“Racalmuto e Grotte fanno parte della mia crescita umana e culturale”

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L’INTERVISTA La scrittrice Roberta Grazzani: “Devo molto alla Tartarina di Racalmuto”.

Gaspare, Nerina e i loro cuginetti sono in vacanza dagli zii di Sicilia. Un giorno, al mercato di Racalmuto trovano una bancarella che vende tartarughe e decidono di adottarne una. È la storia di un gruppo di ragazzi che da Grotte, accompagnati dallo zio, si spostano, un sabato estivo, al mercato settimanale della vicina Racalmuto. Una storia vera diventata fiaba trent’anni fa che ha consacrato al successo Roberta Grazzani, milanese, che da una vita scrive e progetta libri per bambini. Ha diretto riviste per ragazzi e si deve anche a lei “Popotus”, l’inserto, sempre per bambini, di Avvenire.

Eppure tante storie, i racconti e le fiabe di successo di questa scrittrice, hanno un po’ il sapore della Sicilia, del mare e della campagna, dei cortili e delle piazze dei piccoli paesi. Come è successo con Grotte e Racalmuto e ancor di più con una contrada il cui nome ci ricorda il prestigioso premio letterario. In contrada “Racalmare” Roberta Grazzani ha trascorso, sin dagli anni Settanta, quasi tutte le estati. Da qui nasce uno dei suoi primi libri Tartarina di Racalmuto.

Come nasce questa storia ce lo racconta l’autrice.

La storia nasce così come è descritta all’inizio. Un sabato mattina del 1989 sei ragazzini dai quattro agli undici anni e uno zio vanno alla ‘fiera’ di Racalmuto a fare la spesa. Con loro, confusa fra i bambini, ci sono anch’io. Ciò che accade quella mattina e i giorni successivi è la cronaca quasi fedele riportata nel racconto che io, tornata a casa dalla fiera, ho iniziato a scrivere ancora prima di sapere che cosa sarebbe successo nei giorni successivi.

Nella favola Lei descrive bene alcuni luoghi di Racalmuto. Come e quando ha conosciuto questo paese?

Devo partire da lontano. Da quando, negli anni settanta, iniziai a venire ogni estate in Sicilia, ospite di amici a Grotte, in località Racalmare. Mi sono subito affezionata alle persone, alle atmosfere, ai panorami così differenti da quelli del nord e con i ragazzi della famiglia che mi ospitava, nati al nord ma figli di siciliani, si andava in perlustrazione dei luoghi della zona. Con la curiosità degli esploratori, ci arrampicavamo con una vecchia cinquecento per stradette sassose, inoltrandoci in campagne sconosciute. Stavamo in silenzio, a lungo, a osservare dall’alto il panorama disteso con la geometria gialla e verde delle coltivazioni. La Sicilia ci trasmetteva il suo fascino. Tornati a casa, a Racalmare, io, seduta sul terrazzo, scrivevo storie per i miei bambini lettori, battendo sui tasti di una vecchia macchina da scrivere Olivetti 22.

La fiera di cui Lei parla nel libro è il mercato settimanale, quando ancora si svolgeva nel cuore del centro storico, in piazza Barona…

Il mercato di Racalmuto in una foto degli anni Novanta

Sì, lo ricordo benissimo. È, appunto il mercato che stava nel centro storico. In quel mercato venne comprata la tartaruga Tartarina. Ricordo anche quando, anni più tardi, il mercato fu trasferito in un luogo periferico, sopra Racalmuto. Fu una delusione, non lo riconoscevo più.

I personaggi del racconto sono reali? I ragazzi e gli zii di Sicilia?
Tutti i personaggi della storia sono reali, così come sono reali i loro nomi, da Lilì la più piccola di quattro anni, fino a Nerina, la più grande, anche se per Peppe e Gaspare sono stati necessarie delle variazioni d’età. Erano bambini e ragazzi cugini fra loro, figli e nipoti di giovani adulti.

Il libro è stato pubblicato negli anni ’90, poi ristampato nel 2009. Come è stato accolto, allora, dal pubblico? E a Racalmuto come fu accolto?

Tartarina fu allora uno dei miei primi “romanzi” per bambini. Fino a quel momento, dagli anni settanta in poi, avevo scritto racconti brevi per il mensile per bambini di cui ero responsabile. Fu proprio Tartarina ad aprire la strada ai romanzi. La storia fu accolta molto bene dal pubblico ed ebbe allora, nel 1990, diverse edizioni. Non mi pare, però, che a Racalmuto abbia avuto successo. Ne ebbe invece a Grotte dove l’unico libraio di allora ne ordinò copie in diverse riprese.

E più tornata in questo paese? Come lo ricorda?

