Sagra, Lauretta: “La Pubblica Amministrazione non è casa propria”

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“Non si possono invitare dei gruppi se non si ha titolo per farlo”. Il coordinatore della 59° edizione del Festival Internazionale del Folklore va duro su chi, a suo giudizio, ha la responsabilità di avere montato “una sceneggiata” danneggiando l’immagine della città

Nino LaurettaÈ un fiume in piena Nino Lauretta, che si sta occupando della realizzazione del 59° Festival internazionale del Folklore entro la 69^ Sagra del mandorlo in fiore di Agrigento. “La pubblica amministrazione non è casa propria” afferma. E si riferisce alla nota vicenda degli inviti partiti mesi addietro e rivolti a dodici gruppi folkloristici per la Sagra, che secondo il calendario tradizionale, si sarebbe dovuta realizzare tra la prima e la seconda domenica di febbraio. Invece, com’è noto, la manifestazione si apre oggi e si concluderà il 16 marzo.

C’è stata leggerezza da parte di qualcuno, certamente, e indagini sono in corso da parte dei carabinieri per accertare eventuali responsabilità. Ma è pur vero che già per la Sagra precedente pare che sia stata adottato questo metodo, e che gli inviti per i gruppi folkloristici fossero partiti da un account del Comune di Agrigento.sagra2013@comune.agrigento.it. E’ il server del Comune…

“Intanto in alcuni inviti che sono in mio possesso, e che produrrò a chi me li chiederà, viene riportato un altro indirizzo che ha sempre sagra2013 come username. Quindi, da altro account sono state inviate copie di inviti con firme del sindaco, dei copia e incolla. Poi da quale pc e da dove, io non posso saperlo, ma si saprà ….”

Qual è il motivo, secondo lei, per cui una persona dovrebbe invitare 12 gruppi folkloristici?

“Intanto io non invito dei gruppi folkloristici se non sono titolato a farlo. Poi se mi danno un mandato esplorativo per contattare i gruppi, non significa che io debba invitarli. E, anche nella fase di invito, io non mi comporto in questo modo. Gli inviti devono partire dal Comune che è l’ente organizzatore. Nelle altre occasioni in cui io mi sono occupato di Sagra, anche quattro anni fa, ho fatto prima firmare tutti gli inviti in originale al sindaco. Questa è la forma corretta di comportarsi, al di là dell’incarico formale che viene conferito alla persona. Inoltre, quando arriva la stretta finale e si capisce che non è la stessa situazione dell’anno precedente, perché non si parla di un rinvio ma di annullare la sagra per mancanza di fondi, una persona responsabile frena, prudentemente, non va avanti, non manda gli inviti. E questo a prescindere se le firme siano false o meno. È da irresponsabili andare avanti nell’organizzazione e invitare dei gruppi per conto di altri, in una situazione di assoluta incertezza, che è peggiore degli altri anni. Non vale, quindi, la giustificazione secondo cui, siccome è andata bene per gli altri anni, andrà bene anche in questa circostanza, perché le condizioni sono completamente diverse. Ed ora questa situazione l’ha voluta chi si è spinto in avanti, chi ha fatto gli inviti per conto del sindaco, senza essere titolato a farlo”.

Esattamente quando lei, che si occupa del festival, il direttore artistico, Francesco Bellomo, e Andrea Cirino, nelle vesti di coordinatore, siete stati investiti dal sindaco per organizzare la Sagra?

alt“Era stato avviato un semplice discorso accademico quando Cirino mi aveva manifestato il desiderio di interessarsi di Sagra, perché probabilmente preoccupato dal rischio che saltasse. In quell’occasione mi chiese se eventualmente sarei stato disponibile a collaborare con l’ente organizzatore, ovvero il Comune, qualora lui si fosse impegnato per la Sagra. Io ho espresso delle perplessità, perché erano i primi gennaio, io l’11 sarei partito per Budapest in vacanza e sarei tornato il 16. Allora, le notizie erano che la Sagra fosse a forte rischio, non di un rinvio, ma di annullamento. Il 20 gennaio c’è stata la firma col Parco archeologico per la destinazione dei fondi, quindi è allora che si parte in qualche modo e io vengo investito dal sindaco per questa iniziativa”.

Quindi è stato deciso, allora, giocoforza di far slittare la manifestazione, considerati i tempi ristrettissimi…

“Si prende la decisione di far slittare il festival del folklore, perché si è ad un bivio: o non fare la sagra o trovare questa soluzione”.

Eppure c’erano già questi inviti rivolti ai gruppi folkloristici che erano partiti, ma voi non ne sapevate niente?

“Sapevo che forse erano stati invitati dei gruppi…”

Ma allora, visto che c’era il rischio di far saltare o rinviare il festival, in quanto si era ormai a fine gennaio, perché non avete pensato di chiamare Christian Vassallo o Dario Danile e chiedere lumi?

“Questa è nuova! Perché avrei dovuto chiamare Vassallo? Chi è Vassallo? Io so solo che è un imprenditore …”

Ma era chiaro allora anche a lei che qualcuno probabilmente si era adoperato per invitare dei gruppi: quindi, perché non contattarli e approfittare del lavoro già svolto?

“Se il Comune decide di investire me e di cambiare squadra, che senso ha che io vada a chiedere a chi avrebbe invitato dei gruppi? Che ci vado a fare da persone estranee all’amministrazione? Uno è un operatore culturale (Dario Danile ndr.) e l’altro, di cui lei mi fa il nome, è un imprenditore (Christian Vassallo ndr), che si occupa di amplificazione e che parrebbe anche parte attiva nella questione dei gruppi: un imprenditore che si aggiudica negli ultimi anni una serie di servizi da parte del Comune e che si occupa anche di gruppi? Un giallo nel giallo!”

Anche il sindaco poteva parlarle di un incarico conferito ad altri per reperire i gruppi …

“No, non lo ha dato. Si è trattato solo di un incarico esplorativo per contattare i gruppi. Questo non significa dare mandato a una persona estranea all’amministrazione di invitare i gruppi folkloristici per suo conto. Se hanno chiamato me, vuol dire che hanno preferito cambiare squadra, che hanno voluto cambiare direzione. E questo non è determinato da me, che, peraltro, ero in vacanza”.

Ma una volta che lei ne rispondeva della riuscita avrebbe potuto adoperarsi per una soluzione ….

“Semmai chi si era spinto in questa situazione doveva intervenire per sanarla. Se fosse stata una persona responsabile, che si era spinta fino a quel punto, avrebbe dovuto prendere lui i contatti con il nuovo organizzatore”.

Danile afferma che in quei giorni in cui le è stato dato il mandato, si trovava con la band Casa Sicilia in Bulgaria, a Sofia…

alt“Avrebbe potuto cercarmi di ritorno ad Agrigento: poteva dirmi che c’era questa situazione avviata con quei gruppi che aveva già invitato pur non avendone avuto incarico ufficiale. Allora la situazione si poteva ancora fermare. Anzi avrebbero dovuto fermarla prima, quando si ventilava il rischio di un annullamento della Sagra. Invece non lo hanno fatto, sbagliando. Sapendo che c’ero io, avrebbero potuto tentare di salvare la situazione; invece hanno preferito arrivare alla sceneggiata del gruppo folkloristico della Lettonia che arriva e va dal sindaco: otto elementi. Il gruppo dei giapponesi non aveva  nulla a che vedere con il Festival del folklore, ma con il Festival dei bambini del mondo, che è organizzato da un’associazione privata, che molto responsabilmente si è fatta carico dell’ospitalità e di trovar loro il luogo per esibirsi”.

 E il gruppo della Bulgaria?

“La Bulgaria non è arrivata”.

 Ma il gruppo aveva acquistato i biglietti aerei …

“Il sindaco si è detto disponibile a ospitarli purché diano la disponibilità a partecipare al Festival del folklore, ma non si può chiedere al Comune di Agrigento, alla collettività, di farsi carico di pagare una penale per un gruppo che è stato invitato illegalmente, e quindi per sanare una situazione che non è legale. Non mi pare un buon messaggio”.

E il gruppo dell’India?

