Quel “grido del cuore” per ridare speranza ad una Sicilia martoriata

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Il ricordo di Don Baldo Reina della visita di Giovanni Paolo II ad Agrigento. Come si sta preparando l’Arcidiocesi per celebrare la ricorrenza

Don Baldo ReinaA vent’anni dalla visita di Papa Giovanni Paolo II, avvenuta l’8 e 9 maggio 1993, l’Arcidiocesi di Agrigento si prepara a celebrare l’importante ricorrenza. Dall’1 al 13 maggio sarà un continuo di incontri di preghiera e di riflessioni, a partire dal consueto raduno dei Giovaninfesta: quest’anno avverrà a Sambuca di Sicilia e, per l’occasione, sarà ripreso il discorso pronunziato da Papa Woityla ai giovani, allo stadio Esseneto. L’8 maggio si snoderà una fiaccolata da Piano San Gregorio fino al Tempio della Concordia. Il 9 maggio, alle 18, si svolgerà il convegno: “Giovanni Paolo II e la storica visita ad Agrigento a vent’anni di distanza: ricordi, attualità, profezia”.

 

 

Interverranno monsignor Carmelo Ferraro, ch’era il vescovo di allora, il presidente del Tribunale; Luigi D’Angelo, che parlerà della lotta alla mafia in provincia di Agrigento, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, associazione contro tutte le mafie; lo storico Settimio Biondi, che ricorderà la visita del Papa ad Agrigento, allora commissariata; il presidente della Camera di Commercio, Vittorio Messina, in rappresentanza del mondo delle imprese, e l’arcivescovo monsignor Francesco Montenegro, che ha fortemente voluto celebrare questi vent’anni. Tra chi ricorda oggi quei momenti e le riflessioni che scaturirono, è Don Baldo Reina, Vicario episcopale per il coordinamento Pastorale.
– Che cosa ricorda di quella storica visita?
“Avevo 23 anni, ero ancora in Seminario, giovane studente di Teologia. Rammento molti momenti e un coinvolgimento emozionale molto forte. La visita del Papa fu anticipata da una preparazione spirituale di diversi mesi: una mobilitazione generale in tutte le comunità parrocchiali con momenti di preghiera, di formazione, di catechesi. Fummo coinvolti anche nell’aspetto organizzativo, con la predisposizione degli inviti e dei manifesti da far pervenire nelle varie parrocchie della Diocesi. Rammento la commozione collettiva della veglia di preghiera, in attesa dell’incontro con i giovani, allo Stadio Esseneto. Fu allora che il pontefice chiese anche un’assunzione di responsabilità, ci disse di rialzarci, di essere protagonisti della nostra storia. Nel pomeriggio , incontrò gli imprenditori al Palacongressi e li spronò ad avere una cultura d’impresa, a non aspettarsi tutto dallo Stato, ad unire creatività e solidarietà”.
Giovanni Paolo II ad Agrigento– Quali furono le sue impressioni?
“Giovanni Paolo II arrivava in visita da noi, ad Agrigento, dopo diversi anni di pontificato ed aveva già dato un’impronta di rinnovamento a tutta la Chiesa. Si avvertiva, allora, il bisogno di una parola forte, che riuscisse a scuotere le coscienze: erano avvenute le stragi di Capaci e di via D’Amelio, qualche anno prima era stato ucciso il giudice Livatino. Era una Sicilia molto scossa da questi avvenimenti. Si attendeva dal Papa un messaggio che riuscisse a ridare speranza a questa terra”.
– Dunque, l’anatema contro la mafia non fu una sorpresa?
“Fu una sorpresa dal punto di vista dei protocolli; infatti, aveva pronunciato già l’omelia, ma alla fine della messa a Piano San Gregorio prese il microfono e, a braccio, pronunciò l’anatema contro la mafia, definito anche il grido del cuore,perché è questa l’impressione che tutti ne ebbero: che quelle parole sgorgassero dal suo cuore”.
– Quali giudizi dà del pontificato di Karol Woityla? È possibile un paragone col pontificato di Ratzinger o, anche se è ancora troppo recente, con quello di Papa Bergoglio?
“Secondo me, c’è tra i tre pontefici una continuità. Malgrado la diversità di carattere e di formazione, in loro c’è un grande bisogno di rinnovamento di una Chiesa più aperta al mondo.

Anna Maria Scicolone

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