A Grotte, e quindi anche a Racalmuto, sono tornata quasi ogni anno dai lontani anni settanta fino all’estate del 2016, quando il gruppo famigliare dei miei ospiti si assottigliò fino ad esaurirsi, ma Racalmuto rimane intatto e presente nei miei ricordi. Ricordo la bellissima chiesa Madre, luminosa nel suo barocco settecentesco con gli stucchi bianchi. La chiesa del Monte con la sua lunga scalinata, la strada principale dove Leonardo Sciascia “cammina” con il suo passo elegante. Il Teatro Regina Margherita, le chiese e i monasteri. Ricordo anche (e rimpiango) i cannoli siciliani della pasticceria Taibi e i filoncini di pane ancora caldo e croccante che spesso con zio Pippo andavamo a comperare in un antico forno. Racalmuto, Grotte e la Sicilia circostante fanno parte di una mia crescita umana e culturale che non ci sarebbe stata se non avessi avuto la possibilità, fin dalla giovinezza, di trascorrervi diversi periodi della mia vita.

Lei ha scritto tantissime storie e fiabe. Come inizia la sua avventura di narratrice?

La mia è stata davvero un’avventura. Erano gli anni sessanta. Ero stata assunta da pochi mesi in Università cattolicaa Milano, come aiuto segretaria del direttore amministrativo, quando un giorno il mio capufficio scoprì per puro caso che io scrivevo racconti fin da quando ero bambina. Tutto cambiò, allora, molto velocemente. Mi fu assegnata la responsabilità redazionale di Piccoli Amici e Giovani Amici, due riviste per bambini edite dall’Università cattolica. Si trattava di giornaletti di poche pagine a due soli colori, il rosso e il nero, e in redazione, dopo di me, non c’era nessuno…
Ma lì, in quei pochi metri quadrati di redazione, sepolta da montagne di appunti, lettere, disegni, bozze si realizzava il mio sogno di bambina. Davanti a me, invisibili ma reali, c’erano i sessantamila lettori di Piccoli Amici (bambini dai 5 ai 7 anni) e i quarantamila ragazzini preadolescenti di Giovani Amici. Li sentivo presenti, mi scrivevano, facevano domande, mandavano proposte e critiche. Più tardi, agli inizi degli anni settanta, i due mensili vennero fusi in uno solo, Giovani Amici, che divenne nel tempo, e fino agli anni duemila, uno dei migliori mensili per ragazzi italiani.
L’avventura iniziata per caso (se è lecito chiamare “caso” un disegno provvidenziale) non ebbe più fine. Ero poco più che un adolescente. Imparai a raccontare, mi perfezionai, cercai il mio stile, che si fece sempre più snello, mentre ogni mese dai tasti della mia macchina da scrivere nascevano racconti e fiabe.

La Sicilia, comunque, ha dato un gran contributo…

Il periodo siciliano, dagli anni settanta in poi, mi aiutò moltissimo. I racconti che scrivevo a Racalmare, nei lunghi pomeriggi fino al tramonto, seduta su una sedia con la Olivetti 22 sulle ginocchia, riflettevano i suoni, i colori e i profumi che mi circondavano.
Battevo veloce sui tasti fin quando la luce sul terrazzo si faceva viola mentre in fondo oltre il mandorleto e i campi gialli delle stoppie, al di là della valle, il sole si appoggiava sulle colline e scendeva piano piano, fino a scomparire come inghiottito.

Poi vennero i romanzi, Tartarina di Racalmuto per prima, e subito dopo Nonno Tano che ebbe fin dalla prima edizione del 1992 un successo strepitoso, e di seguito nel tempo In viaggio con nonno Tano, Che famiglia nonno Tano, Nonno Tanoe la casa delle streghe.
Ora, a distanza di decenni, mentre gli anni incalzano, mi pare che il tempo si sia come raccolto in un’unica storia. E il passato si sia fatto tutto presente.
Attualmente ho al mio attivo più di sessanta libri per bambini e adolescenti, oltre a centinaia di racconti e fiabe. I 4 libri della serie di Nonno Tano, a distanza di decenni, continuano ad attirare lettori. Nonno Tano, il primo, quest’anno è arrivato alla ventitreesima edizione. E l’avventura iniziata decenni fa, continua.
I bambini mi scrivono, ma mi scrivono anche quegli adulti che sono stati i bambini di ieri. Molti dei miei lettori non sanno che io sono una “ragazza” del nord, nata e cresciuta in Lombardia nella campagna lodigiana. Sono convinti che sia siciliana, nata nei luoghi che descrivo nei miei racconti. Questo “riconoscimento” mi fa molto piacere.

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One Response to “Racalmuto e Grotte fanno parte della mia crescita umana e culturale”

  1. roda battista Rispondi

    24/09/2018 a 8:39

    Complimenti! Un caro saluto

    RODA Tino

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