Qui Radio Grotte: oggi vanno in onda i nostri ricordi

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Nel 1976 nasceva a Grotte RTG, una delle prime emittenti radiofoniche della provincia di Agrigento. Un’esperienza breve, ma molto significativa. Ecco come la ricordano quanti ne furono protagonisti.

radiocollage

Salvatore Bellavia

Radio Grotte? Nessuno sa che rischiai di essere impiccato

Salvatore Bellavia

Salvatore Bellavia

Correva l’anno 1976 …Di anni ne sono  passati tanti da quando la R.G.T.  cominciò le sue trasmissioni. E qui ho veramente bisogno di entrare nei meandri della memoria per ripercorrere i fatti e gli episodi che hanno preceduto e seguito  l’apertura di una “radio libera” a Grotte.

Se mi soffermo a riflettere per capire fino in fondo cosa mi abbia spinto allora a compiere ciò che, per quel tempo, è stata certamente un’avventura, un’avventura piena d’incognite le risposte che mi dò sono tante.

Tra le molte altre ragioni, penso proprio che il tutto trova origine nel fatto che essendo nato nella prima metà del secolo scorso, la mia fanciullezza e  la mia giovinezza, oltre che nei libri, prestati generosamente da amici, e nei giornali letti nei vari circoli ricreativi, hanno trovato svago e conoscenza  nelle trasmissioni radiofoniche, che assiduamente, e direi quasi religiosamente, ascoltavo.

La radio, quindi, mi è stata  amica e compagna dei sogni e delle  speranze di cui si è nutrita la mia giovane fantasia e l’ansia di conoscenza di un mondo diverso da quello in cui vivevo, e continuo a vivere. Per me coltivare la fantasia, l’immaginazione non ha significato eludere la realtà:  ha significato e significa colorare il quotidiano con pennellate di sogni e di poesia.

L’ansia e la voglia di conoscere il “ nuovo”  non mi hanno abbandonato anche quando la giovinezza era già dietro le spalle e la vita mi aveva caricato di tante concrete responsabilità.

Quando “ scoppiò ” in Italia  il fenomeno delle “radio libere” per me fu quasi naturale pensare di aprirne una a Grotte. Nulla io sapevo di cosa occorresse per realizzare  una “ Radio” e quindi  cominciai a chiedere in giro per avere qualche indicazione. Il caso volle che un giorno  incontrassi G. D’Angelo, marito della mia cara amica Lella Polizzotto; esauriti  i convenevoli di rito, si parlò di lavoro e nel corso della discussione venne fuori che…. era fornitore o/e rappresentante di attrezzatura radiofonica.

Gli feci tante domande, alcune risultarono essere assolutamente sciocche e non pertinenti e ciò per effetto della mia ignoranza in materia di tecnologia. Mi spiegò che occorreva trovare nell’etere una frequenza libera, disporre di un trasmettitore da collegare ad un’antenna, che doveva essere collocata più in alto possibile, e acquistare altra apparecchiatura.

Assalito da febbrile entusiasmo, seduta stante  gli chiesi una bozza di preventivo di spesa. Gli dissi che avevo bisogno di qualche  settimana  di tempo per decidere. Ma in cuor mio avevo già deciso. E proprio perché  avevo deciso, da quel momento cominciai a contattare gli amici  che ritenevo disponibili ad aiutarmi a realizzare la  nostra  “ Radio ! “

Con grande entusiasmo aderirono al mio invito Lillo Agnello, Mimmo Spataro, Giovanni Cipolla, Egidio Terrana, Armando Caltagirone e con essi tanti altri miei e loro amici. La famiglia Licata ( Emanuele) ci diede gratis la disponibilità di un su appartamento sito in Via Dante, di fronte alla chiesa di San Rocco: si procedette alla sua insonorizzazione con mezzi di fortuna.

Non passò un mese dal mio incontro con il Sig. D’angelo che, grazie alla collaborazione tecnica di Mimmo Spataro e di Giovanni Cipolla, già tutto era pronto per cominciare le prove di trasmissione: quando si aprì il microfono e fu lanciato il primo brano musicale seguito dalla voce di Egidio Terrana che annunciava l’inizio delle trasmissioni fui assalito da grande emozione e da  frenetica allegria: il mio sogno si era realizzato: la voce di  Grotte attraverso l’etere avrebbe raggiunto altre comunità.

Tutto bene. Ma non volevo e non volevamo che la nostra “Radio” si limitasse a trasmettere musica e dediche a richiesta degli ascoltatori: la nostra ambizione era quella di  fare una “radio” diversa da quelle che cominciavano a perversare nell’etere; e allora si costituì un comitato di redazione che programmò un radiogiornale, una rubrica di letteratura e teatro – una rubrica  di “ incontri e dibattiti “ oltre a delle rubriche musicali tematiche.

Dopo qualche anno, avendo constatato che la potenza del trasmettitore non era più adeguata alle nostre esigenze si decise di acquistarne uno molto più potente e, nel contempo trasferire la “radio”  in Via Dante, che è come dire il punto più alto del paese. Il professore Antonio Lauricella chiese e ottenne di entrare, con  un suo uomo di fiducia, nella persona di Enzo Calì, nella direzione della “radio” obbligandosi a versare un contributo economico.

Per chiudere questo mio scritto, mi piace ricordare un aneddoto, che ancora oggi  ripensandoci mi fa sorridere.

Quando decidemmo di acquistare un nuovo e più potente ripetitore, mi fu segnalato che a Canicattì c’era un certo signor Greco che era in grado, su commissione di costruirlo. In compagnia di Lillo Agnello andai a trovarlo nel suo laboratorio. Gli  rappresentai le  nostre esigenze e, dopo lunghe e defaticanti trattative, convenimmo il tipo di trasmettitore, il prezzo e la data di consegna.

Uscendo dal laboratorio alzai gli occhi verso il soffitto e vidi un fil di ferro con appesi una serie di pupazzi legati per il collo, al signor Greco che ci accompagnava chiesi cosa fossero quegl’impiccati, e lui con un soave sorriso così mi rispose:

  • Lei si è salvato perché abbiamo concluso l’affare. Se non avessimo concluso avrei preso un altro pupazzo gli avrei dato il suo nome e l’avrei impiccato, perché è questa la fine di coloro che entrano qui dentro e non diventano miei clienti.

Lo guardai come si può guardare un pazzo, e pensai che la Santa Inquisizione aveva ancora  dei proseliti che si dilettavano a giustiziare  in “ effìgie”.

Enza Baldo

E’ proprio bello poter dire: io c’ero

Enza Baldo

Enza Baldo

“IL MIO PAESELLO BELLO”! Così mi piace iniziare questa mia testimonianza ricordando “Radio Grotte”

È  l’affettuosa espressione, spesso utilizzata da mia madre, quando talvolta, lontana dal suo paese, ne parlava con gli occhi velati di malinconia.

In questo “paesello bello”, grazie allo spirito innovatore di alcune persone attente alla crescita culturale di Grotte, nasce la nostra radio locale.

Tutti i ricordi di quel periodo mi riconducono emotivamente ad una sola parola: entusiasmo.

Si’, era proprio l’entusiamo che ci teneva uniti, giovani e meno giovani, allo scopo di offrire al nostro paese. Un servizio d’avanguardia e di apertura non solo verso il contesto locale, ma anche nazionale, che viveva in quegli anni particolari difficoltà politice e sociali.

Era l’entusiasmo che ci spronava, nelle calde giornate d’Estate, a chiuderci in quella semplice stanza sicuramente non troppo tecnologica, a “Santu Roccu”, per confrontarci, mettere insieme le nostre idee e…creare i vari programmi.

In nome di un autentico e imparziale spirito giornalistico si raccoglievano le notizie, si confezionava il rediogiornale, cercando di ampliare il gruppo dei nostri fedeli ascoltatori ed ottenere maggiori consensi.

Era proprio l’entusiasmo che ci rendeva fieri di far parte di uno staff di collaboratori impegnati in qualcosa di utile e importante, motivo di orgoglio e vanto del nostro paese.

