Quel che Sciascia si è perso

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Speciale teatro 2003-2013/Dieci anni dopo

 Le ansie, le preoccupazioni e la frenesia che accompagnarono la riapertura del teatro amato dallo scrittore di Racalmuto. La testimonianza di un protagonista di quei giorni

Il presidente Ciampi in teatroC’è un prima e c’è un dopo. C’è una lunga notte – ricordate? – una notte lunga quarant’anni. Una notte fatta solo di polvere, legni marciti, poltrone devastate. Una notte di buio, nella quale con il cuore stretto si passava davanti alla facciata del nostro teatro, sapendo che là dietro c’era solo abbandono. Poi, per altro tempo ancora, abbiamo aspettato: con pazienza, a volte con rabbia, altre volte con speranza. Ma i tempi erano lunghi. Non era più la notte, ma nemmeno l’alba: c’erano lavori in corso, eterni, accidentati, indefiniti. Quarant’anni così, di nulla o quasi nulla. C’è un prima e c’è un dopo. Il dopo è cominciato il 14 febbraio 2003. Ed è stata subito un’esplosione di colori, di suoni, di festa. Riapriva il teatro, il nostro teatro, così a lungo atteso, così a lungo cercato. E riapriva con i suoi incantevoli stucchi, i suoi ori, i suoi velluti, i suoi riflettori. Una festa alla quale ha voluto partecipare anche il capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, in visita qui a Racalmuto, in visita al nostro teatro: era questo il dopo che avevamo immaginato.

Ma il teatro riapriva, soprattutto, con un’identità forte, con una stagione già delineata, con la guida illustre di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale (oggi Direttore artistico dello Stabile di Catania), e con un assetto gestionale che, collocandosi nella scia delle grandi istituzioni culturali d’Italia, aveva scelto di procedere attraverso la costituzione di una Fondazione di alto prestigio, svincolata dagli interessi della politica, lontana dalle beghe di piccolo cabotaggio: una struttura di garanzia, a tutela degli scopi alti che il teatro si prefiggeva, a garanzia dei cittadini di Racalmuto, a garanzia del prestigio che questo teatro aveva e voleva avere.

Il primo Consiglio d’amministrazione

Il primo consiglio di amministrazione, in carica per tre anni, a titolo completamente gratuito, venne formato grazie alla disponibilità di professionisti del calibro di Felice Cavallaro, Antonio Foscari, Francesco Giambrone, Gaetano Savatteri: scelte non casuali perché tutti eravamo d’accordo nel riconoscere a queste persone, ciascuno nel proprio campo, grande eccellenza.

E nei primi anni di vita del teatro, al momento di varare il cartellone delle stagioni, al momento di approvare i bilanci, ciascuno ha offerto la propria competenza, le proprie idee, le proprie esperienze: due giornalisti (Cavallaro e Savatteri, visceralmente legati a Racalmuto), un docente universitario (Antonio Foscari) che aveva firmato il progetto di restauro del teatro, un operatore culturale (Francesco Giambrone, oggi assessore della nuova giunta Orlando) che aveva riaperto il Massimo di Palermo.

Ciascuno di loro ha dato il suo tempo, la sua energia, il suo contributo a un progetto che se non aggiungeva nulla ai loro curricula, dava invece grande rilievo a quanto si stava facendo a Racalmuto e per Racalmuto.

Un percorso preciso, dunque: anche nelle scelte artistiche, varate e condivise dall’allora Cda, sulle proposte di Camilleri e Dipasquale, c’era un disegno forte e chiaro: un teatro fatto di cose concrete, di occasioni culturali importanti, di artisti di fama riconoscibili. Un itinerario culturale che, consapevolmente, rifiutava la scelta comoda e scontata di nani e ballerini, starlette e saltimbanchi.

Quindicimila spettatori

Teatro Regina Margherita

Ci sono state stagioni in teatro ed all’aperto, rassegne di teatro amatoriale che hanno coinvolto le compagnie del territorio, più di quindicimila spettatori – tra cui migliaia di studenti – hanno spalancato gli occhi per lo stupore di fronte alla magia di un sipario che si apre e della vita che va in scena.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie ad una macchina organizzativa messa in piedi in pochi mesi che era in grado di gestire il borderò, il botteghino, il sistema delle prenotazioni, l’accoglienza, le scenografie, le luci, i cambi di scena, l’ospitalità, le chiamate in palco, la parte amministrativa.

C’erano lavoratori, sbrigativamente chiamati socialmente utili, che hanno costruito un patrimonio di conoscenza e di esperienza, trasformando giorno dopo giorno il loro lavoro in un insieme di nozioni, informazioni e attaccamento verso il teatro, il loro teatro, il nostro teatro. A questi lavoratori, che ancora oggi costituiscono la ricchezza del teatro, per il loro know-how, dovrebbe ancora andare il ringraziamento di tutta la comunità, perché se il teatro è aperto molta parte del merito è anche di questi uomini e di queste donne.
L'omaggio al PresidenteLa scuola dei mestieri

C’è stata anche una “Scuola dei mestieri teatrali” che coinvolse alcune decine di giovani che si formarono dentro questo nostro teatro, ciascuno in base alla propria vocazione e al proprio talento: giovani che lo fecero innanzitutto per amore verso il teatro, perché in questo teatro hanno stretto amicizie e vincoli, perché in questo teatro hanno vissuto momenti entusiasmanti, perché di questo teatro erano anima e motore. Giovani che oggi, sanno fare un mestiere che, per alcuni di loro, è stato un’opportunità e un destino.

Nel rivedere con calma i fotogrammi di quegli anni, i molti articoli pubblicati, le testimonianze lasciate dagli artisti sul libro d’onore del teatro, mi sono accorto di quanto questa esperienza sia stata eccezionale. Bisogna andare a leggere cosa hanno scritto attori abituati ai grandi teatri metropolitani, di fronte all’efficienza del nostro gioiello. Bisogna sentire cosa dicevano, con un misto di invidia e ammirazione, quelli che venivano da fuori quando mettevano piede in questa piccola macchina che si muoveva con eleganza e grazia.

Comune di RacalmutoUn lungo cammino

Ma bisogna anche sapere quanti sforzi e sacrifici sia costato il raggiungimento di questi obiettivi.

Nel giugno del 2002, quando assunsi la carica di Sindaco la situazione relativa al restauro del teatro era veramente avvilente: l’impresa aggiudicataria dell’ultimo lotto di lavori era allo sbando: il cantiere presidiato da pochi operai i quali procedevano lentamente nell’esecuzione dei lavori in attesa di un ulteriore proroga che avrebbe dovuto essere concessa dall’assessorato regionale ai Beni culturali; proroga ritenuta inutile dagli uffici della Regione, pronti ad aprire un contenzioso che avrebbe bloccato i lavori per gli anni a venire.

Dovevano ancora essere iniziati i lavori per la sistemazione della platea e del palcoscenico, dovevano essere pavimentati tutti gli spazi, completati i restauri di decorazioni ed affreschi, realizzati ex novo i nuovi impianti.

Non ci perdemmo d’animo e con il discreto sostegno di Andrea Camilleri, chiedemmo con forza all’assessore regionale dell’epoca, Fabio Granata, di concedere un ultima proroga impegnandoci a controllare quotidianamente i lavori di restauro ed a intervenire per la soluzione di ogni problema che potesse insorgere.

Ottenuta la proroga e grazie alla spinta del Comune e poi della Fondazione i lavori ripresero di buona lena e proseguirono incessantemente e proprio per dare il senso dell’imminente conclusione degli stessi e della riapertura del teatro, organizzammo una serie di iniziative dal titolo “Aspettando il teatro Regina Margherita” per scandire una sorta di conto alla rovescia, iniziative cui parteciparono scrittori, giornalisti, e personalità di chiara fama come Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Piergiorgio Di Cara, Francesco La Licata, Ignazio De Francisci.

Arriva il Presidente

Sul finire dell’anno 2002, acquisita la ragionevole probabilità che il Presidente della Repubblica, nel corso della sua visita in Sicilia programmata per il febbraio 2003, avrebbe visitato il teatro, i lavori ebbero un ulteriore accelerazione: l’impresa assunse nuovi operai e si continuò a lavorare alacremente.

Piccoli flashback della memoria. Sul finire dell’autunno “Mastro Nino”, il paziente capocantiere e le sue maestranze passarono una serata credo ancora oggi indimenticabile: l’Assessorato regionale ai Beni culturali promosse un’iniziativa per valorizzare i teatri siciliani includendo anche il nostro. Le bellissime atlete della squadra di pallavolo del Palermo (allora in auge nel massimo campionato) avrebbero posato tra le antiche pietre dei teatri di Segesta, Taormina e Siracusa e tra i velluti del Massimo di Palermo, del Bellini di Catania e del Regina Margherita a Racalmuto.

A cantiere ancora aperto, alle sei della sera, si aprì il set: gli operai, stanchi dopo una pesante giornata di lavoro non credevano ai loro occhi nel veder sfilare sul palcoscenico o adagiate sui palchi, splendide donne coperte da pochi veli.

Il collaudatore trovato e mandato via

Programmata la riapertura ci si trovò di fronte ad una novità sconcertante: i lavori di restauro di tutte le imprese che si erano succedute sin dal 1985 non erano mai stati collaudati; nessuno inoltre sapeva dove trovare la documentazione da fornire al collaudatore, ancora da nominare, per consentirgli di effettuare le verifiche del caso.

