Rimbocchiamoci le maniche, a partire da Racalmuto

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Su I Love Sicilia, nella sua consueta rubrica “L’Infelice”, Felice Cavallaro propone una riflessione: “Troviamo il modo che gruppi di giovani comincino a pensare di muoversi sulle proprie gambe, fuori dalla ormai impraticabile logica dei contributi improduttivi”

 

altVisto che, in tempi di tagli e diete dimagranti per la pubblica amministrazione, bisogna stimolare i giovani a trovarsi e inventarsi il lavoro, la nuova Regione di Crocetta e Giovanni Ardizzone, dei grillini in sala regia, di Battiato e Zichichi, di Linda Vancheri e Nelli Scilabra, dovrebbe riuscire a tratteggiare dei progetti capaci di autoalimentarsi. Troviamo il modo che gruppi di giovani comincino a pensare di muoversi sulle proprie gambe, anche con qualche scommessa e rischio economico, fuori dalla ormai impraticabile logica dei contributi improduttivi, dell’appalto di favore o, peggio, del posticino da precario, di lavoratore socialmente utile e così via.

 

Penso per esempio a quella miniera su cui tanti giovani disoccupati sono seduti fra Agrigento, Racalmuto e Porto Empedocle, guardando il cielo perché non piovono posti di lavoro. In quei venti chilometri ci sono filoni d’oro sostanzialmente inesplorati. Si chiamano Pirandello, Sciascia e Camilleri. Ci sono le case natali, i luoghi dei romanzi, le trattorie, i circoli, i personaggi raccontati, quelli che hanno conosciuto i tre scrittori. E c’è Camilleri che, dopo avere presieduto il Teatro comunale della Racalmuto di Sciascia, spesso passeggia ancora per le strade della sua Porto Empedocle, fra la statua di Pirandello e quella del suo commissario Montalbano.

L’idea è di offrire a una fetta di turisti colti, al mondo senza confini dei lettori, alle scuole dove si organizzano viaggi a sfondo culturale, un percorso capace di far scoprire tappe da legare ovviamente al pezzo forte di questi luoghi, la Valle dei Templi con i suoi 700 mila visitatori all’anno (pochissimi!) che solo in minima parte si spingono verso la casa natale di Pirandello o l’ormai gettonata Scala dei Turchi.

 Si tratta di mettere insieme tutto questo, magari coinvolgendo i volenterosi protagonisti del Fai, il Fondo ambiente italiano, già attivi sul giardino della Kolimbetra, per costruire un percorso capace di trasformare i disoccupati in soci di vere cooperative, di agenzie con pullmini per i transfert, di guide turistiche attrezzate per un racconto capace di diventare nuova allettante offerta.

Prendiamo il caso di Racalmuto, il paese che per colpa di chi lo ha malamministrato ha dovuto subire l’onta dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Oggi retto da tre commissari inviati dal ministro Cancellieri, Enrico Gaelani, Filippo Romano e Emilio Buda, tutti pronti a spingere per incrementare l’interesse culturale e turistico legato a siti come la Fondazione Sciascia, il Teatro comunale in cui lo scrittore mise in scena una prima opera, il Castello Chiaramontano, le miniere di sale legate alle cronache delle Parrocchie di Regalpetra, il Castelluccio, il Circolo Unione dove spesso si soffermava, la stessa tomba in cui è sepolto, tutte mete costanti di visitatori. Come l’oasi verde di Contrada Noce, a sei chilometri dal centro abitato, il luogo più strettamente legato al ricordo di Sciascia perché l’autore del Giorno della civetta considerò sempre la casa paterna, al centro di questa amena campagna immersa fra i vigneti, il suo buen retiro dove scrivere romanzi e pamphlet, saggi e articoli.

altEcco alcune delle tappe da mettere in rete con quanto sta già facendo il sindaco Lillo Firetto a Porto Empedocle, dove ha da poco inaugurato la Torre di Carlo V, a pochi chilometri da quella famosa Scala dove si starebbe finalmente abbattendo un ecomostro non costruito dai turchi. Qualcosa di positivo si muove, ma occorre dare una spinta a progetti che dovrebbero essere immediatamente visibili e comprensibili da quanti sono pronti a investire anche piccoli gruzzoli familiari per la scommessa del lavoro.

Mettiamo che ci siano, appunto, venti ragazzi pronti, attraverso piccoli prestiti o con l’aiuto dei genitori, a impegnare diecimila euro a testa per comprare il pullmino o inserirsi nel circuito. Come dovranno muoversi? Quale interlocutore cercare? Chi troveranno a sostegno? Occorre che la Regione, l’assessorato ai Beni culturali, quello al Turismo o alle Attività produttive, ovvero la grande Camera di commercio unica fra Caltanissetta, Enna e Agrigento, o ancora la stessa Confindustria con protagonisti come Antonello Montante o Beppe Catanzaro, indichino i binari sui quali far muovere questi mini convogli.

È la scommessa di terre sempre più desolate dove s’accenderebbe una luce anche per trattorie, artigianato, filiera agroalimentare e così via. Un modello che s’adatterebbe ovviamente agli altri angoli di un’isola con tanti filoni d’oro. E penso alla Bagheria di Guttuso e Buttitta, Tornatore e Maraini, Alliata e Scianna. Ovvero a Comiso con Bufalino, Sant’Agata di Militello con Consolo. E ancora a quel che Tomasi di Lampedusa rappresenta per Palermo, Santa Margherita Belice e Palma di Montechiaro. Ovvero Verga e De Roberto per Catania, Acitrezza e Vizzini. Tanta carne al fuoco per una Regione da rifondare sulla cultura e sul lavoro.

Felice Cavallaro

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