Salvatore Vella, il magistrato saccense più volte minacciato dalla mafia

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Quella volta di tre anni fa quando la sua auto blindata fu inseguita per 60 chilometri sulla Sciacca-Palermo

altÈ il pomeriggio del 19 maggio 2009. Salvatore Vella si trova nel vano posteriore di un’auto blindata di proprietà del Ministero della Giustizia. Una Croma con, alla guida, un autista giudiziario e, a fianco del conducente, uncarabiniere di tutela, in servizio presso la Sezione Scorte. Il tragitto è la Fondovalle Sciacca-Palermo. Vella viene riaccompagnato a casa dopo aver tenutoudienza in un procedimento per mafia al Tribunale di Sciacca.salvatore_vellaÈ all’altezza dello svincolo di SantaMargherita che ilmilitare di scorta si accorge che una coupè BMW di colore nero con a bordo due uomini segue la Croma blindata. Che peraltro procede col lampeggiante acceso e a velocità sostenuta.Il tachimetro indica i 170 km orari quando, subito dopo lo svincolo per Poggioreale, la BMW sorpassa l’auto di scorta del magistrato. Poco dopo però rallenta, e si fa a sua volta nuovamente precedere. La tensione aumenta. Ormai quello che era un sospetto è diventata certezza. Il carabiniere ordina all’autista di aumentare la velocità e di azionare la sirena. Ma gli inseguitori non demordono, e non temono nemmeno le curve e i sorpassi sempre più pericolosi pur di restare il più possibile incollati all’auto dove sta viaggiando il dottor Salvatore Vella. Il carabiniere di scorta contatta per telefono la centrale operativa dell’ Arma.

 

 

Detta il numero di targa, che gli permette di apprendere immediatamente che il veicolo sospetto risulta essere intestato ad un soggetto di Ribera, località della nota famiglia mafiosa dei Capizzi, già duramente colpita dal procedimento denominato Scacco Matto, che ha visto proprio Vella aprire il coperchio di una delle tante megainchieste che, nella fattispecie, culmineranno con la decapitazione delle famiglie mafiose del Belice, di Lucca Sicula e, per l’appunto, proprio di Ribera. La BMW intanto continua il suo inseguimento, incurante dell’alta velocità, del lampeggiante e della sirena accesa della Croma blindata. Il carabiniere ricontatta via telefono la centrale operativa chiedendo l’intervento di una gazzella, anche con un posto di blocco da istituire in fretta nei pressi del carcere di Pagliarelli.
Dallo svincolo di Santa Margherita intanto sono stati percorsi un bel po’ di km, almeno una sessantina. Si è ormai alle porte di Palermo. Ma nessuna pattuglia arriva, o non ha il tempo. Sullo svincolo per l’autostrada Palermo-Catania gli inseguitori affiancano sfacciatamente la Croma e guardano insistentemente dentro l’abitacolo. Un momento drammatico per gli occupanti della vettura blindata. È lì, dopo un’ora di contatto, che la BMW sparirà dalla vista della Croma che sta trasportando Salvatore Vella. L’autista della BMW verrà identificato. Si tratta di un pregiudicato di Ribera. Che alla successiva richiesta di spiegazioni inizialmente dichiarerà che stava andando a Palermo per alcuni appuntamenti d’affari e di non essersi accorto della Croma blindata. Ma sarà accertato che non aveva alcun appuntamento d’affari. In seguito sia l’autore dell’inseguimento che il passeggero patteggeranno la pena dinanzi al Tribunale di Caltanissetta. Sono colpevoli per aver costretto la Croma blindata a procedere per quasi tutta la “Fondovalle” Sciacca Palermo a velocità folle. Agli inquirenti era apparso evidente che la condotta del conducente della Bmw era priva di ogni logica comune, avendo rischiato un conflitto a fuoco con le Forze dell’ordine o di essere speronato durante un inseguimento così lungo. Difficile credere che si sia trattato di una semplice bravata, probabilmente era stato un preciso segnale di attenzione diretto al magistrato su una strada statale percorsa sovente per raggiungere le aule giudiziarie della Provincia di Agrigento. Difficile sulla Fondovalle una tutela efficace, per la non immediata vicinanza dei centri abitati dalla Statale e per la presenza di diversi tratti di strada nel quale risulta assente il segnale telefonico.
Un episodio che definire torbido è sicuramente poco. Il più eclatante di quelli che hanno interessato il magistrato antimafia. Odiato dai suoi indagati. Apertamente. Durante un’udienza del processo “Face Off”, il bivonese Luigi Panepinto dalla gabbia dei detenuti disse al pubblico ministero: “Non si preoccupi che la ruota gira e prima o poi arriva per tutti”. Nel procedimento penale Face Off, inoltre, vi sono alcune conversazioni intercettate nelle quali Vella viene definito dai Panepinto “il Bastardo di Sciacca”. È nota la minaccia a Vella del 4 marzo 2011. Dentro una scuola di Bivona
durante una pausa di una conferenza sulla legalità gli fanno trovare un biglietto con disegnata la sagoma della sua vettura di servizio e l’aggiunta della scritta BOOM.

Massimo D’Antoni

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