Racalmuto nun fa la stupida stasera

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I volti del ricordo. Giuseppe Scibetta, in arte Rascel da Racalmuto, con la sua comica ironia di tanto in tanto intratteneva in piazza turisti e giovani: “In questo paese non si ride più e non c’è rispetto per gli anziani, bisogna far qualcosa”. Ma cosa? “Insegnare l’umorismo ai ragazzi”

Giuseppe Scibetta in arte RascelRascel da Racalmuto, era sempre un turista in vacanza nel suo paese, a parte la paglietta mon amour. Scherzava Giuseppe Scibetta e faceva la battuta nella piazza di Regalpetra. Lo diceva apertamente che amava la stravaganza, nonostante in paese – sosteneva – c’è chi parla sempre a sproposito. Dannato paese che non si fa gli affari propri! Era davvero bizzarro l’ottantenne racalmutese che amava stare in piazza dalle nove alle undici. “Poi c’è caldo, diceva, e preferisco stare ai fornelli dove mi preparo pietanze straordinarie”. Mentre cucinava cantava e ballava. Lui era così. Amava essere personaggio.

Faccia simpatica con la battuta sempre pronta per gli amici, i ragazzi, i turisti. E lui un po’ turista si sentiva anche se da sempre viveva qui. In pensione, il lavoro per lui è stato un nemico. Ha sempre amato il mondo dello spettacolo e basta. Rascel era il suo mito: da ragazzo si sentiva un po’ come il grande attore comico. “Mi dicevano che gli somigliavo”, annuiva. Lo imitava quando si sentiva ispirato dalle cose che sentiva e che vedeva. Un po’ poliedrico, sapeva attorcigliare bene filastrocche di noti cantautori e versi suoi nati per caso.

Guardava i campanili della Matrice, poi si voltava e ricordava la piazzettaLa piazzetta come la ricorda il signor Scibetta com’era senza l’attuale fontana e piena di gente, pensando i tanti emigrati sparsi in tutto il mondo. Di getto canticchiava una delle sue surreali tiritere che somigliavano ai testi di Martelli e Tumminelli: “Io ti abbraccio amico caro, anche se sarai di là…”. E canticchiava, col sorriso, mentre al bar gustava il bicchiere di latte che ogni mattina accompagnava con una brioche.
Era uomo di mondo Scibetta-Rascel. “Conosco la Toscana e Roma e la Germania… -diceva- e i miei sketch hanno fatto divertire generazioni di ragazzi”.

Amava i giovani e come ogni vero artista Giuseppe Scibetta affidava tutto nelle loro mani: “Come si fa, come si fa – si arrabbiava – che nessuno pensa al loro futuro. E poi – aggiungeva – a Racalmuto nessuno li fa più ridere. Proprio così: questo paese non si diverte più, troppo litigarello, troppe gelosie e non solo tra i ragazzi”. E canticchiava a memoria le prime strofe di un’altra delle filastrocche del vero Renato Rascel: “È arrivata la bufera / è arrivato il temporale / chi sta bene e chi sta male / e chi sta come gli par“.

Sdrammatizzava spesso  con qualche aforisma la situazione locale. E,  romanticamente dedicava, in attesa di tempi migliori, i noti versi di “Roma nun fa la stupida stasera” alla sua Racalmuto: “…faje sentì ch’è quasi primavera, manna li mejo grilli pe fa’ cri cri…”.

 

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