Racalmuto, costruiamo le nuove stagioni

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Trasparenza, impegno e legalità per evitare altri disastri

Racalmuto, panorama dalla MatriceNell’inverno più brutto di Racalmuto, i vecchi partiti di un’epoca che sembra lontanissima, la società civile, la gente di buona volontà, tanti uomini di cultura provarono a scongiurare lo scioglimento del consiglio comunale anche con appelli tardivi, ignorati nel marzo di quest’anno dallo Stato, intervenuto con la mano pesante, con il bollo dell’infiltrazione mafiosa rovesciata sull’amministrazione della città di Leonardo Sciascia. Un provvedimento adottato dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri che dichiarò di averlo firmato con animo turbato. Pensando a Sciascia, ovviamente, alla Fondazione che porta il nome dello scrittore, al Teatro che fu presieduto da Andrea Camilleri, forse anche a fermenti culturali come il gruppo di Malgrado tutto, ad altre voci come i siti “Regalpetra libera” o “Castrum Racalmuto domani”, capaci, seppure a intermittenza, di accendere curiosità e attenzioni da quest’angolo siciliano che con buona dose di autoironia provammo un tempo a proporre come “il paese della ragione”.

Turbata, ma costretta a ratificare l’epilogo di una procedura determinata dai guasti legati ai mafiosi e all’ignavia di chi non era riuscito a liberarsi di cattive frequentazioni e pessime abitudini, il ministro Cancellieri firmò. Con quella sua amarezza rimbalzata su un paese scettico e sospettoso dove il Comune rimarrà per un anno e mezzo senza sindaco, amministrato da un prefetto e da due vice commissari, una terna chiamata a ricostruire le regole della legalità, a tagliare rami secchi, a superare la fase dei piccoli grandi imbrogli per restituire agli abitanti di Racalmuto la possibilità di costruire un proprio futuro senza lacci, senza padrini.
Quando si annunciò questo passo, pensando proprio alla necessità di un futuro da realizzare miscelando economia con turismo e cultura, alcuni di noi si affrettarono a cercare un contatto istituzionale per sensibilizzare personalmente il ministro nelle scelte da compiere. E ci affidammo al leader di Confindustria Sicilia Antonello Montante che, insieme con Ivan Lo Bello e Giuseppe Catanzaro, guida il nuovo corso di un’imprenditoria, dicono, decisa a trasformare la legalità in occasione di crescita, civile ed economica, pronta a praticare la strada trasparente di protocolli e codici etici.
Un contatto tradottosi nell’arrivo della stessa Cancellieri a Racalmuto, proprio nel giorno di insediamento dei tre commissari, il 10 aprile. Prova di un’attenzione ricambiata solo in parte dalla nostra cRacalmuto, panoramaomunità. Attonita. Anche preoccupata. Soprattutto dentro il municipio dove si erano consumati alcuni dei guasti culminati nello scioglimento. Ma fu allora che proprio il ministro, dopo aver visitato il Comune, parlando dalla Fondazione Sciascia, invitò Racalmuto, tutti noi, a essere presenti e partecipi nella nuova fase che si avviava. Anche costituendo una assemblea cittadina, un comitato o qualcosa di simile per aiutare, stimolare e controllare il lavoro dei tre commissari.
Era un invito alla partecipazione rimasto incredibilmente inascoltato da una città che in questi tre mesi si è bloccata, diciamolo, riconosciamolo, scrutando sempre diffidente il complesso lavoro di chi si è ritrovato davanti a una montagna di inefficienze, di particolarismi, di favoritismi, di vecchie inadempienze. Una per tutte: l’inagibilità del Teatro comunale, rimasto aperto prima e dopo Camilleri senza le necessarie autorizzazioni. E tanto per restare a questo caso, ecco l’impegno dei commissari, segnato da frequenti riunioni operative al Viminale, produrre adesso una riapertura finalmente completata da tutti i necessari visti mai prima ottenuti.
Si, c’è finalmente un Teatro con le carte a posto.
Ed è anche per questo che il ministro Cancellieri torna a Racalmuto tre mesi dopo, il 24 luglio, accompagnata dal ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi. Torna per consegnare alla città un teatro che dovrà fare a meno, per il momento, di 50 poltrone, ma che può contare su 196 posti, in attesa di un ulteriore intervento per il quale si pensa a una sottoscrizione. Torna la Cancellieri, ma non troverà l’assemblea o il comitato che aveva suggerito di costituire a una Racalmuto invitata a partecipare, rimasta sostanzialmente lontana dai commissari, stordita come un pugile che non riesce a riprendersi dal K.O., ignara a tanti livelli della grande opportunità offerta grazie a questa particolare attenzione dello Stato.
Trascorsi i primi tre mesi, spente le luminarie della Festa del Monte, con il fine di ricominciare a camminare sulle proprie gambe, come dovrà un giorno accadere con le nuove elezioni, Racalmuto deve adesso dimostrare a se stessa di esserci. Lo deve nel nome di Sciascia e lo deve fare ricordando la chiave di una di quelle lettere di Aldo Moro dal nostro scrittore radiografate in un indimenticabile pamphlet, le parole indirizzate dalla prigione delle Br al segretario della Dc, Zaccagnini: “Perché qualcosa cambi, dobbiamo cambiare anche noi”.
Da un sistema deteriorato, nel suo punto di massima caduta, può scattare una scintilla per la riconversione, per la catarsi, purché decidiamo di cambiare noi stessi, cominciando a cancellare l’idea dello scambio fra elargizione e consenso, di un “familismo amorale” in cui, al di là di ogni proclama, prevale un arraffare della famiglia che pensa solo a se stessa.
Noi come siciliani siamo spesso stati prigionieri non solo della mafia, ma di un sentire comune che si adatta, accetta, tollera, ammicca, senza capire che costruiamo così la nostra gabbia.
E’ tempo di riportare a ragione o voltare le spalle a chi ha pensato di poter considerare pascolo privato la politica, la burocrazia, istituzioni ed enti ispirati anche a grandi valori culturali, gli affari economici di una società che ha bisogno di un’economia vitale, non di un mercato controllato e soffocato da pochi.
E’ il momento di alzare la testa contro gli arroganti e i profittatori. Senza manicheismi e purghe, distinguendo filo da filo, comprendendo che soprattutto nei piccoli centri un po’ tutti sono amici, parenti, conoscenti. Ma che parentela, amicizia e conoscenza non sono reato e nemmeno possono diventare sospetto fine a se stesso. Mai considerando l’insieme un grumo indistinto dal quale prendere le distanze. Come rischierebbe di accadere agli stessi commissari se non sostenuti (e controllati) da una assemblea, da un comitato, chiamiamolo come vogliamo, un luogo che sia di confronto continuo, aperto e trasparente.
Altrimenti sentiremo ancora sussurrare che i commissari non parlano con nessuno, che sono lontani dalla città, mentre a volte mi pare che siamo noi lontani da noi stessi.
Non dobbiamo ascoltare i sussurri, ma prendere atto del disastro, se è vero che i commissari hanno trovato un Comune dove basterebbero 100 impiegati in meno rispetto ai 250 in servizio. Specchio di una sorta di malinteso welfare foraggiato, per quanto riguarda i cosiddetti precari, dal sostegno di una Regione con le casse vuote.Sala del Consiglio comunale
Il disastro è anche un asilo con 21 bambini e 18 operatori. Un asilo privato fallirebbe. Il disastro è una piscina comunale con le mattonelle divelte, mai inaugurata e subito distrutta, ristrutturata, ancora una volta saccheggiata e mai utilizzata. Il disastro è l’edificabilità dei terreni agricoli dove il limite massimo dello 0.03 con un magico colpo di penna diventa 0.20. La motivazione è sempre quella di costruire o ripristinare la casa del fattore, come servizio all’agricoltura. Mentre si sono tirati su ville e castelletti. Con l’effetto di ritrovarsi oggi con 900 seconde case e 200 in vendita, ma senza compratori, come si danna chi non ha i soldi per pagare l’Imu.
Mistero su come siano stati rilasciati tutti i necessari nulla osta. Denunciate le irregolarità, rischiano grosso proprietari e burocrati. Con lo stupore di chi scopre che il ragioniere del Comune è un geometra. Titolo atipico per far di conto, al di là di ogni personale impegno e con tutto il rispetto per i geometri. Ovvero che la segretaria comunale lanciava gare per gli appalti cui partecipava l’impresa del marito. Roba di poco conto. Poche migliaia di euro. Come nella maggior parte delle gare e delle ditte citate nella relazione prefettizia che portò allo scioglimento. E per questo potrebbe apparire sovradimensionato il riferimento alla mafia per chi ha un’idea di Cosa nostra in tanti casi proiettata su business di ben altro spessore.
Ma qui bisogna intercettare una mentalità che permea la società in cui viviamo ad ogni livello. E ad ogni livello bisogna ripristinare le regole che debbono valere per tutti.
E’ quel che si può fare adesso, cominciando dalle strutture portanti di quell’asse economia-turismo-cultura che speriamo possa rivelarsi un motore indipendente per la rinascita. A patto che trasparenza e impegno per la città diventino la cifra comune di enti e istituzioni. A cominciare dal Teatro e dalla Fondazione. Senza orticelli privati. Tutto alla luce del sole. Sempre con le porte aperte a chi a Racalmuto vive, per partecipare e controllare.
Questo accade in piena estate, passato l’inverno. Si tratta di costruire le nuove stagioni. Ognuno facendo la propria parte.

Felice Cavallaro

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