Regione, crisi e monnezza

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Felice Cavallaro racconta la crisi del governo Crocetta. Verso un rimpasto che non chiarisce la litigiosità interna di una giunta presentatasi come quella della rivoluzione.

Marino, Crocetta, Vancheri

Marino, Crocetta, Vancheri

Le clamorose dimissioni di Luca Bianchi, l’economista romano impegnato a rimettere a posto i conti siciliani, e le chiacchiere che avvolgono da tre mesi il governo regionale sembrano sfociare con lentezza esasperante verso un rimpasto che non chiarisce la litigiosità interna della giunta presentatasi nel 2012 come quella della rivoluzione.

Rosario Crocetta, soprattutto con alcune sue assessore, una serie di pentole maleodoranti le ha scoperchiate davvero, come indica il caso Formazione con gli arresti di Messina e i proiettili recapitati a Nelli Scilabra. Tuttavia finisce per risultare più visibile la sana fase distruttiva e meno vigorosa quella costruttiva.

Del “Crocetta I” resterà soprattutto un nodo irrisolto che stride con le prime foto di gruppo degli assessori sorridenti, tutti vicini, la segretaria, la studentessa, la funzionaria di Confindustria, la sindacalista assurta al Territorio come Mariella Lo Bello, e poi fra gli altri l’economista, il funzionario regionale o il magistrato come Nicolò Marino approdato all’Energia.

lo bello mariella

L’assessore Mariella Lo Bello

Ecco i due nomi che spiccano da qualche tempo nelle cronache locali denunciando una animosità ad alto tasso di incomprensione, appunto, fra Lo Bello e Marino, su temi che dal novembre 2012, in oltre un anno di attività, bisognava risolvere avviando scelte chiare, nette, coraggiose. Anche a costo di rischiare l’esile assetto di maggioranza. Perché la questione riguarda le montagne di spazzatura che invadono le grandi città, le periferie, i paesi dimenticati, le perle del turismo, le spiagge, gli agglomerati abusivi, l’incanto dei nostri monumenti, ogni angolo di questa Sicilia dove siamo costretti a girare turandoci il naso.

Era questa la condizione data ai tempi di Cuffaro. Rimase la stessa con Lombardo. E purtroppo non è per niente mutata con il governo della rivoluzione che avrebbe dovuto imporre regole certe e decidere se fare i termovalorizzatori, i piccoli o i grandi inceneritori, se fare girare o fermare le pale, se continuare con la differenziata, aprire nuove discariche, inventarsi qualche altra diavoleria per non affogare fra i nostri avanzi, con la beffa di moltiplicare a dismisura le tariffe imposte ai cittadini.

Ma ci voleva un’idea forte da condividere all’interno della giunta che invece litiga, come fanno Lo Bello e Marino. Ostilità disputate sullo sfondo di una contrapposizione che ha già visto il magistrato prestato alla politica Rifiutisparare a zero contro il vice presidente regionale di Confindustria Giuseppe Catanzaro, “colpevole” di gestire una discarica a Siculiana dove i liquidi maleodoranti del percolato, invece di infiltrarsi nella falda acquifera come accade a Palermo, vengono trattati fino a diventare acque chiare utilizzate per innaffiare i boschi piantanti sulle colline di spazzatura trasformate in verdi pendii. E bisogna andarci a Siculiana per capire il miracolo di una fabbrica dove i camion di immondizia che vanno a depositare i loro rifiuti pagano la metà di altre discariche pubbliche come quella indecente di Bellolampo a Palermo.

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Antonello Montante

Almeno questo si legge in rapporti forse non condivisi dall’assessore Marino che ha continuato a lanciare strali anche in Commissione Antimafia contro presunti favoritismi verso i privati, con il dito puntato in direzione di Confindustria, soggetto che con il presidente Antonello Montante appare allo stesso tempo coscienza critica e sostenitore di Crocetta.

Forse il rimpasto offrirà al governatore l’occasione per spostare un assessore, forse due, forse tre, magari con qualche alternanza di pedine, visto che si parla della casella Senato lasciata libera per Marino da Lumia in viaggio verso le Europee. Ma, al di là del monopoli politico che fa pensare a prime repubbliche lontane dall’idea di una sbandierata nuova Regione, ai siciliani serve chiarire la portata delle chiacchiere e dei veleni con cui si sono bloccate le scelte da fare. Chiarezza si impone, mentre Bianchi, purtroppo, stacca un biglietto per Roma senza ritorno.

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One Response to Regione, crisi e monnezza

  1. Salvatore Petrotto Rispondi

    21 marzo 2014 a 15:23

    Capiamo benissimo che lei, caro presidente della Regione, Rosario Crocetta, nell’immediato passato, è stato parecchio riluttante nel solidarizzare col suo assessore ai rifiuti, il magistrato in aspettativa, Nicolò Marino, allorquando ha denunciato, assieme alla Corte dei Conti, all’Autorità Nazionale di vigilanza sugli appalti ed all’Autorità Nazionale Antitrust che, da almeno 6 anni, in Sicilia, non si celebrano più gare nel settore dei rifiuti!

    Si tratta di appalti di servizi pessimi e tra i più costosi d’Italia e che ormai ammontano a circa 2 miliardi di euro, affidati direttamente, sempre alle stesse ditte, prima dagli ATO rifiuti, poi dai Commissari Regionali inviati dal suo predecessore e da Lei, ed adesso anche da alcuni comuni, quali il mio.

    Perché si continua ad autorizzare delle micidiali discariche private, o degli impianti di smaltimento, anch’essi privati, a fronte di centinaia di impianti pubblici fatti funzionare poco e male! Non si effettua la raccolta differenziata, la cui percentuale in Sicilia è la più bassa d’Italia.

    Mentre, sempre le stesse imprese affidatarie, lo ripeto, da sei anni a questa parte e che, con un dolce eufemismo potremmo definire privilegiate, hanno fatto schizzare alle stelle le bollette sui rifiuti che sono le più salate d’Italia, a fronte dei servizi peggiori d’Italia.

    A queste cose Lei, caro presidente Crocetta, non ci pensa?

    Non pensa che queste cosine, di poco conto (si fa per dire) meritino la debita attenzione? In fondo si tratta di due miliardi di euro sborsati, a lacrime di sangue, da famiglie e Comuni, tutti quanti tartassati al massimo, soldi che in questi anni sono stati triturati in mezzo ai rifiuti.

    Sa quanti lavori e servizi produttivi si potevano portare avanti in Sicilia con questa massa di denaro? E’ questa l’industria siciliana? Quella che fa affari sotterrando rifiuti di qualsiasi genere?

    O Lei pensa che qualche decina di milioni di euro destinati per dei servizi, dei lavori, effettivamente utili, come quelli che attualmente svolgono decine di migliaia di lavoratori ‘atipici’, finanziariamente pesano di più dei due miliardi di euro, letteralmente rubati, da chi si è arricchito a nostre spese col perverso sistema della raccolta e smaltimento illegittimo dei rifiuti in Sicilia?

    Non ha mai sfiorato la sua mente l’idea che proprio tra i rifiuti si possa annidare la vera mafia che lei ‘assicuta’ ovunque, soprattutto quando si trova al cospetto di camionisti, forconi o di quelle decine di migliaia di poveri disgraziati, quali i lavoratori precari?

    Ci rifletta Presidente e ci dia una sua autorevole risposta!

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