“La vicenda in India è gravissima. I membri del gruppo hanno i passaporti fermi in ambasciata per i visti. Chi ha trasmesso la lista dei componenti dei gruppi? Chi ha millantato di essere l’organizzatore, quando l’unica persona abilitata a farlo è il sindaco o persona da lui delegata? Sa cosa c’è dietro il rilascio di un visto in un paese extracomunitario? Se uno di loro fugge, si può profilare il reato di immigrazione clandestina. In questa vicenda possono profilarsi probabilmente una serie di reati di una gravità estrema: dal falso, al millantato credito, al reato di immigrazione clandestina. Chi è responsabile di aver dato queste liste?”

E’ un peccato però che si sia arrivati a questo punto … il sindaco parla di complotto politico, non è eccessivo?

“Le sembra possibile che un modesto operatore culturale locale, quindi non un grosso manager di livello nazionale, assieme a una persona che si occupa di amplificazioni possano aver smosso da soli i media a livello nazionali? Io non credo”.

I media nazionali sono stati investiti dopo l’uscita di un lancio dell’Ansa

“Da sola l’Ansa avrebbe potuto scatenare questo putiferio? Lei lo crede? A me sembra un po’ troppo … Tra l’altro i telegiornali che hanno dato la notizia non si sono preoccupati di intervistare il sindaco. Ho visto servizi in tv che non fanno piacere ad alcun agrigentino, non solo agli organizzatori. Si parlava di gruppi che vagavano senza sapere dove andare, invece si trattava solo di otto persone di un gruppo lettone. Si dava l’impressione che non si sa quante persone fossero arrivate ad Agrigento…”

Deve ammettere che la storia di due Festival del folklore, uno legittimato e l’altro no, fa un po’ rabbia e un po’ sorridere …

“A chi giova tutto questo? Non le sembra che ci sia una potenza di fuoco mediatica eccessiva per quel che sta succedendo? Gli albergatori, ad esempio, che cosa hanno fatto quando hanno perso 3000 presenze a dicembre, quando gli alberghi erano vuoti, perché il convegno di studi pirandelliani si è dovuto trasferire a Città del Mare, a Terrasini. Parimenti avrebbero dovuto protestare, almeno incatenarsi davanti agli enti pubblici e non hanno fatto nulla. Veda, non è difficile imbastire una protesta: qualche consigliere comunale, un notiziario web, un telegiornale …”

Fa indignare che si realizzino sempre situazioni paradossali, spiacevoli, ad Agrigento, per tutti: cittadini, operatori turistici, … senza considerare l’imbarazzo con i visitatori che si aspettavano di assistere a spettacoli folkloristici.

“Sono situazioni negative che si riversano sulla città, che non giovano alla città, agli agrigentini. Oggi un programma triennale sarebbe più utile. Che consenta di avere somme non spendibili subito ma la certezza di averle. Cosa fa la regione per la Sagra? Nulla. Una volta il Comune aveva delle somme in bilancio. Non c’è più la Camera di commercio e ritengo che sia un fatto gravissimo che non dia un contributo in termini di idee oltre che di risorse economiche”.

Il sindaco Zambuto, affidandole questo incarico, ha voluto ricomporre i rapporti con la famiglia Lauretta?

“Distinguiamo le posizioni personali. La Sagra del mandorlo in fiore non è proprietà del sindaco pro tempore, ma una manifestazione di grande partecipazione popolare che la città vuole che si realizzi. Io sto dando il mio modesto contributo, quando mi sono reso conto che c’erano le condizioni. La mia non è una adesione politica, perché non sono soggetto politico, né soggetto pubblico. Io sono legato alla Sagra perché appartiene alla mia storia personale e a quella della mia famiglia e per questo mi fa male assistere a certe situazioni che ne mettono a rischio lo svolgimento. A scanso di equivoci: io sono socio del Centro nazionale di studi pirandelliani: a dicembre del 2013 abbiamo lanciato il convegno del 2014 e sono già partite le Giornate pirandelliane in tutta Italia; c’è già un accordo di massima per il prossimo convegno a Città del Mare. La mia presenza non vuole significare nessuna avvicinamento per altri fini, se non quelli di far realizzare il festival”.

Forse il sindaco si sentiva un po’ in colpa con suo padre, il professor Enzo Lauretta, presidente del Centro Studi?

“No, perché? Non c’è una correlazione tra le due cose”

Anna Maria Scicolone

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