La Radio ci apparteneva, eravamo pienamente coinvolti e, pur tra difficoltà e sacrifici, si andava avanti con grinta e fermezza.

Oggi l’entusiasmo di quegli anni ormai lontani viene riempito dai bei ricordi. E in questa particolare circostanza è proprio bello poter dire: io c’ero.

Col cuore, mi auguro che a Grotte, in questi tempi supertecnologici, siano rimasti giovani, e anche meno giovani, capaci di provare ancora lo stesso entusiasmo per promuovere nuove iniziative rivolte a rinnovare e ad incentivare lo spirito culturale dell’intera collettività.

Potremo, così, a continuare a parlare di Grotte come  “IL MIO PAESELLO BELLO”.

Un caro saluto a tutti

Armando Caltagirone

Era il tempo dei contatti umani

Armando Caltagirone

Armando Caltagirone

La domanda mi porta indietro nel tempo, un lungo, lunghissimo tempo i cui ricordi si sovrappongono inevitabilmente con l’attualità. Ieri e oggi, è inesorabilmente: Ruit Hora. Diventa quasi inevitabile ricordare, per restare in tema, i versi contenuti nella raccolta Odi Barbare di Carducci: “E precipita l’ora. O bocca rosea, schiuditi: o fior de l’anima, o fior del desiderio, apri i tuoi calici: o care braccia, apritevi”.

Sentimentalismi a parte, nel confronto i due periodi sono completamente diversi nel modo di pensare e di agire. Quello passato era il tempo dei sogni dove ci si accontentava di poco; quello di oggi è invece il tempo dove si ha tutto o meglio si crede di aver tutto. Era il tempo dei contatti umani, del dialogo, del confronto e dello scontro, ben diverso da quello di oggi: del rapporto virtuale, dove le distanze sono state apparentemente eliminate, sei con tutti e nello stesso tempo solo con te stesso (miracoli della tecnologia), dove il contatto fisico avviene con i polpastrelli del pollice e dell’indice su un display, sfiorando la mania che speso si scioglie in demenza.

Quello di oggi è Il tempo dell’apparire più che dell’essere: apparire a qualsiasi costo e si pensa di esser vivi sol perché si esprime un semplice “mi piace” su Facebook, su Whatsapp. La terminologia è rigorosamente esterofila e questo denota tutta l’insipienza di questa che sosteniamo essere la nuova civiltà. Un popolo che rinuncia al proprio idioma è un popolo destinato a perdere la propria identità.

Dopo questa breve digressione ritornando alla domanda che mi ha fatto risvegliare un ricordo, anzi tanti ricordi, attingendo alla memoria posso serenamente affermare che quegli anni sono stati segnati da conquiste sociali: gli effetti e gli influssi del 1968 si facevano ancora sentire ed era presente nella coscienza di tanti giovani.

A scatenare il proliferare, in pochi mesi, su tutto il territorio nazionale, delle radio libere è stata la famosissima sentenza della Corte Costituzionale del 28/07/1976, n. 202 che ha dichiarato illegittimo il monopolio di stato sulle trasmissioni radiofoniche.

Privi di mezzi, soprattutto finanziari, un manipolo di giovani squattrinati, chiamati a raccolta su impulso e sostegno non solo economico, da Salvatore Bellavia, ideatore e animatore di innumerevoli iniziative culturali a cui tanto deve la comunità locale, ha dato vita, animati da tanta buona volontà, a qualcosa di diverso dagli altri; Infatti RTG (Radio Trasmissioni Grotte), aveva un taglio diverso: non solo musica (e ora arriva sul secondo piatto), ma tanta informazione su fatti locali collegandoli a quelli nazionali. E’ stata assicurata, per un certo periodo, l’edizione giornaliera di un radiogiornale e programmi su personaggi politici locali con partecipazione di pubblico in studio e da casa, attraverso il telefono, che oggi prenderebbero il nome di Talk show, risultando precursori dei tempi.

Ricordo con estremo piacere un programma da me ideato, condotto e diretto dal titolo “Ring” a cui hanno fattivamente collaborato, dando un tocco di estrema eleganza e professionalità, persone che non rivedo da quasi 40 anni, qualcuno è anche scomparso, che vivono nel ricordo carico di stima e di affetto.

Carmela Fantauzzo

Ancora oggi, quando posso, ne parlo

Carmela Fantauzzo

Carmela Fantauzzo

Parlare oggi di una radio locale con tanto entusiasmo susciterebbe ilarità. MA quarant’anni fa!!!  Si, sono passati quarant’anni da quando a Grotte nacque la radio locale, una delle prime radio che andavano sorgendo nei vari paesi.

E che entusiasmo noi giovani! Ero allora universitaria e ogni fine settimana ritornavo da Palermo a casa e il mio primo pensiero era la radio! Si sceglievano le più belle canzoni del momento: Baglioni, Battisti, De Gregori…, si ricevevano le telefonate e si accontentavano le richieste…e poi si faceva anche cultura.

Ricordo un 25 Aprile in cui lessi tra le lettere dei condannati a morte della Resistenza, “Lettera alla madre” di Sandro Pertini, che emozione!

Sono passati quarant’anni e ancora oggi, rischiando di sembrare ridicola e nostalgica, quando posso ne parlo.

Filippo Baldo

Con una mano tenevo un panino e con un’altra comandavo i cursori del mixer

Filippo Baldo

Filippo Baldo

Favolosi e indimenticabili gli anni ’70, capaci di creare le condizioni per facilitare ed accelerare i cambiamenti nella società. La musica, non immune, viene fortemente modificata e a sua volta riesce ad influenzare i comportamenti, gli usi e i costumi. Arriva anche da noi il Soul, nato dalla fusione del Rhythm and Blues, del Gospel con la musica Rock. È la musica dell’anima, (questa è la traduzione del termine) un genere musicale particolarmente orecchiabile e ballabile.

Il Soul mi fa compagnia da  tanti anni; era ed è il genere musicale da me preferito, pensate che negli ’70 mi dava la forza e l’energia per dare il massimo, quando conducevo una trasmissione radiofonica dal nome BIG MEAL (era il nome di un panino) dall’emittente RTG (Radio Trasmissioni Grotte), la nostra amata radio libera: mi rivedo già davanti a un mixer mentre trasmetto musica soul.

Certi ricordi mi commuovono, hanno segnato in maniera indelebile i migliori anni della mia vita.

Indimenticabili i momenti in cui, con una mano tenevo un panino e con un’altra comandavo i cursori del mixer. Quanti giovani collaboravano e quanti preferivano assistere alle trasmissioni, forse per qualcuno la nostra radio ha dato l’input per seminare le proprie idee e per dare alla propria vita una palese virata nell’agitato mare di quegli anni.

Radio Trasmissioni Grotte è stata molto importante per “noi giovani”, per avere dato un forte contributo etico-sociale e culturale, per proporre, per confrontarsi e per crescere insieme.

Come sarebbe bello rifare una radio libera……………, mi rivedo già al comando di una nave che trasporta note musicali.

Ignazio Cardinale

Quella indimenticabile rissa durante un Consiglio comunale a Racalmuto

Ignazio Cardinale

Ignazio Cardinale

Prima di rispondere alla domanda mi preme plaudire all’iniziativa per ricordare che la piccola comunità grottese è stata sempre attiva e sensibile ai fenomeni innovativi.

Detto ciò e per restare in tema, un ricordo, seppur lontano nel tempo, è rimasto indelebile. L’episodio riguarda la registrazione radiofonica di una seduta del Consiglio comunale di Racalmuto, allorquando, unitamente a Lillo Agnello, siamo stati spettatori e testimoni di una rissa tra il Sindaco e un consigliere di minoranza.

Ricordo perfettamente che l’intera seduta fu condizionata dalla nostra presenza. Ogni componente il consesso prima di intervenire si assicurava che gli operatori della radio stessero registrando.

La riflessione che feci allora da giovane e che confermo ancora oggi è la credibilità di cui godeva, per serietà e professionalità, Radio Trasmissioni Grotte, seguita da un numero di ascoltatori che andava oltre i confini di Grotte e dei paesi limitrofi.

