Racalmuto, quella disgrazia che scosse un intero paese

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Nelle saline le condizioni di lavoro erano terribili. Nell’aprile del 1962 la morte di tre minatori del paese provocò enorme sensazione. Ecco come “L’Unità” raccontò quella tragedia. 

Racalmuto. I funerali di Angelo Brunetto, Filippo Villa e Michelangelo Cardillo

Il 6 febbraio del 2013 Malgrado tutto pubblicava un articolo di Giuseppe Speciale, (clicca su link per rileggerlo) capo della redazione siciliana del quotidiano l’Unità, che descriveva le lunghe lotte dei minatori siciliani e la Dichiarazione dei diritti degli zolfatari di Racalmuto

Avevo trovato quel pezzo sull’archivio storico dell’Unità e mi ripromettevo di cercarne altri. Mi ha sempre appassionato, sin da adolescente, la ricerca di ogni notizia su Racalmuto, passione alimentata nel passato attraverso la frequentazione di tante biblioteche siciliane e nell’ultimo decennio grazie al web.

E l’archivio storico dell’Unità, per tanti anni è rimasto disponibile per tutti: novantaquattro anni di storia d’Italia, una memoria storica costruita pagina dopo pagina dal 12 febbraio 1924 dai giornalisti e da una schiera impressionante di intellettuali, politici, sindacalisti, che hanno narrato la storia dell’Italia e delle sue idee.

Ma quando il giornale chiuse i battenti scomparve anche l’archivio dal web: fortunatamente, prima dell’oblio e prima che le macchine venissero spente, qualcuno riuscì ad entrare in quell’archivio e scaricare gran parte di quell’immenso patrimonio che oggi è consultabile nel dark web, oscura parola che indica l’insieme dei contenuti presenti sul web e non indicizzati dai comuni motori di ricerca in quanto ospitati in siti il cui indirizzo è nascosto così come nascosta è l’identità di ciascun utente.

Senza entrare nel merito dei contenuti del dark web è proprio lì che siamo andati alla ricerca dell’archivio storico dell’Unità al fine di ampliare quella ricerca sui lavoratori delle miniere di Racalmuto, attraverso un quotidiano nazionale che, forse più di ogni altro, ha dedicato rilevante attenzione alle terribili condizioni dei carusi siciliani.

Quell’articolo del 6 marzo 1951, già pubblicato da Malgradotuttoweb, descriveva le disperate condizioni dei lavoratori della miniera di zolfo di Gibellini, appannaggio del cavaliere Vinciguerra ed il primo sciopero di ben ottomila operai di tre province, Agrigento, Caltanissetta ed Enna che si ribellavano ad una vera e propria condizione di schiavitù.

Ma anche nelle saline le condizioni di lavoro erano terribili e si perdeva la vita: ed ecco la nuda cronaca dell’Unità del 27 aprile 1962 che racconta la fine di Filippo Villa, Michelangelo Cardillo ed Angelo Brunetto: ai primi due il Comune di Racalmuto ha dedicato strade e parchi: sarebbe bello ricordare anche Angelo Brunetto.

Dall’ Unità del 27 aprile 1963

Giornata di lutto, oggi, per i minatori siciliani: due sciagure avvenute a poche ore di distanza l’una dall’altra, hanno provocato la morte di tre operai e il ferimento di altri quindici. La prima è avvenuta in una cava di salgemma a Racalmuto, la seconda in una zolfara di Gessolungo.

A Racalmuto l’operaio Angelo Brunetto, di 40 anni, ed il figlio del concessionario della miniera, l’insegnante Michelangelo Cardillo, di 27 anni, sono morti asfissiati in un incendio sviluppatosi all’interno della cava; un altro minatore Filippo Villa, di 30 anni, che faceva parte della squadra di salvataggio, è stato dato per disperso e si teme che sia già deceduto.

L’incendio si è sviluppato nel deposito di salnitro, zolfo e carbonella di vite, che vengono usati, in dispregio alle leggi di prevenzione per gli infortuni, per l’estrazione del salgemma.

Infatti, tali materiali — fra i quali il salnitro, esplosivo che bruciato diventa un potente veleno — vengono moliti all’interno della miniera con un rudimentale molino a pietra.

Durante tale lavorazione è facile che si provochino delle scintille.

Sembra che oggi, una di esse, abbia fatto incendiare lo zolfo e il salnitro depositati; in tutto almeno quindici quintali. Dopo una terribile deflagrazione, un denso fumo di vapori velenosi ha improvvisamente investito i 18 operai che verso le 10 si trovavano all’interno della miniera, intenti al lavoro.

La mancanza di maschere di protezione, ha costretto gli uomini a tentare il salvataggio verso l’esterno. Ma mentre quattro, che sì trovavano nei pressi dell’uscita, sono riusciti a salvarsi prima che un crollo ostruisse l’ingresso, gli altri tredici che lavoravano nel profondo hanno trovato un rifugio all’interno della cabina di un camion, che serve per il trasporto dei prodotti fino a Porto Empedocle.

Intanto, i quattro che erano usciti hanno gridato la notizia della disgrazia in paese.

Accorrevano allora le prime squadre di salvataggio formate dagli operai delle miniere di zolfo “Gibellini” e “Cozzodisi”.

Due delle vittime, Michelangelo Cardillo e Filippo Villa, facevano parte di queste squadre di salvataggi e pare che la loro inesperienza nell’adoperare le maschere di protezione abbia provocato la morte per asfissia.

Accorrevano più tardi anche i vigili del fuoco di Agrigento, che provvedevano a sgomberare l’ingresso della miniera ed a portare in salvo gli operai in grave stato di asfissia.

Uno di essi, Angelo Brunetto, era già cadavere.

Ricoverati negli ospedali di Racalmuto, Caltanissetta, Agrigento e Canicattì, molti degli altri si trovano tuttora in pericolo di vita.

La disgrazia ha provocato enorme sensazione per le condizioni di lavoro in cui si trovano gli operai del salgemma della provincia di Agrigento, che lavorano per oltre 10 ore al giorno per un salario di sole 1000 lire, senza alcuna tutela per la loro incolumità.

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