Ricordi. Addio Claude Ambroise, grande critico, uomo buono

|




LA MORTE DI CLAUDE AMBROISE. Francesco Izzo, fondatore dell’associazione “Amici di Leonardo Sciascia”, ricorda la figura del curatore delle opere complete dello scrittore racalmutese

É morto Claude Ambroise. Lo apprendo domenica 29 giugno alle 22.49 grazie a una mail di Paolo Squillacioti.

Attonito é la prima reazione.

Nel turbinio delle emozioni che sempre accompagna la scomparsa di una persona cara, rifletto sulla  coincidenza che sia proprio il curatore delle Opere di Sciascia in corso di pubblicazione da Adelphi a darmi notizia che il curatore delle Opere di Sciascia pubblicate da Bompiani non sia più con noi. Un passaggio di testimone.

Claude Ambroise con Francesco Izzo

Claude Ambroise con Francesco Izzo

Si parlerà di lui come del più grande, del maestro di critica, dello sciascista per eccellenza. Ma Claude Ambroise non avrebbe gradito. Buono, schivo, scontroso però al punto di esplodere come un vulcano quando la misura dell’indignazione fosse colma, avrebbe respinto le lodi, unendosi da lettore qualunque agli amici di Sciascia intesi nell’unica modalità dell’amicizia da lui riconosciuta verso uno scrittore: la lettura del testo.

Mostro sacro per gli altri. Per noi, semplicemente Claude. Non già per  una stucchevole esibizione di intimità. Reclamava solo che  a lui ci si rivolgesse così. Perché il suo Sciascia gli aveva lasciato in dono l’insegnamento socratico che aveva trasformato ‘il critico ufficiale’ nel lettore tout court.

Sarebbe mai stato concepibile fingere o ignorare  la grandezza e la distanza dell’autorità dell’esegeta di Sciascia che rifuggiva però dalle tentazioni del riduzionista? Egli era stato il  mentore che ci aveva guidato alla scoperta della galassia Sciascia: con le riflessioni dell’Invito alla lettura di Sciascia, librino Mursia dalla copertina gialla come quella del Gattopardo, o con l’acutezza del fascio laser delle 14 domande a Leonardo Sciascia, contenute nel primo volume delle Opere Bompiani.

Claude Ambroise fotografato da Ferdinando Scianna nel 1982

Claude Ambroise fotografato da Ferdinando Scianna nel 1982

Aveva declinato  l’invito  rivoltogli  nel 2010 ad entrare nel Comitato scientifico di Todomodo, precisando che gli interessava solo scrivere, sostenerci in ogni modo, ma che gli facessimo la cortesia di non affibbiargli un ruolo istituzionale che mal avrebbe sopportato.  Aveva aggiunto una “cattiveria” che Carlo Fiaschi ed io avevamo trovato bellissimo auspicio al quale attenerci, ma che aveva irritato uno dei nostri colleghi: che Todomodo mai diventasse un  “repertorio di beghe e inezie o una raccolta di pagine scelte di tesi di laurea”. Una lingua ben depilata, insomma, quella di Claude, all’altezza dell’autore amato.

Sorprendendoci, aveva deciso di aderire spontaneamente agli Amici di Sciascia versando la quota come ogni altro socio.  Riconosceva  in questo semplice gesto non tanto la valenza  della  tassa utile a guadagnarsi (per via amministrativa) uno status di amicizia, di cui non aveva certo bisogno e che non ha alcun prezzo. Rimandava semmai al clima dell’epigrafe apposta da Kipling  a L’uomo che volle essere Re :   “Fratello di principe e compagno di mendico che si mostri degno”, l’obolo del consenso e del sostegno del bénévole che dà valore al denaro per aiutare a leggere e conoscere.

Tanti i ricordi personali che bussano alla porta nel momento del commiato: la passione che non invecchia, il sollievo di non avere mai contratto con l’avanzare degli anni  la saggezza dell’indifferenza, il trasporto visionario e generoso  verso  i progetti che avremmo dovuto fare e che non potremo certo adesso più abbandonare ( la ricerca su Sciascia e la Francia, o su Sciascia e la Spagna). E ancora, le affinità  mai  esplorate abbastanza di Sciascia per Albert Camus e l‘homme revolté , la lucidità di individuare il fil rouge dell’opera del suo autore nella sconvolgente  visione dell’ essere per l’assassinio.

Noi che abbiamo avuto negli ultimi la buona sorte di frequentarlo, corrispondere e conversare a telefono, tra Sonvico e Firenze, serbiamo due istantanee dell’uomo.

Claude Ambroise (Foto di Ferdinando Scianna)

Claude Ambroise (Foto di Ferdinando Scianna)

La prima, quella di una luminosa giornata di un paio d’anni fa. Avvertiva già di non star bene e aveva dovuto, con rincrescimento sincero, declinare in extremis l’invito a venire a Palermo per il Leonardo Sciascia Colloquium dedicato alla religiosità. Il tema gli era così caro che aveva accettato però di essere con noi virtualmente, video registrando negli studi di Radio Radicale a Milano il testo che avrebbe dovuto presentare al convegno.

Si era perciò sobbarcato, pur sofferente, il viaggio da Lugano  e, a registrazione conclusa, avevamo passeggiato insieme fino al tardo pomeriggio, sostando lungamente a Piazzetta San Fedele, a conversare su una panchina, sotto gli occhi della bronzea statua di Manzoni. Loquace  e battagliero, parlava delle cose da fare, del suo desiderio di completare la revisione di quanto aveva scritto e continuava a scrivere su Sciascia, per vederlo pubblicato.

La seconda, quella di un’assemblea degli Amici di Sciascia a Firenze, dove non aveva esitato a schierarsi e prendere posizione ” volentieri e con convinzione” per sostenere pubblicamente  il valore del progetto di ricerca e pubblicazione di una  giovanissima studiosa, a dispetto di qualche obiezione sollevata prima all’interno (e poi all’esterno) dell’Associazione. Ne avevamo riparlato un mese fa ed aveva concluso con parole che suonano oggi di ironico distacco: “Sono diventato svizzero, neutrale per definizione, desideroso che le cose si sistemino, ma senza potere di intervento”.

Un uomo buono.

Francesco Izzo

Fonte: amicidisciascia.it

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *