Raro, ma molto aggressivo: attenti al Tumore del Pene

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Il carcinoma del pene è un tumore che condivide la stessa storia naturale del carcinoma del cavo orale, dei genitali femminili e del canale anale. Sintomi e terapia. I principali fattori di rischio. Gli unici a non esserne colpiti gli ebrei e i musulmani della Nigeria.

carcinoma

Variazione dell’aspetto della pelle del pene: cambiamento di colore, consistenza ( la pelle diviene più sottile e spessa in alcune aree), presenza di ulcere o noduli sul pene più o meno dolorosi o addirittura asintomatici, piccole placchette biancastre o rossastre sulla superficie sul glande.

La fimosi, l’infiammazione cronica, coito precoce, promiscuità, condilomi da papilloma virus (il rischio aumenta da 3 a 5 volte), cattiva igiene, fumo di sigaretta, sono i fattori di rischio identificati del carcinoma del pene.

Il carcinoma del pene è un tumore che condivide la stessa etiologia e la stessa storia naturale del carcinoma del cavo orale, dei genitali femminili  e del canale anale. E’ un tumore raro, ma nei paesi con minore igiene e maggiore promiscuità l’incidenza può raggiungere 10 casi per 100.000 abitanti (Uganda, alcune zone dell’Africa e del Sud America). Invece, l’incidenza del cancro nel pene, nelle comunità che praticano per motivi religiosi la circoncisione, è zero; il tumore è dunque assente fra gli ebrei e i musulmani della Nigeria.

Il DNA del papilloma virus umano è stato identificato nel 70-100% dei casi. Dal Giugno 2006, negli Stati Uniti, è in commercio il primo vaccino per la prevenzione del carcinoma cervicale e di altri HPV associati nella donna e la sua somministrazione è raccomandata già per le ragazzine di 11-12 anni, ma la vaccinazione viene raccomandata anche per i giovani maschi, e qui siamo un po’ indietro sia in Sicilia che nel resto d’Italia. Il carcinoma “spino-cellulare” del pene, rappresenta oltre il 95% di tutti i tumori di quest’organo; gli altri più frequenti sono il melanoma maligno e il carcinoma baso-cellulare, che rappresentano un altro 3%.

Il carcinoma del pene è molto aggressivo ed è estremamente importante lo studio del coinvolgimento linfonodale, in quanto questo tumore, ha il suo drenaggio primario nei linfonodi inguinali suddivisi in 5 regioni, pertanto, se alla palpazione degli stessi, ci fosse palpabilità di metastasi, ne scaturirebbe la valutazione del fattore prognostico di sopravvivenza. Circa il 25% dei pazienti con linfonodi non palpabili presentano micrometastasi al momento della diagnosi, per cui in questi casi, è indicata un’ecografia inguinale ed eventualmente una biopsia ecoguidata. La ricerca di metastasi a distanza dovrebbe essere seguita dopo documentazione della presenza di metastasi inguinali, perché le seconde non possono esistere senza le prime. Una TAC addomino-pelvica è indicata solo nei casi in cui i linfonodi siano coinvolti.

Per lesioni limitate al prepuzio e al solco prepuziale, è sufficiente un’ampia escissione locale associata alla circoncisione. Il trattamento invece per il tumore primitivo, che prevede lesioni superficiali, considera la terapia conservativa: chirurgia laser, che è il trattamento di elezione, in quanto garantisce la conservazione dell’organo. Per i tumori invece che coinvolgono la parte distale dei corpi cavernosi è indicata l’amputazione parziale del pene e questi pazienti possono essere candidati alla successiva fase ricostruttiva. In altri casi invece, l’amputazione è totale.

Vi chiederete come si procede in una situazione così tanto invalidante per un uomo adulto o per un giovane uomo, senza addentrarci in quelli che sono i cedimenti psicologici causati da un arresto delle normali attitudini della vita in genere, nel senso che ci si può chiedere, a questo punto, come un uomo possa svolgere le normali funzioni quali, per esempio, quella della minzione. Chirurgicamente si procede con una “ureostomia perineale”, la creazione cioè  di sbocchi all’esterno per la fuoriuscita di urina. Gli interventi legati all’amputazione del pene, anche per via delle emorragie a carico dei vasi (a livello femorale per esempio) a causa di processi necrotici ( 30-70% dei casi), devono essere eseguiti da chirurghi esperti. La terapia, attraverso la radioterapia post intervento chirurgico, certifica una percentuale di fallimenti superiore alla percentuale di fallimenti dopo chirurgia. In Svezia sono state eseguite valutazioni annuali ripetute sulla qualità di vita di un gruppo di pazienti trattati con laser terapia per i carcinomi non avanzati del pene ed alcuni di essi sono stati capaci di riassumere l’attività sessuale. Fatta eccezione per l’aspetto estetico, una buona parte di questi pazienti, non lamentava grosse difficoltà nella qualità e stile di vita.

Allo stato attuale, circa l’80% dei pazienti con carcinoma del pene, può essere guarita soprattutto se viene inviata ai centri di eccellenza. Il supporto psicologico è molto importante. Cosa consigliare? Sicuramente una maggiore igiene, la vaccinazione precoce (prima che si intraprendi l’attività sessuale), minore promiscuità…sicuramente, in tal modo, si riduce l’incidenza e la probabilità si sviluppi questo tipo di tumore. E’ bene ricordare che i sintomi riportati sopra non  sono unicamente ascrivibili al tumore del pene, altre patologie di tipo benigno a carico di quest’organo possono presentarsi con tali caratteristiche…per cui è indispensabile rivolgersi sempre al medico in caso di dubbio.

foto da internet

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