Schettino e il master. Dove si trova il confine tra ricerca e spettacolo?

|




E dov’è finito quello tra etico e non etico? Sono le domande che pone in questo articolo il filosofo Alfonso Maurizio Iacono commentando la partecipazione dell’ex comandante della Costa Concordia ad un master de “La Sapienza”.

Francesco Schettino

Francesco Schettino

E così Francesco Schettino, a quanto si legge, è stato chiamato a parlare nell’ambito di un seminario del master in Scienze criminologico-forensi dell’ateneo romano “Dalla scena del crimine al profiling”. Oggetto del dibattito era la “ricostruzione dell’evento critico della Costa Concordia con l’aiuto della grafica in 3D”.

Non dunque, come all’inizio si era detto una lectio magistralis (sarebbe stato macabro e grottesco insieme), ma un intervento da esperto nell’ambito di un master universitario. L’episodio è avvenuto il 5 luglio scorso. La Costa Concordia, di cui Schettino, come è noto, fu lo sciagurato comandante, non era ancora partita da Piombino per raggiungere Genova, e conteneva ancora nel suo ventre quel che resta del corpo di Russel Rebello, una delle 32 vittime innocenti della tragedia del Giglio, che ancora stanno cercando nel relitto.

L’intervento di Schettino al master ha suscitato l’indignazione del ministro Stefania Giannini e del rettore di Roma La Sapienza Luigi Frati. Ma l’episodio, al di là dello sconcerto e dell’indignazione, spinge ad alcune riflessioni su un concetto: il confine. Dov’è finito il confine tra etico e non etico? Dove si trova quello tra ricerca e spettacolo?

Cominciamo dal rapporto tra etico e non etico. Come sostiene il Codacons, parte civile nel processo di Grosseto, Schettino non è il solo responsabile del disastro. Non è il solo, ma lo è. L’iter processuale sta facendo il suo corso, e Schettino sta esercitando il suo sacrosanto diritto di difendersi, ma, al di là degli accertamenti giuridici, resta la responsabilità morale di un comandante e del suo comportamento in una tragedia dove sono morte 32 persone. Ha senso chiamarlo come esperto in un master a spiegare come sono andate le cose? Alla stessa stregua allora avrebbe senso chiamare come esperto in un master di criminologia un omicida reo confesso non ancora giudicato perché il processo è in corso. E invece no. Un confine deve essere tracciato.

E vengo al rapporto tra ricerca e spettacolo. Ha scritto Guy Debord: “Nello spettacolo, immagine dell’economia imperante, il fine non è niente, lo sviluppo è tutto. Lo spettacolo non vuole riuscire a nient’altro che a se stesso”. Naufragio sull’Isola del Giglio, morti, processo, viaggio da Piombino a Genova, tutto nella storia della Costa Concordia è stato ed è spettacolo e immagine e i protagonisti, positivi e negativi, diventano personaggi. Ma i morti purtroppo non torneranno tra i vivi e il dolore della perdita resta così come la rabbia per la stupidità.

Un master non è un’attività di ricerca. E’ un corso di formazione pagato dagli iscritti, la cui didattica naturalmente si suppone sia il risultato di ricerche fatte dagli esperti che vi vanno a insegnare. Ma non è ricerca. L’invito a Schettino in un master ha poco a che vedere con la libertà di ricerca. Il fatto è che un master si offre al mercato dei partecipanti. Un tempo, quand’erano di moda, era d’uso utilizzare dei cosiddetti testimonial, personaggi noti della televisione o d’altro, per pubblicizzarli. Una specie di specchietto per le allodole. Non so se il direttore ha chiamato Schettino per dare pubblicità al master o, come asserisce, per accontentare gli avvocati che chiedevano la presenza di Schettino per la par conditio. A me quest’ultima spiegazione pare un imbarazzato arrampicarsi sugli specchi.

Ma torniamo al problema del confine. L’episodio di Schettino al master mi sembra uno dei tanti sintomi delle patologiche distorsioni in cui si sono sfilacciati i confini fra sapere e mercato, fra cultura e spettacolo, fra formazione e mass media, tra libertà della ricerca, interessi economici e moda.

Altri articoli della stessa

One Response to Schettino e il master. Dove si trova il confine tra ricerca e spettacolo?

  1. Carlo Barbieri Rispondi

    10 agosto 2014 a 16:07

    Caro Alfonso Maurizio,
    un bell’articolo con il quale concordo in tutto e per tutto.
    Il confine fra Etico e Non Etico lo immagino come una linea frastagliata, continuamente modificata da una frana che si “mangia” il terreno buono giorno dopo giorno. Qualcosa di simile al dissesto idrogeologico. Un cancro che sta distruggendo dalle fondamenta questa Italia o, forse più correttamente, questo Occidente “democratico” e “leader” pieno di sé.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *