Racalmuto, il Pd indeciso sul sindaco: una donna o la lotteria delle primarie?

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La lenta marcia del Pd di Racalmuto per indicare il candidato. Puntare tutto su Angela Martorana o andare alle primarie di coalizione? Dilemma difficile per il partito che ha governato negli ultimi vent’anni

Angela MartoranaE’ lenta la marcia del Partito democratico di Racalmuto per l’indicazione di un candidato a sindaco. E non potrebbe essere altrimenti: il partito che a Racalmuto è stato maggioranza per un ventennio deve fare i conti con le sue molte anime, legate agli equilibri provinciali e nazionali. E non può permettersi di sbagliare candidato. Rischia di pagare un conto salato per gli errori del passato e, con il sistema maggioritario, non ci vuole niente a finire all’opposizione per una manciata di voti. Ecco perché il cammino è lento e tortuoso. In questa fase, il dilemma si può riassumere così: puntare tutto su un candidato forte, magari una donna, o andare alle primarie di coalizione (come sollecita anche il segretario provinciale del Pd Peppe Zambito), con il pericolo di ritrovarsi con un candidato debole o poco ligio alle indicazioni della segreteria?

Nell’ipotesi di puntare tutte le sue carte su una candidatura di appeal, il Pd pensa ad Angela Martorana, insegnante in pensione, animatrice dell’Arci e della Fidapa, molto attiva e stimata, proveniente da una famiglia che ha sempre masticato politica (è sorella dell’ex deputato regionale Federico Martorana, zia dell’ex segretario provinciale democratico Emilio Messana), anche se mai direttamente impegnata nella vita di partito.

Una figura sicuramente forte, non soltanto perché donna, ma per il suo impegno decennale nella vita sociale della comunità.

Angela Martorana, finora, non è stata consultata in modo ufficiale e il suo nome circola solo come ipotesi. E non è detto che voglia accettare. Ma il Pd deve fare anche i conti con le sue diverse anime, quella della cosiddetta “vecchia guardia” formata da Salvatore Sardo, Emilio Messana e Angelo Lauricella, tradizionalmente legata al parlamentare agrigentino Angelo Capodicasa e la frangia dei “giovani turchi” rappresentata da Calogero Giglia, Lillo Conte, Giovanni Salvo, più in sintonia con la nuova ondata renziana.

Le due anime comunque hanno trovato un accordo sul nome di VincenzoVincenzo Maniglia Maniglia, eletto segretario del Pd racalmutese. La sua segreteria, dopo un lungo letargo, ha dato segni di vitalità a partire dal documento di osservazioni al piano regolatore generale, con gli interventi sulla Tarsu e con una maggiore presenza, dopo circa due anni di silenzio del Pd sulle vicende comunali dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose e il conseguente commissariamento.

Lo stesso Vincenzo Maniglia, infatti, potrebbe essere un candidato a sindaco capace di ottenere consensi: insegnante, radicato nella vita del paese, ha buone carte e credibilità per andare a guidare una coalizione.

La delegazione incaricata dal Pd di esplorare la situazione politica e trovare convergenze con movimenti e partiti – è infatti probabile che il Pd non si presenti alle elezioni con le sue insegne, ma con una lista civica aperta ad altre esperienze – è composta dallo stesso Maniglia, da Giovanni Salvo, Giuseppe Guagliano, Salvatore Sardo e Calogero Giglia. Finora ci sono stati i confronti, con Sel, l’Udc, il gruppo di “Regalpetra Libera” di Sergio Scimè e con il Movimento 5 Stelle.

Sul tavolo resiste l’ipotesi di andare alle primarie di coalizione. Una scelta che solletica il Pd, anche alla luce della buona risposta ottenuta dalle ultime primarie di partito, perché sarebbe un’occasione per riattivare la vita elettorale della comunità e mobilitare i cittadini.

In questa logica, le primarie di coalizione sarebbero quindi aperte ai candidati della futura coalizione. Per fare questo bisognerebbe portare alle primarie al massimo cinque persone, dichiarando esplicitamente che il vincitore della consultazione sarebbe designato come candidato, mentre gli sconfitti andrebbero a far parte come assessori della squadra di governo della città. Insomma, cinque candidati garantiti al cento per cento.

Ma come evitare che alle primarie di coalizione si possano infilare degli outsider? Il rischio forte per il Pd è che le primarie di coalizione, aperte ai non iscritti al partito, possano veder prevalere qualche “guastafeste”, qualche irregolare magari capace di vincere le primarie con un colpo di mano, ma poi debole alle elezioni o, peggio ancora, ingestibile sul piano amministrativo.

Ecco perché la marcia del Pd verso la poltrona di sindaco è lenta e tortuosa. E i giochi sono ancora tutti aperti.

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