“Quel giorno a Megolo”

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Gotte, l’affascinante storia di Pino Bennici. Terzo capitolo.

Nel nostro fotomontaggio Salvatore Bellavia, Giovanni Volpe, Mimmo Butera e Venerando Bellomo, autori della ricerca su Pino Bennici, che sarà data alle stampe nel gennaio del 2019

Ebbi notizia dell’esistenza di Pino Bennici, con mio sommo stupore, il 15 settembre del 1990 a Megolo, un paesino arroccato nelle montagne dell’Ossola, teatro dei sanguinosi scontri durante la guerra di liberazione tra nazifascisti e partigiani e sede della gloriosa ed effimera repubblica dell’Ossola, nata dall’orgoglio e dal coraggio dei gruppi partigiani e soffocata crudelmente dalla reazione e dalle violente rappresaglie naziste.

Quel giorno, si celebravano i funerali di Giancarlo Paietta, dirigente comunista e capo partigiano. Dal piccolo centro la folla commossa e disciplinata si inerpico’ per le stradine montane, fino a raggiungere il piccolo ed isolato cimitero, dove il leader politico aveva scelto di riposare, perché proprio su quelle terre era caduto il giovane fratello Gaspare, combattendo per la libertà e la democrazia.

Pino Bennici dovrebbe essere il sesto della fila del gruppo di partigiani

Diversi erano i reduci partigiani, riconoscibili dallo sguardo fiero dagli occhi lucidi e dai fazzoletti rossi, azzurri e gialli, che esibivano, legati  attorno al collo, che indicavano le brigate di appartenenza e le relative formazioni di origine . Conobbi il mitico comandante ” Bruno”, al secolo Albino Caletti, uno dei capi storici della Repubblica partigiana dell’Ossola, al quale spettò un intervento intenso sulla lotta sostenuta da Pajetta sui quei monti, disprezzando l’attuale speculazione storico-politica tesa a ridimensionare il valore ed il vivido significato dell’epopea resistenziale. Dopo l’orazione, mi avvicinai, per congratularmi e, apprendendo che venivo da Grotte, mi rivelò con entusiasmo di aver già sentito il nome di questo paese: infatti era il luogo di nascita di un compagno partigiano, dal nome di battaglia “Agricolo”, che aveva strenuamente combattuto nella brigata garibaldina ” Pinin Strada”, liberando diversi centri montani e partecipando entusiasticamente alla liberazione di Alba, immortalata dagli scritti di Fenoglio.

Alcuni reduci delle formazioni partigiane mi narrarono con trepidazione  dell’incredibile azione di “Agricolo” per sottrarre da un’imboscata tesa dal nemico due guide partigiane, attraverso un gioco ingegnoso di luci e riflessi, che indusse i tedeschi a credere di essere circondati da intere bande della resistenza. Quell’impresa gli valse l’ammirazione dell’intero stato maggiore partigiano, forse anche dello stesso Pajetta. Pino Bennici condivise le privazioni, i disagi ed i pericoli dei compagni durante la guerra, ma, alla fine della guerra, improvvisamente dopo la parata nel giorno della Liberazione di Torino, in cui sfilò insieme al liberatore della città sabauda, Pompeo Colajanni, il famoso compagno “Barbato”, scomparve misteriosamente, così come era comparso su quelle gloriose montagne, subito dopo l’armistizio. Alcuni dei presenti hanno sostenuto che possa essere partito per la Russia, altri che abbia potuto  raggiungere dei compagni, reduci della Guerra Civile  di Spagna, in Francia.

Bennici nel corteo dei partigiani nel giorno della liberazione di Torino

Mentre su Megolo scendeva un armonioso tramonto montano, costellato da una sottile ma gelida pioggerellina, che sembrava accompagnare con naturale solennità gli ultimi momenti delle esequie del tenace e coraggioso comandante “Nullo”, mi avviavo verso i pullman per il ritorno; salutando con emozione quegli uomini, che avevano risollevano con la lotta ed il sacrificio l’onore e la dignità della nostra nazione. Consapevole che tra quei giovani generosi vi era stato un grottese, che aveva lasciato in quei luoghi una indelebile memoria; ma, amareggiato dal fatto che il ricordo di questo eroe solitario sia stato paradossalmente rimosso, forse con una certa colpevole superficialità, dai suoi stessi concittadini.

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One Response to “Quel giorno a Megolo”

  1. gigirestivo

    gigirestivo Rispondi

    10/09/2018 a 17:26

    Caro Mimmo, avevo letto con interesse gli articoli di Venerando Bellomo e Salvatore Bellavia su Pino Bennici e continuavo a chiedermi dove avevo sentito quel nome.
    Leggendo adesso il tuo pezzo il ricordo è tornato vivido: Grotte, 28 settembre del 2001, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria Pietro Ingrao.

    In quell’occasione, nell’avvicinare Ingrao, gli chiesi se potesse autografare o fare una dedica su una prima edizione de “La Bandiera degli elettori italiani”, il libro di suo nonno Francesco Ingrao, poi ristampato da Sellerio, a 125 anni dalla prima edizione.

    Sorpreso che conservassi una tale reliquia di cui lui aveva soltanto una copia e dopo una piacevole conversazione sui miei interessi mi disse che avrebbe avuto piacere se cercassi notizie su tale Pino Bennici, suo compaesano e partigiano, raccontandomi proprio le vicende che tu ricordi nel tuo articolo.

    Purtroppo, per mille impegni, lasciai cadere la cosa ed oggi mi fa piacere che lo state ricordando.

    Con la stima di sempre.

    Gigi Restivo

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