Ruoppolo: “Se potessi sposerei Hillary Clinton”

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Rileggiamole. Nostra intervista al popolarissimo giornalista di Teleacras. “Scrivo e leggo come se fossi impegnato sulla scena di un teatro”.

altSe gli chiedi quando e perché ha deciso di fare il giornalista la sua risposta è decisamente disarmante: “Per casualità”– precisa subito- “incontrando in rapida successione, da Giuseppe Deni a Giovanni Miccichè, 3 o 4 persone che mi hanno chiesto “ma perché non…” ? E io, non avendo al momento un ……, ho subito risposto, “e perché no! “. Giornalista per caso, dunque. Ma il caso ha anche voluto che, nel giro di pochi anni, la popolarità di Angelo Ruoppolo travalicasse ogni confine. E i numeri di questa popolarità sono davvero incredibili, impressionanti. Qualcuno ce lo fornisce youtube dove il giornalista di teleacras impazza, ormai da tempo, con migliaia di inserzioni e milioni di visitatori. Per non parlare poi delle tante trasmissioni delle più importanti reti televisive e radiofoniche italiane delle qual iRuoppolo è stato ospite e dove sono stati riproposti e commentati molti dei suoi servizi. Insomma, per farla breve, ci limitiamo soltanto ad aggiungere che quella che oggi vi proponiamo è l’intervista ad “un’autentica star della comunicazione”; ad un giornalista diventato famoso, soprattutto, per il suo modo originalissimo di raccontare i fatti, con quella voce inconfondibile che quando entra dentro le tue orecchie non te ne liberi più. Anche i mafiosi, o presunti tali, profetizzando il loro arresto, hanno scherzato su quella voce più di una volta, come è emerso recentemente in occasione del max bliz “Apocalisse”.

Se sei d’accordo, vorrei cominciare con una curiosità e parlare dei tanti messaggi che ricevi ogni giorno. Ma cosa ti scrivono i tuoi ammiratori?

Sono quasi sempre attestazioni di stima e simpatia, riservate alla mia attività, del come svolgo la professione, come scrivo e racconto. Quasi tutte sono comprese in un comune denominatore, l’originalità, che mi rende immediatamente riconoscibile, e che tanti apprezzano.

E ad insulti come stiamo? Considerato che qualche volta i tuoi servizi non mancano di suscitare polemiche?

Se sono insulti, e capita molto raramente, rispondo in privato,alt mai in pubblico. Se sono critiche, anche se dissento, non dissento mai né in privato né in pubblico, anche perché odio essere l’avvocato di me stesso, arringando per la mia causa, tentando di convincere l’interlocutore. Invece, incontro tanti che mi confessano: “signor Ruoppolo, deve sapere, io le prime volte che ho ascoltato a lei ne ho pensato molto male, poi, invece, è cambiato tutto, anzi, devo dirle che non riesco proprio a farne a meno, ogni giorno la devo sentire su Teleacras, quasi a completamento della mia giornata”.

Andiamo ai tuoi servizi. Con quello dedicato alle “scopatrici di Monserrato” non pensi di avere un po’ esagerato?
altEsagerato in che? Il testo è di una linearità disarmante: come gli inquinati, come gli indignati, anche le scopatrici, un movimento di donne che in mancanza di netturbini impugna la scopa e rimedia tra le strade della città. Ed il testo disarma subito da ogni facile malizia, in cui pecca chi non l’ha letto e ciarla per pregiudizio. Infatti, io stesso, in premessa, scrivo “lungi dalle facili allusioni”. Poi, se non erro, in italiano il significato letterale della parola scopare, come da vocabolario, è: spazzare una superficie con una scopa. E’ stato il servizio tra i più apprezzati dal pubblico, a parte due o tre signore o signorine, davvero due o tre, che, forse perché aduse alla malizia, lo hanno interpretato maliziosamente. “Le scopatrici” di Ruoppolo è andato in onda su Rai 2 in prima serata al cospetto del Trio Medusa a “Coast to coast” il 17 maggio 2012. E adesso , se cercate su internet, la Rai lo ha inserito anche nel proprio archivio video.

Ma ci spieghi da cosa nasce il tuo modo originalissimo di raccontare i fatti?

Dalla tendenza di raccontare ciò che accade come se accadesse nell’istante in cui lo racconti, assemblando particolari, movimenti, anche il respiro del come leggi il testo, assegnando all’articolo il soffio dell’apprensione, l’attesa, lo stupore o altro. Insomma, scrivo e leggo quasi recitando, come se fossi impegnato sulla scena di un teatro. E, forse, lo sono davvero.

Cosa ha significato e cosa significa ancora oggi per te lavorare a Teleacras?

A Teleacras dal 17 febbraio del 1999 riservo interamente la mia esistenza terrena, qualora ve ne sarà un’altra ultraterrena. Punto. Non ritengo che siano necessarie virgole o altre punteggiature.
Come valuti il ruolo dell’informazione nel nostro territorio?
A volte, forse, poco critico, e molto assecondante la congiuntura politica in corso. A parte ciò è un settore essenziale, come in ogni ambito civile del pianeta. Poi, nell’agrigentino è vivace, variegato, ricco di tante fonti, e animato da tanto impegno e sacrificio a fronte di scarse gratificazioni economiche.alt

Come valuti il ruolo della politica rispetto ai problemi del nostro territorio?

