Santino Lo Presti: “Mi candido alla Presidenza della Provincia”

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Politico di lunga esperienza, l’ex vice presidente dell’Amministrazione provinciale di Agrigento rompe il silenzio del Pdl e propone la sua candidatura, chiedendo al partito di farla propria

altNon si è ancora conclusa la campagna elettorale per le Politiche, che già si comincia a discutere delle candidature alle prossime elezioni provinciali, in programma il 26 e 27 maggio. Santino Lo Presti si è già fatto avanti e intende proporsi per rimettersi al servizio della Provincia regionale di Agrigento, questa volta da presidente.
Lo Presti, di Grotte, 56 anni, sposato, due figli, ha cominciato la sua attività politica nel Psi sin dal 1976. Consigliere comunale e segretario regionale dei giovani socialisti, dopo tangentopoli, nel 1994, ha aderito al Nuovo Psi, entrando nello schieramento di centrodestra, e divenendo segretario regionale e membro della segreteria nazionale con Gianni De Michelis. Dal 2001 al 2008 è stato assessore alle Politiche sociali e alla Cultura e vice presidente della Provincia di Agrigento. Dal febbraio all’aprile del 2008 ha anche svolto le funzioni di presidente, dopo le dimissioni di Enzo Fontana, candidato alla Camera dei deputati.

 

 

