Regionali, perchè nessuno ha parlato delle cose semplici e genuine?

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Snobbati da tutti i candidati i prodotti agricoli che sono l’immagine della Sicilia vera

Frutta di stagione, genuina e veraPerché nessuno ha parlato di questo? E’ finita la campagna elettorale, domenica molti andranno al voto. Altri sceglieranno di restare a casa, di andare in campagna. Altri faranno shopping, altri ancora andranno in spiaggia per una passeggiata. Il meteo prevede una giornata tutto sommato buona.
Ma che Sicilia verrà dal voto? E perché nessuno ha approfondito bene il tema della bellezza e delle cose semplici? Con la crisi che si fa sempre più forte, tanti sono tornati a coltivare verdure, a raccogliere il frutto dall’albero, a produrre vino e olio per uso domestico. Un modo per risparmiare sulla spesa.

In queste settimane di convention, comizi e incontri nelle segreterie dei partiti e dei movimenti, almeno nell’agrigentino, pochi hanno parlato delle cose semplici e genuine. Non ci hanno pensato forse, convinti che serve ancora dibattere e proporre grandi cose, ampi progetti. Si è vero, i candidati alla presidenza della Regione hanno parlato di agricoltura, di dare linfa nuova alla vera risorsa della Sicilia, alla terra. Ma nessuno però ha spiegato come.foto di Salvatore Picone
Come si può tornare a parlare di questi prodotti che sono l’immagine della Sicilia vera?
Spulciando qua e la, su google, abbiamo letto alcune riflessioni di chi corre verso Palermo, verso Palazzo dei Normanni. Crocetta ha parlato di un’agricoltura moderna e di trasporti su gomma dei prodotti che sono in mano alla mafia. Musumeci ha pensato ad una serie di misure a sostegno dell’autoimprenditorialità e ad una politica di rivalutazione delle figure professionali legate a questo importante settore. Anche Miccichè ha le idee chiare: tutela dei prodotti nati in Sicilia, diminuzione del costo del carburante, prodotti a chilometro zero, filiera corta. Perfetto. E anche il grillino Cancelleri ha detto che agricoltura e allevamento devono essere settori trainanti per l’economia dell’isola. La Marano invece sostiene che l’agricoltura siciliana deve riorientare l’offerta verso il mercato locale e verso quello extraregionale delle eccellenze. Bene, benissimo.

Ieri sera, al bar, in una sempre più deserta Racalmuto – sempre più sciascianamente microcosmo di come vanno le cose in Italia – un gruppo di ragazzi parlava di questo: di come cioè la semplicità e la normalità non sia stata inserita nei programmi infiniti di chi corre per una poltrona all’Ars.
Questo gruppo di ventenni domenica andrà a votare. Molti ancora non sanno dove mettere la crocetta. Di una cosa però sono convinti: che da lunedì qualcosa sicuramente cambierà. Forse in meglio. Forse in peggio. Speriamo, dice Luigi, che chi andrà al governo torni a parlare di noi e delle cose semplici e genuine. E vere.

Salvatore Picone

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