Racalmuto, il Comune ai ristoranti: “Proponiamo il menù di Montalbano”

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CULTURA A TAVOLA. In vista delle domeniche programmate a Racalmuto per gli itinerari “Le Vie dei Tesori”, il sindaco Messana e la giunta incontrano i ristoratori. Appuntamento giovedì 9 ottobre alle ore 17 nell’aula consiliare di Racalmuto. La proposta dell’assessore al Turismo Salvatore Picone.

Quale piatto particolare trovano i turisti e i visitatori nei ristoranti di Racalmuto? Se lo chiede l’assessore al Turismo e alla Cultura del Comune di Racalmuto Salvatore Picone che registra con soddisfazione l’adesione del paese di Sciascia alla rassegna palermitana “Le vie dei tesori” – che vedrà a Racalmuto due domeniche d’ottobre, il 19 e il 26, impegnate all’accoglienza dei turisti che parteciperanno all’iniziativa – e dopo un’estate all’insegna di iniziative e manifestazioni alcune delle quali organizzate per il progetto “La strada degli scrittori”.

Il pranzo di Montalbano

Il pranzo di Montalbano

“Qual è la differenza tra mangiare a Racalmuto o in qualsiasi altro paese siciliano”, dice Picone: “Serve la particolarità che ci rende unici. E in attesa di incontrare i ristoratori del paese – che quest’estate hanno registrato una buona presenza rispetto agli anni precedenti – e creare un circuito di interesse legato al mangiare bene, genuino e  sano, vorrei suggerire alcune idee. Bisogna – sostiene l’assessore – ripartire sempre dai libri, andare a cercare, per esempio, i piatti che amava cucinare Leonardo Sciascia la cui cucina era ‘ricca e assai barocca’, scrisse Gesualdo Bufalino”.

Leonardo Sciascia a tavola (Foto di F. Scianna)

Leonardo Sciascia a tavola (Foto di F. Scianna)

Picone cita proprio una ricetta suggerita da Sciascia: “Nel libro Occhio di capra, per esempio, Sciascia ci regala la ricetta del “Pitaggiu”.

LU PITAGGIU di Sciascia

Piatto estivo – e di solito si mangia freddo – composto di cipolla, zucca, peperoni, pomodori, patate, aglio (c’è chi aggiunge un po’ di sedano o qualche fogliolina di alloro). Tranne la cipolla e l’aglio, che si fanno soffriggere in abbondante olio di oliva un po’ prima, tutti gli altri ortaggi, in pezzetti, vengono versati insieme e si tengono a cuocere per circa mezz’ora. Si può preparare in tegame, aggiungendo poca acqua: e sarebbe qualcosa di simile alla minestra spessa (“potage épais”) dei francesi; o in padella, aggiungendo peperoncino ma eliminando la zucca“.

“Perché non ritroviamo “Lu Pitaggiu” tra i menù dei ristoranti di Racalmuto?”, si chiede l’assessore Picone. “Eppure potrebbe essere un’occasione in più per offrire qualcosa di unico.

camilleri racalmuto

Andrea Camilleri al teatro di Racalmuto

Anche il Commissario Montalbano ha mangiato a Racalmuto e nessuno ancora se ne è accorto. Andrea Camilleri, che dieci anni fa ha guidato la riapertura del teatro Regina Margherita e al quale va l’affettuoso grazie per la sua vicinanza al paese, ne La prima indagine di Montalbano fa mangiare cavati e salsiccia e taralli a Montalbano, proprio a Racalmuto”.

IL PIATTO DEL COMMISSARIO MONTALBANO

Ed ecco cosa scriveva Camilleri in quel libro: “Gli avivano ditto che dalle parti di Racalmuto c’era un ristorante quasi ammucchiato in una parte scògnita, ma indovi si mangiava seguendo le regole del Signuruzzu, e gli avivano macari spiegato come arrivarci… Si mise in macchina e partì. Da Vigàta a Racalmuto c’erano un tri quarti d’ora di strata, pigliando la via che passava sutta ai templi e che andava verso Caltanissetta. .. Era un gran cammarone con una decina e passa di tavoli quasi tutti occupati. Il commissario sciglì un tavolino vicino all’ingresso. Mentre si stava sbafanno il primo, cavatuna al suco di maiali condito con pecorino, dù òmini, ch’erano assittati poco distanti, pagarono, si susero e niscèro… Per secunno, mangiò sasizza alla brace. Ma quello che lo fece insallanire furono i biscotti del posto, semplici, leggerissimi e ricoperti di zucchero. I taralli. Sinni mangiò tanti da provare vrigogna”.

Sciascia nella vigna (Foto F. Scianna)

Sciascia nella vigna (Foto F. Scianna)

Ecco un altro menù da presentare non solo ai racalmutesi, ma soprattutto a chi viene da fuori. E magari pensare a cartelli che richiamano la cucina di Sciascia o al piatto di Montalbano.

“Non c’è tempo da perdere – dice l’assessore Picone – bisogna recuperare il tempo perduto. Ripartire da queste cose significa incentivare le agenzie turistiche e le scuole a venire a Racalmuto. Dopo aver guardato e ammirato le nostre bellezze quale migliore occasione di commentarle attorno ad un tavolo con i piatti amati da Sciascia e da Camilleri?”.

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