pone serie perplessità e per almeno tre ragioni.
Dipinto dell'Isola Ferdinandea

Dipinto dell’Isola Ferdinandea

La prima: qui ci sarà pure tanto petrolio da poter utilizzare, ma non si può negare che l’arrivo delle trivelle metterà pesantemente in discussione la fisionomia di un territorio da sempre vocato al turismo. In discussione, soprattutto, finiranno le tutele paesaggistiche e quelle ambientali; la seconda ragione che suscita dubbi: la presenza del vulcano sottomarino Empedocle, di cui fa parte anche la celebre Isola Ferdinandea (emersa nel 1831 al largo di Sciacca per poi tornare giù al culmine di straordinari movimenti tellurici), forse rappresenta un rischio concreto dal punto di vista tettonico, posto che stiamo parlando di un animale, il vulcano Empedocle, dormiente da quasi due secoli ma che le trivelle potrebbero disturbare, col pericolo di risvegliarlo; la terza ragione che induce a qualche riflessione, che riguarda soprattutto il territorio di Sciacca, è il pericolo che il bacino idrotermale, unica vera risorsa di questo territorio, venga irrimediabilmente compromesso.
Alfredo Ambrosetti

Alfredo Ambrosetti

Un tema, quest’ultimo, sul quale abbiamo chiesto un commento ad Alfredo Ambrosetti, ex direttore amministrativo delle Terme di Sciacca, studioso della storia e degli sviluppi di questo bacino.«Le prospezioni qui da noi generano un rischio grossissimo – dice Ambrosetti – perché il nostro bacino idrotermale si estende fino al mare. Nel corso degli anni sono state scoperte numerose polluzioni di acqua termale, sulfurea in particolare, addirittura nelle acque di Pantelleria, tra le sorgenti di Nicà e Gadir, che si è scoperto possedere le medesime caratteristiche fisico-chimiche delle acque del bacino di Sciacca.«Il via libera alle trivellazioni petrolifere – fa notare Ambrosetti – rischia di aprire ulteriori fonti di polluzione. Di conseguenza c’è il pericolo sia di impoverire il bacino sia di creare condizioni oggettive di inquinamento. Inoltre – aggiunge – occorre tenere conto del fatto che, come già rivelato dallo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, al largo della costa di Sciacca vi sono anche delle emergenze vulcaniche primarie e secondarie (quelle che diedero luogo all’emersione dell’isola Ferdinandea). Di conseguenza le prospezioni non possono che provocare danni enormi, che si protrarrebbero nel tempo».

Terme di Sciacca: Stufe di San Calogero

Terme di Sciacca: Stufe di San Calogero

Il bacino idrotermale di Sciacca è un “unicum”. Riesce ad annoverare acque di vario genere, anche presenti sulla stessa terraferma: dalle falde acquifere salsobromoiodiche a quelle sulfuree, passando per la celebre “Acqua santa di Sciacca”, un’acqua ferrosa vicina alle piscine Molinelli, oppure addirittura l’acqua oligominerale di Fontana Calda.In definitiva: l’opposizione all’arrivo delle trivelle non obbedisce solo ed esclusivamente ad una logica localistica, ma tiene conto di fattori essenziali che senza le opportune garanzie (e al momento non ve ne sono) metteranno definitivamente nell’angolo le prospettive di sviluppo del territorio costiero siciliano.
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2 Responses to Sciacca: ci sarà pure tanto petrolio, ma non disturbate “il bello addormentato nel mare”

  1. Pippo Rispondi

    12 settembre 2014 a 0:08

    Allora che facciamo?, con la speranza di uno sviluppo economico della zona distrugiamo la ricchezza che già esiste con le terme, le acque, il mare e tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi invece di impegnarci a fare crescere seriamente il territorio, e non dimentichiamo le stufe vaporose di San Calogero uniche al mondo.

  2. peter sanfilippo Rispondi

    13 settembre 2014 a 2:28

    sono nato a Sciacca o vissuto a Sciacca fino a 18 anni vivo in florida negli stati uniti lascite le coste del mare tra capo bianco e capo san marco come sono perche la natura la fatta perfetta a voi non bisogna il petrolio vi bisogna creare turismo con prezzi moderati e una organization di prima classe

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