Quel sintomo inconfessabile che tormenta milioni di persone

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Incontinenza urinaria: anzitutto parlarne. Guarire si può.

incontinenza 1La “perdita urinaria” è un sintomo spesso inconfessabile. Ancor oggi, pochi pazienti si rivolgono al proprio medico di famiglia, soprattutto le donne, eppure in Italia la prevalenza dei soggetti affetti da incontinenza urinaria, si aggira tra il 12 e il 20%. A me si rivolgono amici, amiche, tutti quelli  con cui ho un rapporto più o meno confidenziale. Mai i conoscenti. L’incontinenza urinaria, è l’incapacità di controllare e trattenere l’urina e la gravità di tale disturbo è variabile: da perdite minime (una o poche gocce), fino alla perdita completa del contenuto vescicale. La vescica è l’organo a forma di sacca deputato al contenimento dell’urina; l’uretra è il canale che collega la vescica all’esterno. Questo canale viene mantenuto chiuso da un meccanismo sfinterico (muscolare); ma l’uretra può non avere una chiusura sufficiente a garantire la tenuta dell’urina quando aumenta la pressione nella vescica.

Le cause del malfunzionamento sono svariate, fra queste ricordiamo: gli interventi chirurgici sulla prostata nell’uomo, a seguito di accidentali lesioni durante l’intervento di strutture nervose. Nelle donne i fattori che possono favorire l’insorgenza dell’incontinenza sono: l’obesità, l’uso di farmaci con effetto collaterale in tal senso, che provocano atrofia del tessuto tessutale di supporto vescicale, la menopausa, per via della carenza di ormoni estrogeni deputati, fra le tante funzioni ad essi attribuite, al buon funzionamento del tratto muscolare genito-urinario.

La perdita involontaria dell’urina si verifica quando viene esercitata pressione sulla vescica: colpi di tosse, starnuti, salti, riso, sollevamento pesi, corsa. Esiste il caso della vescica iperattiva,  che non va confusa con l’incontinenza urinaria: qui il riempimento  dell’organo non avviene in modo graduale, ma è interrotto da capricciose contrazioni con spasmi della muscolatura vescicale. Questo può verificarsi anche a seguito di infezioni,  responsabili altresì di contrazioni muscolari involontarie, o per malattie neurologiche, sia a livello del sistema nervoso centrale che periferico, o per traumi dell’uretra ( condotto che unisce la vescica con l ‘esterno per la fuoriuscita dell’urina) per esempio traumi del bacino oppure per il semplice invecchiamento…eh già, anche la vescica invecchia di riflesso con il progredire dell’età, nel senso che ogni sua azione corrisponde alla diminuzione dell’attenzione da parte del soggetto o  per il venir meno della memoria (ricordare di dover urinare). Quando si urina durante il sonno si parla invece di ” enuresi notturna”.

L’incapacità di controllare le perdite urinarie  durante il giorno, ovunque la persona si trovi, nello svolgimento di normali attività quotidiane come uscire, fare la spesa, andare a lavorare, fare all’amore, oltre a problemi igienici, provoca non pochi disagi psicologici poiché la perdita involontaria dell’urina suscita, ovviamente, sentimenti di imbarazzo e di vergogna, al punto da indurre coloro i quali soffrono di questo disturbo all’isolamento sociale, al silenzio, all’apatia.

incontinenza 3Cosa fare per risolvere l’incontinenza urinaria? Anzitutto parlarne con i medici di famiglia, anche per escludere altre patologie più meno gravi o insidiose, ed affrontare  concretamente il problema per risolverlo. Per il medico è indispensabile anzitutto comprendere se la perdita di urina è inquadrabile come  un caso isolato, oppure no. Quindi affidarsi ad urologi esperti del problema una volta appurato si tratti di incontinenza urinaria, ma anche ai fisiatri, esperti nell’insegnare norme di comportamento in queste situazioni cliniche; geriatri della III età. Se l’incontinenza non è un sintomo unico, ma associato a dolore, bruciore, difficoltà durante la minzione, perdita di sangue con l’urina, si deve provvedere anzitutto ad un’ecografia ( anche i calcoli renali possono essere una causa, o fatto ancor più grave, l’insorgenza di un tumore).

Il “diario minzionale” è importantissimo e consiste da parte del medico e dello stesso paziente, nella registrazione accurata del comportamento della vescica durante l’intero giorno: in pratica consiste nell’annotare per alcuni giorni, la quantità e la perdita dell’urina. Questo è un documento fondamentale per inquadrare la natura e la gravità del problema. La terapia va incentrata sullo stile di vita e sull’esercizio fisico. Per esempio, non bere alcuni liquidi contenenti caffeina, come l’alcol, il caffè, il Te, le bibite gassate o alcuni tipi di succhi di frutta, capaci di esercitare azione diuretica. E ancora, i dolcificanti artificiali e il fumo di sigaretta che, oltre ad essere  una delle cause del tumore alla vescica, causa la tosse che aumenta la pressione addominale e dunque  la fuoriuscita involontaria dell’urina. Fra le terapie ricordiamo la rieducazione pelvica, che prevede la esecuzione di esercizi specifici (ginnastica vescicale) associati ad elettrostimolazione con lo scopo di rinforzare la muscolatura. Esistono anche farmaci  utilizzati in tal senso e, nel caso la donna non avesse controindicazioni, la terapia estrogenica sostitutiva. Si possono usare anche gli anti-depressivi per ridurre la contrattilità vescicale, ma 5milioni d’italiani sono affetti da vescica iperattiva…tanti!! Riprendiamoci la salute, i rimedi esistono, la medicina va avanti e guarire…si può.

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