Racalmuto. Ma a nessuno viene in mente di chiedere scusa?

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Elezioni e candidature. Il dibattito aperto da questo giornale è diventato uno scontro tra vecchio e nuovo. Un confronto interessante. Ma nessuna autocritica dalle forze e dai partiti che hanno portato il paese al trauma del commissariamento

Racalmuto, la piazzaMa i cittadini di Racalmuto avranno almeno il diritto di sentirsi chiedere scusa? Una piccola parola pronunciata da chi ha amministrato, magari per molti anni il paese: un modo per mettere fine al gioco, troppo comodo e troppo facile, di dare sempre la colpa a qualcun altro, nell’eterna pratica dello scaricabarile. Si torna alle elezioni dopo due anni di commissariamento. Chi faceva politica prima dello scioglimento e ora aspira a tornare nel palazzo municipale, ammetta almeno qualche responsabilità, piccola o grande, di azione o di omissione. E chieda scusa agli elettori. Un atto di onestà che forse nelle urne sarà ricompensato.

A Racalmuto si discute: questo paese amante del dibattito, anche polemico, non si tira indietro. E a oltre sei mesi dalle elezioni, la proposta provocatoria lanciata da questo giornale – e ripresa in molti interventi, tutti molto interessanti e sensati – di chiedere ai vecchi amministratori di fare un passo indietro, è andata inevitabilmente ad attorcigliarsi se il nuovo sia sempre meglio dell’usato sicuro, se siano meglio i vecchi o i giovani.

Allora è meglio precisare. Nessuno ha un pregiudizio, che pure sarebbe giustificato, nei confronti di chi in passato ha amministrato (non sempre bene) questo paese. Né, tantomeno, si ha fiducia cieca nel nuovo a tutti i costi. Nessuno è così ingenuo da credere che il fatto stesso di essere giovani o donne sia di per sé garanzia di efficienza. A meno di non voler credere ai proclami di chi, dentro un cupio dissolvi, vede il presente tutto nero e annuncia una svolta futura fatta di rose e fiori.

Ecco perché è meglio puntualizzare, rispetto ad alcune questioni sollevate su questo giornale in alcune delle opinioni espresse. L’ex assessore Giuseppe Guagliano pone delle questioni concrete e chiede che il confronto tra le forze che si candideranno alla guida di Racalmuto avvenga sui problemi irrisolti. Giusto, ma resta il sospetto che in questa prossima campagna elettorale non ci sarà candidato o forza politica che non prenderà di mira i commissari che negli ultimi due anni hanno amministrato Racalmuto. E ciascuno prometterà di fare meglio, di più e con volto meno severo.

Il Comune di RacalmutoGioco facile. Al momento del voto, i commissari non ci saranno più, non saranno coinvolti nel confronto elettorale, non saranno i veri avversari politici. Sarà facile scaricare su di loro inefficienze, ritardi, errori, tasse, aumenti e disfunzioni che pure ci sono stati. In subordine, le responsabilità saranno addebitate ai funzionari comunali, cosa che in verità ha già cominciato a fare il commissario Enrico Galeani con dichiarazioni che, onestamente, appaiono un po’ incomprensibili, visto che ciascuno potrebbe chiedersi come mai i dirigenti non siano stati sostituiti o pungolati se è vero, come sostiene Galeani, che non hanno prodotto i progetti ritardando così la realizzazione di opere e servizi.

Ma il tiro al bersaglio contro i commissari è trucco troppo semplice. Ancor più se praticato da chi ha amministrato il Comune negli anni precedenti allo scioglimento per infiltrazioni mafiose. E qui c’è il tasto dolente. Dal 10 aprile 2011, giorno dell’arrivo dei commissari del Viminale, non c’è stato nessuno – proprio nessuno – tra i vecchi amministratori e tra le forze politiche che hanno guidato il Comune fino a quel giorno, dai banchi della maggioranza o dell’opposizione, che abbia accennato un minimo di autocritica. Ha ragione il regista Beppe Cino quando dice: “Nessuno ha diritto di parola se prima non fa un’autocritica”.

Qui non si tratta di battersi il petto o di umiliarsi. Ma sarà diritto di ciascun cittadino di Racalmuto ottenere almeno delle scuse? Le scuse (politiche, s’intende) di chi ha sostenuto la vecchia giunta anche quando era necessario votarne la sfiducia; le scuse di chi è stato in maggioranza anche quando le maggioranze cambiavano; le scuse di chi è stato all’opposizione e non ha saputo denunciare con la giusta voce alcune delle cose poi rivelate nella relazione degli ispettori del Viminale; le scuse di chi non si è dimesso quando era saggio e opportuno.

Sarà diritto di chi va a votare di ricevere le scuse – naturalmente, ciascuno per la propria responsabilità – da parte di chi ha amministrato il Comune fino alla traumatica interruzione dello scioglimento?

E’ chiaro che non si può né si vuole impedire a nessuno di candidarsi. Ma è giusto chiedere ai vecchi amministratori, che hanno desiderio di ricandidarsi, almeno un atto di onestà.

Il neo segretario del Pd Vincenzo Maniglia fa un ragionamento sensato quando ricorda che già in passato il vento della novità ha prodotto guasti. Ma dal suo partito che, se non sbaglio, è stato in maggioranza quasi stabilmente negli ultimi vent’anni, mi sarei aspettato qualcosa di più. Un partito in teoria abituato a discutere, anche duramente, al suo interno, avrebbe il dovere di dire se e quando ha sbagliato e perché.

Altrimenti resta il gioco illusionista di far sparire le cause dello scioglimento, mostrando solo le mancanze e le storture di un’amministrazione commissariata. Quando un’impresa finisce in amministrazione controllata non si può dare tutta la colpa al liquidatore, ma bisogna interrogarsi su chi e perché ha portato l’azienda alla bancarotta.

Nessuno, dico nessuno, a partire dalle segreterie locali e provinciali di Pd e Pdl, tanto per citare i maggiori partiti presenti a Racalmuto, ha detto una parola sul commissariamento, sulle sue cause, sulla correttezza o meno di questo provvedimento. Silenzio. Forse imbarazzo, ma silenzio.

Il Pdl agrigentino forse tenta di far dimenticare che la proroga del commissariamento è stata firmata dall’agrigentino Angelino Alfano.

Mentre una delle ultime occasioni in cui il Pd si è fatto sentire, con il suo precedente segretario, ha detto che Racalmuto rischiava di subire “una doppia umiliazione, prima dalla Mafia e dallo Stato dopo”. Equazione sorprendente, se ho ben compreso, che non solo mette mafia e Stato (entrambi con la maiuscola) sullo stesso piano, ma sembra dimenticare che il Comune di Racalmuto non è cosa diversa dallo Stato, ma parte integrante, sua declinazione locale, suo avamposto territoriale di prima istanza. Racalmuto non è una Repubblica indipendente che, rovesciando il ragionamento, può permettersi di dire: né con la mafia né con lo Stato. Perché il Comune è già Stato.

Ecco, come la pensa Maniglia su questi argomenti? E come la pensa Guagliano? Cito questi due nomi solo perché sono quelli degli esponenti politici intervenuti nel dibattito aperto da questo giornale. Ma è una domanda rivolta a tutti coloro che hanno amministrato o sono stati in consiglio comunale negli anni precedenti, a tutti i partiti e le forze che hanno avuto un ruolo: come la pensate su quanto è successo a Racalmuto? E di chi sono le responsabilità, non dico personali, ma politiche?

Chi vorrà ripresentarsi agli elettori si faccia pure avanti, ma sarebbe giusto e doveroso che almeno prima chieda scusa, per quello che ha fatto o per quello che non ha fatto, contribuendo a trascinare il paese nel punto più basso della sua storia politica. E’ un passaggio obbligato per chi ha avuto il potere, se è vero che l’etica della politica è la responsabilità. Il resto è solo ipocrisia, il gioco astuto di chi torna alla ribalta e dice distratto: dove eravamo rimasti? Ma tutti sappiamo dove eravamo rimasti. E ricordiamo pure chi c’era.

Gaetano Savatteri

Per leggere gli articoli di Giuseppe Guagliano e Vincenzo Maniglia clicca qui sotto

http://www.malgradotuttoweb.it/prima-pagina/22-notizie-mt/2566-qracalmuto-ha-bisogno-di-una-stagione-di-veritaq.html

http://www.malgradotuttoweb.it/prima-pagina/22-notizie-mt/2595-maniglia-pd-qsbaglia-chi-cerca-il-prossimo-sindaco-fuori-da-racalmutoq.html


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