L’assessore Granata non restò insensibile alle nostre richieste e nominò quale collaudatore l’ing. Giuseppe Colletti affinché procedesseLa mostra dei costumi del tenore Puma curata da Giusi Mulè ai collaudi previsti: le verifiche tecniche iniziarono immediatamente ma, naturalmente, non era possibile completare tutto prima della riapertura del teatro: la Fondazione inoltre, a fronte delle difficoltà del Comune ed i tempi biblici della Regione, intervenne direttamente per realizzare tutte quelle opere, non previste dal progetto, al fine di consentire la riapertura del teatro.

La nostra concitazione al tempo era tale da portarci a fare cose impensabili: prima dell’Ing. Colletti, la Regione aveva nominato un altro professionista per i lavori di collaudo ma nessuno di noi riusciva a contattarlo per programmare gli interventi necessari: chiamammo al telefono a Palermo tutti coloro che riportavano lo stesso cognome e dopo una giornata infernale riuscimmo a contattarlo ma i nostri sforzi apparvero vani: il tecnico infatti non era disponibile ad accelerare le procedure e chiedeva tempi per noi inconcepibili. 

Attesa all’hotel delle Palme

Decidemmo di chiedere all’Assessore Granata la sua sostituzione e per trovarlo, passammo la notte ad aspettarlo dinanzi all’albergo in cui soggiornava a Palermo: alle tre del mattino, rientrando, Granata ci trovò, insonnoliti ma determinati nei nostri propositi ed il giorno dopo nominò l’Ing. Colletti che ancora oggi debbo ringraziare per la sollecitudine con la quale raccolse la nostra sfida.

Intanto, raccolta tutta la documentazione esistente, ricercata personalmente negli archivi delle Soprintendenze di Palermo e di Agrigento, ci attivammo presso la Commissione provinciale pubblici spettacoli, chiedendo un’agibilità, seppur provvisoria che consentisse al teatro di iniziare le sue attività.

Fu anche necessario coinvolgere l’Ispettorato regionale dei Vigili del fuoco al fine di ottenere una deroga alle prescrizioni tecniche previste dalla legge: l’Ispettorato, celermente, accolse la deroga richiesta subordinandola ad alcune condizioni che vennero sempre osservate dalla Fondazione.


Agibilità? Garantisce il sindaco

Tra le inefficienze della Regione ed i vincoli imposti dalla legge non era possibile pervenire ad una agibilità piena e pertanto, approssimandosi lo svolgimento della prima stagione teatrale, nelle more della definizione delle pratiche relative alla concessione dell’agibilità, acquisita tutta la documentazione esistente e ritenendo che il teatro presentasse comunque adeguate condizioni di solidità e sicurezza ne autorizzavo personalmente l’apertura.

Una soluzione gravida di responsabilità ma l’unica possibile per superare inefficienze, ritardi, omissioni, mala fede e cattiva volontà: per non farci mancare nulla sono stato pure denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento sia per tale decisione sia per la gestione della Fondazione, ma – a seguito di una laboriosa indagine – il Gip del Tribunale di Agrigento, su conforme richiesta del Pubblico ministero, ha archiviato il procedimento in quanto le notizie di reato erano infondate.

I Commissari straordinariChe oggi la Commissione prefettizia abbia individuato le soluzioni necessarie per consentire al teatro di avere una piena agibilità è certamente una buona notizia: peccato che, nel 2003, non ci sia stato un Ministro che abbia ordinato alle istituzioni competenti di proporre soluzioni ragionevoli oltre che segnalare problemi; avremmo realizzato prima e subito le opere necessarie ed avremmo evitato la chiusura del teatro nell’ultimo anno.

Il teatro riapre oggi ancora con un’agibilità provvisoria in attesa della definizione dei lavori necessari e con prescrizioni del tutto simili a quelle che io stesso avevo imposto nel 2003: platea ridotta a 50 persone e capienza complessiva non superiore a 200 ma finalmente con la certezza che, nei mesi a venire con l’avvio della prossima stagione il teatro sarà pienamente integro e funzionale.

Un’avventura eccezionale

Tutto questo è stato veramente eccezionale. Non solo per me, che ho avuto il privilegio di poter portare avanti e condividere questo progetto, ma per questo paese che, ne sono ancora convinto, è davvero un paese straordinario: una comunità che ha saputo coltivarlo e apprezzarlo, al di là del fatto che poi si possa discutere o criticare, applaudire o fischiare. Ma questa è la vita, come il teatro: alla fine c’è sempre chi applaude e chi fischia, ma la cosa importante è che lo spettacolo vada in scena.

Gigi Restivo

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