Con lo scioglimento del Nuovo Psi, è confluito nel Pdl con il segretario Angelino Alfano. Lo Presti è membro del direttivo provinciale del Pdl. È vice presidente vicario della Federazione italiana giuoco calcio – Lega nazionale dilettanti e preside del Liceo classico-scientifico e delle Scienze Umane Linares di Licata.
Le elezioni provinciali dovrebbero svolgersi tra poco più di tre mesi. Quanto dipenderà dall’esito di queste politiche?
“Secondo me sono elezioni di natura diversa. Le politiche sono più distanti dalla gente; le elezioni locali, sia comunali che provinciali, vedono una partecipazione e un impegno maggiori. L’esito delle elezioni nazionali avrà una certa influenza, ma non sarà determinante”.
Perché ha deciso di proporre la sua candidatura?
“Per due motivi: in considerazione della mia esperienza, e perché credo che questa nostra terra abbia le risorse per svilupparsi ed io intendo spendermi per essa”.
Che ne pensa del vincolo di mandato? Sarebbe fedele alla sua maggioranza o tutto dipenderebbe dagli equilibri che si stabiliscono di volta in volta a Roma o a Palermo?
“Il vincolo di mandato è importante. Quando si viene eletti da uno schieramento, si è scelti anche in funzione di un programma e ci si impegna a sostenere quel programma. Cambiare le alleanze, sarebbe come tradire il mandato elettorale, ricevuto da parte di chi ha deciso di sostenere una candidatura sulla base di un preciso programma. Il vincolo esiste anche per chi perde, che deve tenere fede a questa etica o si rischia di dare l’impressione di agire per interessi personali e non per risolvere i problemi della gente: penso ad Anna Finocchiaro, che , prima si è candidata contro Lombardo, e poi si è alleata con lui. Due programmi diversi, due modi di affrontare i problemi totalmente differenti. “.
La sua candidatura da quale coalizione dovrebbe essere proposta?
“Al momento io ho proposto la mia candidatura e chiedo al Pdl di farla propria. Chiaramente chiunque è legittimato a candidarsi, poi è il partito a fare le sue considerazioni e mi auguro che scelga la mia persona. Successivamente sarà il Pdl a creare le alleanze”.
Ha già pensato alla sua possibile squadra? Chi vorrebbe che lo accompagnasse? Tecnici o rappresentanti dei partiti che la sosterranno?
“È troppo presto. Mancano più di tre mesi alle elezioni. Intanto il partito scelga coloro che faranno parte delle alleanze. Credo poco alle scelte tecniche. Chi governa la Cosa pubblica è la politica. Il tecnico può essere utilizzato in un determinato settore, per dare suggerimenti, consigli. Ma l’impegno politico è diverso. Sono i politici a doversi assumere la responsabilità, mediando il più possibile e confrontandosi continuamente con il territorio”.
Le Province: enti da sopprimere, da accorpare, ritenuti inutili carrozzoni politici. Non è un brutto momento per assumere la guida della Provincia di Agrigento?
“Credo, invece, che sia un ente intermedio importante. Potrebbe svolgere un ruolo di coordinamento degli Ato rifiuti, per esempio, superando l’attuale frammentazione, o occuparsi della gestione del servizio idrico. Sono entrambi servizi che devono tornare ad essere gestiti dal pubblico, come nel passato, quando funzionavano meglio e costavano meno”.
La politica nazionale: quali equilibri si realizzeranno, a suo parere, all’indomani delle prossime consultazioni elettorali nazionali?
“Penso che quanto rappresentato dai sondaggi non uscirà dalle urne. C’è un malessere diffuso, ci sono i fenomeni Ingroia e Grillo, ma soprattutto c’è un numero estremamente elevato di indecisi e di elettori che dicono che non andranno a votare. Il numero degli incerti sarà determinante nel far vincere l’uno o l’altro schieramento”.
Una rivoluzione alla Regione siciliana: non pensa che sia necessario un segnale di cambiamento anche alla Provincia?
“Perché no; se ci intendiamo sul significato di cambiamento, certamente sì: se riteniamo per cambiamento coinvolgere di più i cittadini, ascoltare i bisogni della gente, decidere in base alle reali necessità di un territorio e non in funzione dei capitoli di spesa stanziati dalla Regione o dallo Stato, investire in progetti più aderenti ai bisogni, attraverso una programmazione del territorio non a breve termine, ma per i prossimi dieci anni”…
altChe cosa pensa di Eugenio D’Orsi, attuale presidente della Provincia?
“Non ho giudizi personali da esprimere. Come Pdl abbiamo espresso un giudizio negativo sulla gestione della Provincia e ci proponiamo come alternativa. Durante la campagna elettorale motiveremo ancora di più questo nostro giudizio”.
Condivide l’isolamento di cui dice di essere vittima il presidente D’Orsi?
“Noi come Pdl siamo stati cacciati fuori dalla Giunta, non è che lo abbiamo isolato. Avevamo contribuito alla sua elezione e lui ha cambiato in corso d’opera le alleanze. Penso anche che Alfano per quel che ha potuto è stato presente: ricordo, ad esempio, che volevano chiudere l’ospedale e si è adoperato perché questa sciagura non avvenisse; sul potabilizzatore di Agrigento il suo intervento è stato determinante”.
E’ come lui convinto della necessità di un aeroporto in territorio di Agrigento?
“Nutro seri dubbi che possa servire, soprattutto alla luce del miglioramento della SS 640 e delle opere che miglioreranno il tracciato della Agrigento-Palermo. Inoltre abbiamo visto proprio in questi giorni il dimensionamento nel Piano nazionale dell’aeroporto di Catania. E non si riesce ancora ad aprire lo scalo di Comiso. È più utile pensare al completamento della Agrigento-Caltanissetta, al miglioramento delle strade per Palermo e per Trapani, o ad un impegno delle Ferrovie per investimenti sulle tratte per Palermo o Catania. Non basta realizzare l’aeroporto, ma occorre anche pensare alla sua sostenibilità economica o sarebbe un onere non indifferente per l’ente locale. Secondo me, la scelta politica va rivista in funzione degli interventi sui collegamenti stradali”.
D’Orsi ha azzerato le cosiddette società partecipate. Ci sono ancora spese inutili da tagliare alla Provincia?
“La Provincia ha poche risorse. Ma penso che il vero problema sia la finalizzazione della spesa. L’ente pubblico non può deprimere lo sviluppo, ma deve alimentarlo indirizzando meglio le proprie risorse. Non ci si può soltanto preoccupare di tagliare, ma occorre finalizzare le risorse rispetto ai reali obiettivi di sviluppo di questa terra”.
Il ruolo dell’Università in un territorio come il nostro. Quali proposte per un rilancio del Consorzio Universitario della Provincia di Agrigento?
“L’Università è estremamente importante. Ad Agrigento siamo arrivati ad avere 5 mila iscritti, ragazzi che non sono andati fuori, e che hanno la possibilità di studiare vicino casa. A livello nazionale si registra un calo di iscrizioni, a causa della crisi. Non dare la possibilità ai nostri ragazzi di continuare a studiare sarebbe un grave danno. Per molti di loro Agrigento è l’unica speranza. Non possiamo correre il rischio di abbassare il livello culturale della nostra provincia, proprio in un momento di crisi. Il Consorzio universitario va potenziato, perché quel che riesce a dare al territorio è di vitale importanza”.
Lei è stato vice presidente della Provincia e quindi conosce bene la carica che andrebbe a ricoprire: in quali settori ritiene che la Provincia potrà tornare ad essere utile strumento di programma per lo sviluppo del territorio? In che modo potrà assolvere ai compiti di assistenza e di miglioramento della qualità della vita degli agrigentini?
“Questa provincia ha le risorse per migliorare la qualità della vita: risorse culturali, con Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, e, tra i viventi, Camilleri; l’archeologia; le riserve naturali; l’agricoltura con le serre di Licata e Palma di Montechiaro, le arance, le fragole …; la Pesca con le marinerie di Licata, Sciacca e Porto Empedocle. Questa terra ha in sé le risorse per fare turismo otto mesi all’anno. Ha anche un palacongressi che viene considerato un peso, invece dovrebbe essere punto di riferimento per il sud nel turismo congressuale. È chiaro che bisogna fare rete, non tirarsi fuori dalla relazione con gli altri enti o con le organizzazioni presenti sul territorio. Tra Comuni e Provincia deve esserci sintonia. È il turismo che mette insieme tutte le risorse, che sono il suo valore aggiunto. Penso anche alle eccellenze nell’enogastronomia: vini che ci vengono invidiati nel mondo, formaggi e altri prodotti tipici. Penso alle ceramiche di Sciacca. Qui ci sono tante risorse e il turismo comprende tutto. Non si può pensare di organizzare una Sagra 15 giorni prima. Bisogna fare una programmazione a lungo termine, perché deve essere chiaro come investire, come finalizzare le risorse, in che direzione sviluppare il territorio. In tutto questo è la politica che deve avere un ruolo determinante, con l’umiltà dell’ascolto”.

Anna Maria Scicolone

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