Rivelazioni. Chi c’è dietro Colpi di Spillo

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Anonimi e pseudonimi.  Egidio Terrana risponde a chi chiede se è giusto o no pubblicare articoli e commenti senza firma.

Un nostro lettore  pone in un suo commento una questione delicata e complessa, che merita una risposta precisa. Roberto Salvo, prendendo spunto da alcuni  interventi di lettori sul nostro sito, firmati con nome di fantasia o nomi incompleti, si chiede se sia giusto o meno pubblicarli. E così scrive:

“Non capisco perché se, giustamente, Malgrado tutto non accetta commenti anonimi, pubblica commenti solo con il nome, permettendo l’anonimato a chi scrive. Se si pretende la luce del sole, questo deve valere per tutti, non siamo in un confessionale”.

Renè Magritte

Renè Magritte

Ora, gli interrogativi aperti da Roberto Salvo sono le stesse domande che ci siamo posti più volte. Chi ci segue da tempo sa che nella vecchia versione del nostro sito non erano ammessi commenti, se non attraverso lettere inviate alla redazione.

Da quando siamo on line con questa nuova veste grafica – che, tra parentesi, ci sembra abbia incontrato il vostro favore, visto che in otto giorni abbiamo raggiunto quasi ventimila visitatori – la domanda è tornata a riaffacciarsi prepotentemente. E a questa domanda se ne aggiungono tante altre che chiamano in causa l’etica del giornalismo, il rispetto verso chi legge, la comprensione del tempo presente.

Chi fa questo nostro mestiere di raccontare i fatti sa che le cose cambiano con l’evolversi dei tempi e della tecnologia, a una velocità alla quale è spesso difficile stare dietro. Nel momento in cui da più parti si chiede un’informazione “orizzontale”, non più calata dall’alto, capace di interagire con chi legge e guarda, ci è sembrato necessario e opportuno aprire le nostre pagine ai vostri commenti.

Abbiamo fissato solo alcune condizioni che riteniamo irrinunciabili: ogni commento viene da noi approvato prima di diventare pubblico e non deve contenere offese, insulti, ingiurie personali o riferimenti alle vite private dei singoli né elementi di discriminazione razziale, religiosa o sociale. Quanto all’anonimato, chi posta un commento decide in quale forma apporre la sua firma (nome e cognome, solo nome o nome di fantasia), ma il sistema registra non solo la mail (che potrebbe essere falsa) ma anche l’IP, quel codice attraverso cui è possibile individuare – qualora ve ne fosse necessità – il computer di partenza del commento. Insomma, una specie di indirizzo elettronico, unico per ogni computer o telefonino o tablet.

Roberto Salvo ha ragione quando dice che in un dibattito pubblico sarebbe preferibile intervenire alla luce del sole, con nome e cognome. Ma ricordiamo a Salvo che  i giornali stampati da sempre pubblicano lettere senza firma o con pseudonimi di comodo, perché in questo caso la testata giornalistica si assume la piena responsabilità di quanto viene pubblicato sulle sue pagine.

Malgrado tutto non è un blog, ma una testata con quasi trentacinque anni di vita. E anche nel passato, nella nostra vita di carta stampata, abbiamo pubblicato articoli senza firma, lettere non firmate (quelle che per paradosso vengono definite Lettere Firmate), e pezzi siglati con pseudonimi.

Nel giornalismo il direttore della testata è un piccolo monarca, ma in compenso a lui (chiamato, non a caso, direttore responsabile) viene ricondotto ogni articolo che non sia espressamente firmato da qualcuno. E  se anche il direttore può non condividere in pieno il contenuto di un articolo o di una lettera, su di lui ricade la responsabilità, sia in sede penale che civile, nonché sul piano morale.

Questo discorso vale anche, e ancor di più, per gli articoli firmati Colpi di Spillo. A chi si scandalizza per l’uso di uno pseudonimo, vale la pena di ricordare che nel giornalismo italiano e internazionale il ricorso al nom de plume o nickname, è pratica antica e diffusa. Da quando è nato, L’Espresso mette lo pseudonimo di Telesio Malaspina sotto i suoi articoli più velenosi o urticanti. E sempre su quel settimanale, Eugenio Scalfari firmava come Bancor una rubrica di economia e finanza.  Il Giornale di Vittorio Feltri ha sempre usato il nome di fantasia di Wanda Verzeri per siglare alcuni pezzi. E  Il Foglio di Giuliano Ferrara nei suoi primi anni pubblicava tutti i suoi articoli senza firma e ancora oggi spesso si affida a pseudonimi, come ad esempio a  Nove colonne che racconta i retroscena del giornalismo italiano.

Come si può ben vedere, importanti giornali, di destra o di sinistra, pubblicano articoli o rubriche firmate con pseudonimi. Lo fanno per molte ragioni diverse, ma possono farlo, senza ingannare i propri lettori,  perché questi sanno che la testata ha un direttore, responsabile della linea editoriale, il cui nome è registrato presso un tribunale, come prevede la legge sulla stampa. Questo fa la differenza tra un blog e un giornale. Chi legge un giornale, piccolo o grande, stampato o on-line, sa chi è il direttore. E sa che tutto ciò che compare sul giornale, soprattutto se non porta una firma, ma mostra uno pseudonimo, va ricondotto al direttore responsabile.

Perciò, a quanti chiedono chi c’è dietro Colpi di Spillo, rispondo così: al di là di chi scrive materialmente gli articoli (e possono essere, di volta in volta, persone diverse), dietro Colpi di Spillo ci sono  sempre io, il direttore di Malgrado tutto. Anche se non sempre condivido quello che scrive Colpi di Spillo.

 

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