Santa Barbara e Ciavolotta: la fede tra lo zolfo

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Storie, aneddoti e curiosità nella grotta dedicata alla protettrice dei minatori, dei Vigili del Fuoco e della Marina Militare

Sulla strada statale 115, a valle di Favara, dopo aver lasciato Villaggio Mosè, in direzione Palma di Montechiaro si trova un cartello con la scritta: “Visitate la grotta di S. Barbara”. Qui una stradella sterrata conduce direttamente all’antica miniera di zolfo di Ciavolotta, sullo spazio antistante della quale si trova la cappelletta di S. Barbara.
E’ dedicata alla Santa protettrice dei minatori ed anche dei Vigili del Fuoco e della Marina Militare e viene festeggiata il 4 dicembre in tutte le miniere attive d’Europa. Anche nelle miniere siciliane si diffuse il culto di questa Santa e ancora oggi si svolgono celebrazioni solenni nelle miniere di sale di Realmonte. Poca fortuna,invece, ebbe Santa Barbara a Favara. Di lei la tradizione popolare tramanda solamente la seguente composizione popolare, che si soleva recitare quando intempestiva un temporale con lampi e tuoni.

 

– S. Barbara nun dormiti /Ca lu populu è viglianti;/ scanzatini di sti timpesti, trona e lampi.Lu gaddru canta e la campana sona. / Nun c’è pena di lampi e trona.Sulla cappella rurale, edito dalla Pro Loco Castello di Favara, è stato pubblicato un interessantissimo lavoro di Antonio Arnone e Angelo Vita, che dà la possibilità di conoscere maggiormente la storia e gli eventi vissuti nella grotta di Ciavolotta.Ma negli ultimi anni la figura della “nostra” Santa Barbara si lega al nome di due fedeli, Vittorio Virone e Salvatore Passaggio, assidui frequentatori e “manutentori” del luogo di culto. Abbiamo incontrato Vittorio Virone, un arzillo “giovanotto ” di 86 anni che, nonostante le precarie condizioni di salute trova la forza nella fede per tenere aperta la Grotta che ospita la Santa. Ma scendiamo alla Ciavolotta per raccontare ai nostri lettori la storia, gli aneddoti e le curiosità che escono fuori dalle gialle pietre di zolfo.

Qual è l’aspetto della grotta?“La grotta è stata ricavata dall’ampliamento di un antico calcarone in cui si fondeva lo zolfo. Ha dimensioni di tre metri per sette circa. La parte centrale raggiunge l’altezza di 2,85 m.. La cappelletta centrale è stata modificata con l’allungamento delle pareti esterne con mattoni rossi e delineata l’altezza con due cornicioni obliqui che si congiungono al centro”.Nella parte più alta è stata applicata una croce di ferro battuto. L’arredamento interno, prima del restauro, è stato molto semplice: un piccolo tavolo, una piccola cassetta di compensato, contenente messaggi scritti e le firme dei visitatori, un armadietto con dentro i ceroni.Attaccato alla parete frontale vi è un piedistallo in muratura di quattro gradini, su cui giganteggia la statua di S. Barbara, alta un metro e sessanta e opera di un artigiano di Bergamo.

A quando risale la cappella?“Il nascere della cappella risale a tempi recenti, intorno al l965”.

Come si diffuse il culto di Santa Barbara?

“Il culto di tale Santa si va diffondendo dietro le spinte di ingegneri continentali operanti nelle miniere siciliane. A Ciavolotta i promotori dell’iniziativa per l’acquisto della statua e per la sistemazione nel luogo di culto sono stati l’ingegnere minerario Onofrio Costanza e il Dott.Nocera (direttore del Pronto Soccorso della miniera). L’iniziativa venne accettata con entusiasmo da tutti gli zolfatai che versarono la somma di 500 lire per le spese occorrenti”.
Come si diffuse il culto di S. Barbara a Ciavolotta?
“La statua arrivò da Bergamo a Ciavolotta nel l965, venne collocata nel calcarone e gli operai iniziarono a manifestare i primi segni di fede, rivolgendole le loro preghiere prima della discesa in miniera e dopo la loro risalita. Inoltre nella cappella si celebrava la Messa nelle principali ricorrenze festive.”
Perché le cose sono cambiate?
“Col tempo le cose cambiarono, si estraeva sempre meno zolfo e iniziò la politica dei prepensionamenti e autolicenziamenti. L’ultima messa venne celebrata dal Sac.Angelo Brancato nel l975. La grotta quindi fu chiusa.”
Chi sorvegliava la miniera?
“All’inizio ci fu un periodo di sorveglianza, ma col passare del tempo iniziano i furti e le devastazioni e quindi il degrado nella zona”.
La statua scompare, ma una mattina del l975, il sig. Pietro Baldacchino, mentre si aggirava tra enormi macerie, ammassate all’ingresso della miniera, notò la statua tra pezzi di tufo e lamiere contorte, la tirò fuori, la ripulì, le curò le ferite e la ripose dentro la grotta. Insieme alla moglie si prese cura della cappella. Successivamente Vittorio Virone, che si definisce “miracolato” da una grave malattia, dopo un’apparizione di Santa Barbara, continuò nella gestione del luogo, aiutato negli ultimi anni da Salvatore Passaggio. Negli ultimi anni, grazie ad un progetto di riqualificazione del Comune di Favara, la miniera Ciavolotta e anche la grotta di Santa Barbara, hanno subito un intervento curato dall’architetto Dino Mammo Zagarella. Il progetto, oltre alla messa in sicurezza del sito archeologicio-minerario, mira a valorizzare uno dei beni culturali più significativi della zona per ampliare l’offerta ai turisti che visitano Favara e la Valle dei Templi. Ma concluse le opere il sito archeologico rimane ancora chiuso. Ad eccezione della Grotta che, grazie alla “crociata” di nonno Vittorio è stata aperta al pubblico e continua ad essere meta di centinaia di fedeli.

Giuseppe Piscopo

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