Quei giovani grillini che fanno apparire vecchio tutto il resto

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Vecchio Bersani. Vecchissimi Berlusconi e Monti. L’unico che regge egregiamente la botta è l’anzianissimo Napolitano. L’ipotesi di un Governo con la meglio gioventù

altC’è sempre qualcosa di ambivalente in Italia nel modo di affrontare le novità. Si va dall’adesione plebiscitaria di alcuni al rifiuto pregiudiziale di altri. Mai grande equilibrio, verso le novità. Siamo un paese vecchio e conservatore, ovvio. Ma l’elemento che più salta all’occhio, affrontandoli de visu, i grillini, è che sono l’unico vero elemento di novità politica e di mobilità sociale, sia pure confuso, come lo sono tutte le cose che appena nascono, del nostro Paese.

Fanno apparire vecchio tutto il resto, vecchio Bersani, vecchissimi Berlusconi e Monti, con un paradosso, l’unico che regge la botta egregiamente è l’anzianissimo Napolitano, il nostro Presidente della Repubblica, baluardo dello Stato in agonia, difensore strenuo di una comunità assai ammaccata. Ora tutti si chiedono: cosa vuole Grillo, dove vuole arrivare. La mia impressione avendoli osservati da vicino, soprattutto ieri a Roma, alla presentazione dei 160 neo parlamentari, con Grillo che faceva il comico, ma anche lo statista, con Casaleggio sempre più guru, l’impressione è stata di aver di fronte un movimento che pensa in grande e spera di vincere le prossime elezioni per cambiare il mondo. C’è molto del sogno e del mito nei Cinque Stelle, c’è la fiducia nella possibilità di cambiare il mondo avendo una parte almeno di verità iscritta nei propri cuori, un messianesimo anche fanciullo, a tratti preoccupante, ma le novità preoccupano sempre i bempensanti perché travolgono schemi consolidati ancorché logori. I Cinque Stelle ieri hanno eletto i capigruppo di Camera e Senato, trimestrali, precari della politica si direbbe, hanno scelto per la loro assemblea di presentazione, l’Hotel Universo, e non poteva essere altrimenti per chi ha le stelle nel nome, sono voluti apparire diversi presentandosi, come negli spot, “mi chiamo Benedetta e sono un’insegnate ecc”. Dicono che non appoggeranno un governo dei partiti, ma uno tecnico forse sì. Dietro le quinte hanno ammesso: diremo sì volta per volta a chi fa: conflitto d’interessi, legge elettorale, incandidabilità degli inquisiti, restituzione dei rimborsi elettorali, diremo sì anche ad un governo tecnico guidato da Monti che realizzi questi obiettivi e poi ci riporti a votare. Sono certi di avere il 50% al prossimo giro, forse si illudono o forse no. Non daranno la fiducia esplicita, ma staranno a guardare. E così nel Pd, per uscire dall’angolo in cui il voto li ha cacciati, c’è chi, certo che Bersani non la spunterà mai, pensa già ad un nome nuovo, un giovane tecnico che dia vita ad un governo di giovani tecnici o espressione della meglio gioventù italica, un governo di forte rottura generazionale, per mettere con le spalle al muro anche Grillo: metti dentro i meglio tuoi anche tu, salviamo l’Italia.

Luigi Galluzzo

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