Maria Paola Sciarrotta

Feci coppia con tutti, tranne che con il mio futuro marito

Maria Paola Sciarrotta

Maria Paola Sciarrotta

Il ricordo che ho di RTG è innanzi tutto quello di una Radio prevalentemente e piacevolmente “colta”, dove trovavano grande spazio, oltre alla musica e all’informazione, molti programmi culturali. Citarli tutti è impresa difficile, ma posso sicuramente dire che erano molto seguiti. Erano tanti, infatti, gli ascoltatori che durante le trasmissioni, che andavano tutte rigorosamente in diretta, telefonavano per confrontarsi sui temi che venivavano affrontati.

La linea editoriale di una Radio “non banale”, sensibile soprattutto ai fermenti culturali, sociali e politici di quegli anni, proposta da Salvatore Bellavia e Lillo Agnello, si rivelò subito vincente, ma soprattutto gratificante per il gruppo di giovani che con con gioia e passione condividevamo quel progetto.

Ricordando, devo anche confessarvi che c’è una cosa che ancora oggi un po’ mi rode. Alla conduzione del Radiogiornale vi erano sempre due conduttori: un uomo e una donna. Degli uomini i più abituali erano Lillo Agnello, Armando Caltagirone ed Egidio Terrana. Delle donne io, Laura Di Bartolo ed Enza Baldo. Non ci crederete, ma mai, anche una sola volta, nella conduzione del Radiogiornale feci coppia con Egidio, il mio futuro marito.

E adesso, per chiudere, lasciatemi mandare un grande bacio a “scorpioncino mio”. Chi è? Questo non lo dirò mai.

Scherzi a parte, sono stati anni meravigliosi, grazie per avermi dato la possibilità di ricordarli.

Egidio Terrana

Dedico questo articolo a Lillo Agnello

Egidio Terrana

Egidio Terrana

Il ricordo di quegli anni, credetemi, suscita in me una grande commozione. Nelle testimonianze che mi hanno preceduto è stato praticamente detto tutto.

E allora consentitemi, oggi, di dedicare questo articolo ad una meravigliosa persona che non c’è più: Lillo Agnello.

Di lui, di tanti altri, e di quegli anni torneremo a parlare tra qualche mese.

Questo è quanto abbiamo concordato con Salvatore Bellavia, e lo faremo nel corso di una serata nella quale contiamo di riunire tutti i protagonisti di quella e di tante altre esperienze che tra gli anni settanta e ottanta fecero di Grotte un importante polo culturale nell’ambito del nostro territorio.

 

Lillo Agnello

Lillo Agnello

Le foto sono tutte degli anni settanta

 

 

 

 

 

 

 

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3 Responses to Qui Radio Grotte: oggi vanno in onda i nostri ricordi

  1. Angelo Rispondi

    11 ottobre 2016 a 8:36

    Qui radio grotte,oggi vanno in onda i nostri ricordi.Buongiorno signor Egidio mi rivolgo a lei perché lo conosco ,anche se ho avuto il piacere di conoscere altri promotori della radio circa quarant’anni fa.La mia domanda è perché non fare rivivere i vostri ricordi. Con una radio web .Un cordiale saluto a tutti voi
    Angelo

  2. Ignazio Rispondi

    11 ottobre 2016 a 14:39

    Fantastici… I picciutteddi!!! (anche se ne avete dimenticato qualcuno) Se solo i giovani d’oggi avessero tanta inventiva, coraggio, intraprendenza e….. Voglia di vivere!!!!

  3. Mariangela Morreale Rispondi

    10 ottobre 2017 a 12:56

    Ricordo con emozione quando per la prima volta accendendo la radio ho sentito voci e nomi del mio paesello.Ogni giorno si accendeva la radio per ascoltare tanta buona musica e programmi culturali. Grazie a chi con passione e dedizione teneva vivo il paese. Che sarebbe bello se i giovani di oggi con spirito ed entusiasmo potessero riprendere a far funzionare di nuovo Radio Grotte.

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