Il territorio è in crisi, tra lavoro, servizi e prospettive? La risposta è si. Ed allora la Politica reciti il “mea culpa”. Alla Politica è assegnato il compito di rimediare. E non si predichi ipocritamente la corresponsabilità dei cittadini. La Politica è strapagata vergognosamente per occuparsi dei cittadini. Se ne occupino allora. Non ammetto giustificazione alcuna. Se il meccanico che ho pagato ripara male la mia automobile o non la ripara, è responsabile il meccanico, mica altri.

Se te lo proponessero, faresti il sindaco di Agrigento?
No, lungi da me, almeno adesso. Mi occupo di altro. Troppa mediazione, equilibrismo, tatticismo e, dunque, ritardi se non stallo. Quindi impossibilità ad agire come si vorrebbe. Sono e sarei autoritario, poco propenso alla concertazione nel senso negativo in cui adesso la intende Monti. Occorre decisionismo. “Hai voluto la bicicletta. E adesso pedala. Poi, a fine corsa, al traguardo, sarai valutato”. Invece oggi è tutto il contrario. E io sono contrario a che sia così.

A proposito di Agrigento, come vedi la tua città e soprattutto cosa ipotizzi nel suo futuro?
Adesso è “scuro di mezzanotte”, e ciò indurrebbe a ritenere che ciò che sarà in futuro allora sarà meno scuro e quindi positivo. Invece no. E’ “scuro di mezzanotte” e non intravedo alcun minuscolo faro da isola sperduta capace, anche con difficoltà, di indicare una rotta per il futuro. Non vi sarà il naufragio, almeno lo spero, ma solo un galleggiare inerti e passivi tra le onde dello “scuro di mezzanotte”. A meno di un miracolo, più metafisico che fisico, ma ne dubito. E non mi riferisco esclusivamente alla provincia di Agrigento, ma alla condizione generale in Sicilia.

Negli anni hai raccontato i più drammatici fatti di mafia della nostra terra. Arriverà il giorno in cui potremo sciogliere i tanti misteri che ancora oggi li avvolgono?

Da ex studente di giurisprudenza conosco e ho ben sperimentato nel concreto la distinzione basilare tra verità storica e verità processuale. Spesso si tratta di due verità che non coincidono. Ciò che oggi è cristallizzato da una sentenza, anche con il sigillo della Cassazione, tra un secolo, è probabile, sarà raccontato diversamente dagli storici sui libri di storia e nelle università. Da giornalista mi attengo alle verità processuali, che ritengo spesso, e troppo, fluttuanti, e quindi mai definitive. Il massimo esempio in tale ambito è l’inchiesta per la strage di Via D’Amelio. E storicamente, comunque si concludano i processi, la storia ha già tramandato che Paolo Borsellino non fu vittima solo della vendetta ritorsiva della mafia.

Cosa significa per un giornalista raccontare la mafia?alt
Da parte mia non vi è un approccio diverso rispetto ad altri argomenti di cronaca. Racconto ciò che è raccontabile in quanto sostenuto da indizi e prove frutto del lavoro di inquirenti e investigatori. Nessuno spazio alla fantasia, all’immaginazione o, peggio, ai pregiudizi ed alle congetture.

Prima di chiudere concedimi qualche curiosità. Dicono, qui a Teleacras, che odi le ferie. Perchè?
Perché riposerò durante la terza età, e poi ferie sono anche 10 minuti al giorno che trascorri in felicità. Perché, ad ogni costo, ritagliarsi tre settimane o un mese.

Affisso alla porta della tua stanza, naturalmente a Teleacras, vi è un cartello con la foto di un cane con la tua faccia, e poi la scritta “Attenti al cane”……

Si è vero. E l’idea è stata dei miei colleghi. Io sono inteso “il cane”. E’ la mia ingiuria, alla siciliana, da sempre, “U cani”. Forse perché mi è stato sempre riconosciuto che amo la pace, e sono mansueto come un cane, ma se si tratta di guerreggiare, allora sono arrabbiato come un cane.

Tu sei scapolo. La donna che ti piacerebbe sposare?
Hillary Clinton. Da sempre. E’ il mio tipo.

Un messaggio per i telespettatori di Teleacras.
I love you.

Uno per i lettori di questo giornale.
Malgradotutto, i love you.

La mia piacevolissima conversazione con Angelo Ruoppolo si chiude con questi affettuosi saluti. Tornato a casa, come è giusto che sia, rileggo tutto . E mi accorgo di non avere soddisfatto tutte le mie curiosità , e trovo, soprattutto, imperdonabile non avergli chiesto in che cosa consistono quei 10 minuti di felicità che lui vive ogni giorno. Pazienza! Glielo chiederò al rientro dalle ferie. Le mie, naturalmente.

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