Racalmuto. Un grande avvenire dietro le spalle?

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Mai come in questa fase, c’è un rincorrersi di fotografie, memorie, rimembranze, ricostruzioni. Racalmuto, come il resto d’Italia, guarda al passato per consolarsi di un terribile presente. Prigionieri del giorno di ieri? Una comunità che guarda con incertezza e paura al domani

Racalmuto, foto VenturiniLa maggior parte delle persone rimpiange il passato. Il passato è sempre pieno di speranze, di ambizioni, di sogni, a volte realizzati, a volte no. E’ legittimo che ciascuno rilegga con nostalgia, con tenerezza, la propria giovinezza: per questo costruiamo album di fotografie, conserviamo ricordi, collezioniamo reliquie. Ma se questo diventa il sentimento prevalente di una comunità allora rischia di diventare pericoloso.

 

 

L’Italia è un Paese pieno di revival, di memorie, di rimpianti: gli anni Sessanta, gli anni Settanta, gli anni Ottanta. Di fronte al terribile presente, minaccioso e fosco, il passato è una boccata d’aria. D’altra parte, il passato è sempre perfetto, consolatorio e confortante perché immutabile, tanto che molti filosofi hanno affermato che l’onnipotenza di Dio si ferma davanti al passato che nemmeno Dio stesso può più modificare.

Racalmuto, nel suo piccolo, è specchio dell’Italia. Ne è metafora, avrebbe detto Leonardo Sciascia. Mai come adesso, Racalmuto guarda al suo passato. Sulle pagine facebook, nei blog, nei commenti, nelle foto riesumate dagli archivi e postate, nelle ricostruzioni di presepi viventi, è una gara a ricostruire il passato. Opera grande e meritevole, in un paese pieno di memoria, geloso (se così di può dire) della propria storia e della sua tradizione. D’altra parte, proprio Sciascia spiegò che la memoria fa l’uomo presente: riessere, questo è il problema.

L’impegno di ricostruire il passato, di datarlo, di farlo rivivere, di ricostruirlo attraverso immagini, postille, testimonianze è un’opera importante e necessaria in una comunità. Così si costruisce la propria identità, così si raccolgono le forze nei momenti difficili, rifacendosi al proprio passato. Cosa che questo stesso giornale ha fatto e fa ancora spesso.

“A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti”, scriveva Foscolo. E a egregie cose, ancora adesso, possono accendere le memorie di quanto di buono si è fatto, nel passato più o meno recente, in questo paese che perfino nelle sue pietre trasuda della salda connessione tra ieri e oggi.

Ma il domani? Il domani (che è già iniziato, ad esempio in campo politico, con il primo gennaio 2014, quando si è aperto l’anno delle consultazioni comunali e quindi di un futuro di ritorno alle pratiche della democrazia elettiva) sembra sospinto in un luogo indefinito, turbolento e misterioso. E’ comprensibile che proprio in questa fase il pensiero collettivo sia rivolto al passato, forse perché il futuro appare troppo incerto.

Sarà il passato – con le sue buone intenzioni, con le sue speranze, con i suoi volti giovani ora scomparsi o invecchiati – ad aiutarci ad affrontare il domani? Speriamo di sì, altrimenti resteremo prigionieri del giorno di ieri. Altrimenti finiremo per pensare che Racalmuto ha un grande avvenire, ma ormai dietro le spalle.

Colpi di Spillo

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