Scala dei Turchi, paradossi dello scempio

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Indigna e lascia sgomenti la vicenda delle villette per vip. E tutte autorizzate 

altQuando succedono cose come queste, gli agrigentini dicono che potevano accadere solo nella terra di Pirandello. Rintuzzano così l’indignazione e la rabbia che pure montano -e non potrebbe essere diversamente- di fronte a storie che si fa fatica perfino a raccontare, tanto appaiono paradossali, e appunto grottesche, quasi fossero uscite dalla penna del grande drammaturgo. Prendiamo la scala dei turchi, un pezzo di paradiso che la natura ha voluto regalarci. Un costone di marna bianca che scivola a gradoni fin dentro il mare e offre scenari suggestivi e impareggiabili, specie nell’incanto del crepuscolo. Un posto così non poteva sfuggire all’Unesco che vorrebbe tutelarlo inserendolo tra i beni patrimonio dell’umanità.

E negli anni non è sfuggito neppure agli speculatori che vi avrebbero insediato strutture alberghiere, ville e villette, convinti che solo cementificando si possa far decollare il turismo e quindi l’economia. Ero poco più che un ragazzino quando una mattina con alcuni amici facemmo “luna” (da noi si diceva così e forse si dice ancora così quando uno salta un giorno di scuola) e decidemmo di andarcene alla scala dei turchi. Ricordo come fosse oggi quell’obbrobrio che si profilò a dieci metri dal mare. Lo sconcerto di uno scheletro di cemento tirato su a deturpare quell’angolo di suprema magnificenza. Ci sono voluti ventiquattro anni -nel frattempo siamo diventati adulti- di battaglie estenuanti di ambientalisti e di sindaci meno abbarbicati a vecchie logiche, per vederlo abbattere, insieme ad altri scheletri di villette spuntati poco oltre, a lido Rossello. Ma siccome siamo dove siamo, si dirà, neppure il tempo di esultare per l’abbattimento di quello che nelle fredde cronache era stato ribattezzato l'”ecomostro”, ed ecco che sul cucuzzolo del costone di marna sono apparsi altri scheletri di cemento. Un progetto per venticinque villette di lusso. E udite udite: pare siano autorizzate! Perfino dalla soprintendenza archeologica. Ma come? A valle non si può e paghiamo le ruspe per demolire lo scempio, e a monte è tutto legale? Sembra una storia così assurda, a raccontarla così, da non apparire vera. Al punto che verrebbe voglia di prendere l’auto e andare a vedere di persona che magari le foto di “mareamico” (delegazione di Agrigento) che per primo ha denunciato questa vergogna, non siano un fotomontaggio, e le riprese televisive un tarocco di chissà quale costone sperduto nel mondo. Macché. Tutto vero! E tutto con i crismi della legalità. E così , stropicciati gli occhi, ecco rimpolparsi l’indignazione. Ecco gli agrigentini (una parte, ovvio) che si scrollano di dosso l’adagio “armiamoci e partite” e si danno da fare, e scendono in piazza, e vanno a bussare al sindaco di Realmonte, e chiedono conto e ragione alla Regione, e ottengono subito dall’assessore al territorio e ambiente, Mariella Lo Bello, che per fortuna è pure agrigentina, ma è soprattutto sensibile a queste tematiche, un’ispezione tecnica per capire come sia possibile, se davvero, come sembra, si tratti di costruzioni autorizzate. E ad alimentare l’indignazione ecco serpeggiare la voce che le villette pare siano state già prenotate dai soliti noti. Da politici e da ex calciatori. Circolano pure i primi nomi. Ma a che serve pubblicarli? Cambia forse scoprire che una l’abbia presa un ministro di centrodestra o uno di centrosinistra? Un calciatore ex Roma, o un calciatore ex Juve? Qui quel che conta è provare a bloccare questo nuovo scempio. E se qualcuno ribattesse –che già c’è chi lo sta facendo- che non c’è nulla di illegale, bè, proviamo a fargli capire che è proprio questo che indigna e lascia sgomenti. Ma lo capirà ?

Carmelo Sardo

foto Lillo Alletto


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