Ripartiamo dalle voci di chi ama Racalmuto

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Felice Cavallaro coordina il dibattito sulle idee per un paese: “Buona iniziativa quella di parlare, confrontarsi, conversare. Un modo per scuotere la comunità, facendo appello a tutte le donne e gli uomini di buona volontà”. L’appuntamento domani alle 16 alla Fondazione Sciascia

Racalmuto allo specchio. Idee per un paeseNon potevo sottrarmi all’appello lanciato dal Circolo Unione e da Malgrado tutto per una riflessione aperta sul futuro di Racalmuto. Per una conversazione a più voci. Con le voci di tutti coloro che hanno a cuore le sorti di un paese da mettere davanti allo specchio per una analisi su cosa vogliamo costruire. Non potevo sottrarmi all’invito di coordinare una assemblea aperta in vista delle elezioni di maggio, dopo avere motivato il mio diniego alla lusinghevole proposta di una mia candidatura a sindaco. Proposta lanciata alcuni mesi fa da due esponenti di primo piano nella Sicilia che vuole rinascere, Ivan Lo Bello e Antonello Montante, evidentemente conquistati dalle idee sulle quali negli ultimi tempi abbiamo lavorato. A cominciare dal progetto legato alla “Strada degli scrittori” alla quale continuo a credere, rinnovando però in modo assoluto il diniego. A ciascuno il suo ruolo.

Buona iniziativa quella di parlare, confrontarsi, conversare. E mi piace che lo stimolo arrivi dal giornale che nella sua trentennale esperienza riesce sempre ad essere la coscienza critica di questo paese e da un luogo che della conversazione era il tempio anche all’epoca di Leonardo Sciascia, quando questo socio eccellente ascoltava tanto e parlava poco, raccolto sulla poltrona che il Circolo Unione conserva come un cimelio, tappa di turisti e cultori, oggi sosta obbligata di quella “Strada” che dovrebbe accendere i riflettori su teatro, fondazione, castello, miniera e così via. Ci voleva qualcuno che scuotesse Racalmuto per raccogliere le energie vive di una comunità finalmente pronta ad uscire da una fase di forzata sospensione della normale vita democratica. Una complessa fase determinata dal commissariamento di un Comune adesso chiamato con programmi e progetti concreti a ripulire la macchia dello scioglimento per sospette infiltrazioni mafiose. Un danno di immagine che offende la storia di un piccolo grande centro famoso nel mondo per ben altro, a cominciare dall’eredità culturale lasciata da Sciascia.Racalmuto, panorama

La speranza di riuscire a riguadagnare autonomia e autorevolezza, dopo la sberla dello Stato, alimenta adesso un vortice di generose auto candidature, di attenzioni manifestate da imprenditori, professionisti, giovani, tutti perni di possibili coalizioni, di proposte avanzate sia da gruppi che s’affacciano per la prima volta alla politica sia da protagonisti già in passato cimentatisi su questo fronte oggi scrutato spesso con sospetto e diffidenza. Effetto di un disastro che dilaga dal centro alla periferia, alimentando a volte forme di qualunquismo, fomentando punte di rivalsa, addirittura di odio collettivo come se politica fosse sempre e soltanto sinonimo di malaffare.

Immagino la conversazione di sabato pomeriggio come una occasione per ribaltare questo atteggiamento. Ma per farlo occorre che di politica si occupino tutti gli uomini e le donne di buona volontà per consentire proprio a tutti di potere presentare un’idea, di avanzare un suggerimento, di proporsi o di proporre una linea, una candidatura, una coalizione e così via. Pensiamo, come suggeriscono gli amici del Circolo e di Malgrado tutto, a un dibattito franco e schietto al quale possano partecipare i cittadini che vogliono mettere “Racalmuto allo specchio”.

L’amarezza di avere visto crescere a dismisura tasse e balzelli forse farà capire a tanti che è meglio provare a vederla da vicino la politica. Senza lasciarsi catturare dai lustrini di fatue promesse che debbono lasciare campo a un’operazione verità. La stessa che mi pare abbia cercato di praticare la Commissione prefettizia in via d’uscita, svelando gli errori del passato e la leggerezza con cui si sono appesantiti i conti del Municipio, per esempio con assunzioni eccessive, se è vero che la pianta organica di 87 unità è stata dilatata a dismisura fino a superare i 220 impiegati. Una delle ragioni di un deficit pauroso che solo per un miracolo non ha portato al dissesto finanziario.
Un quadro disperato come disperato è quello di tanti comuni piccoli e grandi, senza potere più contare su risorse e favori di deputati, assessori regionali, correnti di partito e padrini politici, visto che la mannaia dei tagli s’abbatte inesorabile in tutte le provincie su aziende, partecipate ed enti pubblici.
E’ il momento di trovare anche le forze per camminare sulle proprie gambe. Per questo occorrono sforzo e disponibilità di tutti per una conversazione che mi fa piacere sia stata programmata alla Fondazione Sciascia, snodo chiave di un rilancio capace di accorpare tutte le materie che riguardano attività culturali e turistiche perché insieme producano nuova sana ricchezza.

Felice Cavallaro

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