Savatteri: “La mafia nei premi letterari suona male, come il cane in chiesa”

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Polemica Premio Racalmare, interviene Gaetano Savatteri, presidente della giuria: ” Guarda caso proprio nell’anno in cui i tre libri finalisti affrontano i grandi temi sciasciani, al centro della sua produzione, cioè i temi della lotta alla mafia, della retorica antimafia e quello dei diritti, della giustizia e della pena, scoppia la polemica”.

Gaetano Savatteri

Gaetano Savatteri

Gaetano Savatteri, presidente della giuria del Premio Racalmare -Sciascia, così come promesso ieri, esprime, oggi,  la sua opinione sulla polemica che sta infiammando l’edizione di quest’anno del Premio. Di seguito il suo intervento.

“La cosa che colpisce di più è che in ventisei edizioni di questo premio importante e prestigioso, in ventisei cerimonie di premiazione, negli oltre trent’anni di vita del Racalmare-Leonardo Sciascia, mai una volta era stato preso in considerazione, valutato o premiato un libro che avesse per tema la mafia, sotto forma di romanzo, di saggio o di inchiesta.

Guarda caso proprio nell’anno in cui i tre libri finalisti affrontano i grandi temi sciasciani, al centro della sua produzione, cioè i temi della lotta alla mafia, della retorica antimafia e quello dei diritti, della giustizia e della pena, scoppia la polemica.

Ora è veramente inutile replicare alle tardive illazioni di Gaspare Agnello che si è pentito di avere approvato un mese prima i libri scelti sol perché, a suo dire, non aveva letto quello di Sardo (a proposito, ma con quale dignità si può far parte di una giuria senza leggere i libri e senza nemmeno sapere di cosa parlano?). È inutile replicare  perché le sue osservazioni sono veramente il frutto di chi non ha letto e quindi non ha capito, e non ha capito perché non ha letto.

Semmai mi preoccupa che in questa Sicilia dove si parla spesso di mafia e di antimafia, a volte a vanvera, a volte con troppa retorica, la questione mafia non riesce ad entrare nella dialettica dei premi letterari. Che assurdità: ormai si può parlare di mafia a scuola, nelle parrocchie, nei partiti, nelle sedi istituzionali, ma nei premi letterari la questione non riesce a entrare. E quando succede, come in questo caso, diventa polemica, spesso pretestuosa. La mafia nei premi letterari suona male, come il cane in chiesa. E questo, sinceramente, nella Sicilia del 2014 mi allarma e mi inquieta.

Ma se la letteratura, se i libri, se i premi, non animano idee, dibattiti – anche e soprattutto su temi difficili come quelli della mafia, della giustizia, della pena, della colpa e del diritto, cioè temi sciasciani – a cosa serve un premio dedicato a Leonardo Sciascia?”

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3 Responses to Savatteri: “La mafia nei premi letterari suona male, come il cane in chiesa”

  1. Gaetano Cellura Rispondi

    30 agosto 2014 a 16:37

    Signor Savatteri,
    Sciascia non l’avrebbe nemmeno letto Malerba, a prescindere dalla qualità o meno del libro. Erano altri gli interessi letterari dello scrittore nato a Racalmuto, altri gli scrittori che leggeva e rileggeva. A un certo punto della vita fece una selezione di libri (quasi tutti classici) da cui non si discostò più. Il fatto è che del nome di Sciascia si fa da un po’ di tempo un uso improprio (e interessato). Molti lo citano a sproposito. Molti altri credono di interpretarne il pensiero in nome di un laicismo a cui tutti si richiamano, ci richiamiamo. E c’è anche chi, come il giornalista del Tg5 Carmelo Sardo, va oltre e lo annovera, fosse ancora in vita, persino tra i suoi sicuri lettori.
    Bene ha fatto Gaspare Agnello (e se si è pentito mi dispiace) a sollevare il caso, scrivendone su La Sicilia, e a dimettersi dalla giuria del Premio Sciascia. Quindi penso anch’io che il libro di un condannato all’ergastolo per gravi delitti di mafia, scritto insieme al giornalista del Tg5, inserito nella terna selezionata a vincerlo, non faccia onore alla memoria dell’autore del Giorno della civetta. E male ha fatto il suo amico Sardo a replicare ad Agnello come di solito fa un piccolo autore criticato o stroncato. Dicendogli di non aver compreso il significato di Malerba e ravvisando “punte di malcelato inspiegabile livore” nel suo articolo e nel suo comportamento di giurato dimissionario. Ma livore verso chi? Verso Sardo? Verso un libro scritto a quattro mani?
    Evidentemente, signor Savatteri, il suo amico e collega non sa che la letteratura è altra cosa. Che la grandezza letteraria è altra cosa. Frutto di solitudine. E l’occasione è propizia per ricordare (non a tutti: a me stesso) che i soli romanzi buoni, scritti in tandem, sono quelli di Fruttero e Lucentini. Autori d’un altro pianeta, naturalmente. Infine, se proprio vogliamo entrare nel merito del premio che viene assegnato a Grotte, e della terna di libri selezionata per la serata finale, bisogna chiedersi, bisognerebbe chiedere a Lei in quanto presidente della giuria, cosa ci fa un libro sulla vita di Rocco Chinnici, scritto dalla figlia, accanto alla biografia di un condannato per mafia all’ergastolo, benché altro uomo oggi sia o possa essere.

  2. Redazione Rispondi

    3 settembre 2014 a 1:17

    Signor Cellura sono felice che lei sappia cosa avrebbe letto o non letto Sciascia. Io non lo so. Ma rivendico di aver portato, assieme ai giurati, questa terna finalista al premio Sciascia. Gaetano Savatteri

  3. Licata Rispondi

    25 ottobre 2014 a 9:41

    Gentilissimo Signor Savatteri,la risposta che lei da alla critica del signor Collura, indipendentemente di come ognuno può pensarla su Malerba, mi interessa la sua pacatezza.Come si discuterebbe meglio nel confrontarsi con le idee altrui se ognuno fosse così educato come lei senza essere sommersi da una valanga di illazioni offensive. Grazie per il buon esempio.

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