Sciacca: c’era una volta l’ospedale

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Imminente la chiusura dei reparti di Ostetricia e Nefrologia. A rischio anche l’Oncologia. Già chiusa la Chirurgia toracica. E in questo scenario rischia di diventare specchietto per le allodole l’inaugurazione prossima del Centro di stoccaggio delle cellule staminali

Ospedale di SciaccaC’era una volta l’azienda ospedaliera di Sciacca. Prima ancora gli ospedalicivili riuniti. Storia di un passato se non proprio glorioso, tutto sommatodignitoso. Un passato che purtroppo non esiste più. Oggi losmembramento continua ad essere in corso. Dietro l’angolo c’è una sanità sempre meno d’eccellenza, sempre più snaturata.
In principio fu la soppressione della chirurgia toracica. A quel tempo risale l’inizio della fine, secondo gli addetti ai lavori. I quali, dal canto loro,non possono nemmeno parlare per lamentarsi. Gli è stato inibito di rilasciare interviste. Roba da cortina di ferro.
Divieto inutile, visto che è impossibile tenere nascosto l’inesorabile
processo che ha già trasformato un grande ospedale (già troppo grande,perfinoquando le cose non andavano proprio malissimo), in una struttura di estremaperiferia. Dove i servizi latitano, i reparti boccheggiano per mancanza dipersonale e gli utenti, se possono,scelgono altri ospedali. Un dato, quest’ultimo, sempre più preoccupante.

La prima delibera in assoluto dopo la sua nomina licenziata dall’ex direttoregenerale Salvatore Olivieri fu quella di nominare il dottor Alfredo Butera aresponsabile dell’unità operativa complessa di oncologia.Un segnale fin troppoevidente nei confronti di gente come FrancoVerderame, di recente indotto dopo anni di esasperazione a lasciare il Giovanni Paolo II. Con il risultato che oggi l’oncologia di Sciacca è un luogo di precarietà assoluta. I due medici che vi operano lavorano con contratti a tempo determinato. Qualcuno di loro starebbe già vagliando ipotesi professionali più appetibili e, dunque, è già
pronto a fare le valigie. Il dottor Butera viene a Sciacca due volte la
settimana. Probabilmente si sarà reso conto, percorrendo la statale 115, di quanto sia scomodo raggiungere questa sorella povera della famiglia
agrigentina. Una provincia in cui Agrigento città deve continuare evidentemente ad essere un faro per tutti, anche per chi ci vive a 70 km di distanza, e magari per curarsi deve essere costretto a percorrere quella stessa fastidiosa e pericolosa statale (ovviamente al contrario).
Oncologia che opera con 8 day service, che per fortuna può usufruire della preparazione dei farmaci antiblastici direttamente presso la farmacia ospedaliera. Un servizio che lo sa solo il dirigente Giuseppe Bellavia quanti appelli gli ci sono voluti prima di ottenere la destinazione dei fondi necessari da una perplessa direzione amministrativa.
La novità degli ultimi giorni conferma il trattamento indecoroso che si sta riservando all’ospedale di Sciacca: la imminente soppressione del reparto di nefrologia. Resterà solo il servizio per i dializzati. Basta, anche per curarele malattie renali occorrerà andare ad Agrigento. Con tanti saluti al bisognodi sanità di un territorio sempre più di serie B, in un ospedale che rischia diretrocedere a serie ancora inferiori, dove i dirigenti sono arrivati a negare perfino che nelle corsie del Giovanni Paolo II ci fossero zanzare da un kg ciascuno (sangue dei malati succhiato compreso).

altNiente chirurgia toracica, niente nefrologia, oncologia probabilmente costretta prima o poi a chiudere, chiusura annunciata dell’ostetricia, visto che Sciacca ha perfino la sfortuna di far nascere meno di 500 bambini l’anno.Il processo continua. E la politica di questa città ha dimostrato di non avere la schiena dritta, lasciandosi surclassare dallo strapotere (in massima parte clientelare) dei più scaltri deputati agrigentini. Che sono riusciti perfino nel capolavoro di azzerare straordinari e reperibilità per il personale in servizio all’ospedale di Sciacca. Per poi far scoprire l’eccesso opposto: uno sforamento di un milione di euro per il personale in servizio all’ospedale San Giovanni di Dio. Come dire che quello di Russo (fan sfegatato del nuovo assessore Lucia Borsellino) è stato un piano di rientro soltanto per qualcuno,
e non per tutti.E’ in questo scenario che si inquadra la imminente inaugurazione del centro di stoccaggio delle cellule staminali, il progetto finanziato anni fa ma finito in frigorifero per le note vicende legate alla banca del cordone ombelicale. Un impianto che può risorgere e che sicuramente sarà utilizzato come specchietto per le allodole dai dirigenti dell’Asp di Agrigento per dire che non è vero chequello di Sciacca è un ospedale di serie B.

Massimo D’Antoni

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