Quei bambini di Gaza che non potranno più vivere

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Non vi sono soltanto i bambini occidentali corteggiati e viziati dal mercato e dalla pubblicità. Nel mondo ve ne sono tanti che muoiono di fame, di malattia, di guerra. A Gaza ne sono morti circa 400 (Quattrocento).

Due-bambini-a-Gaza-dopo-un-rai-israeliano-Con i bambini, grazie a un grande maestro, Sergio Viti che insegnava (ora è in pensione) a Fiumetto in quel di Pietrasanta, ho fatto filosofia. E continuo a farla alla Fondazione S. Carlo di Modena. A Rosignano la fa Luca Mori. Ho imparato moltissimo. Ho dovuto rivedere tutte le mie idee su cosa significhi insegnare e soprattutto ho dovuto frantumare il pregiudizio secondo cui il mondo infantile è come quello degli adulti, ma più semplificato.

Ho dovuto rivedere tutti i miei canoni su cosa sia sapere. Mi è parso di capire dove stia la differenza fra popolare e plebeo, fra ciò che è vivo nel popolo e ciò che è morto quando il popolo diventa plebe e imita in peggio quel che fanno gli altri, i ricchi, i vip, i protagonisti dei gossip, i modelli offerti dalla pubblicità, disponibile ad essere servile e, nello stesso tempo, pronto a bruciare tutto e a fare violenza per poi ritornare a brucare l’erba.

Mi sono reso conto che i linguaggi vivono una sorta di paradosso, perché sono tutti irriducibili l’uno all’altro e nello stesso tempo traducibili. Nel passare da una lingua all’altra si perde sempre qualcosa eppure riusciamo a comprendere grazie alla traduzione. Lo stesso vale per il linguaggio dei bambini, per il loro mondo, per la loro maniera di vivere il sapere, in una parola per il loro modo di apprendere. Queste cose gli insegnanti di talento lo sanno. E lo sanno anche i pediatri di talento. Gli uni e gli altri devono combattere contro i pregiudizi verso chi è diverso, entrambi devono più spesso preoccuparsi dei pregiudizi e degli errori, oltre che delle naturali ansie e insicurezze, dei genitori. Gli uni e gli altri devono proteggere genitori e figli da come li vuole il mondo: consumatori un po’ idioti, piuttosto docili, molto desideranti, fortemente dipendenti. Ci riescono? E come fanno quando sia la scuola che la medicina territoriale vengono sacrificate a una visione e a un senso della vita sociale le cui priorità sono ben altre?

Ma non vi sono soltanto i bambini occidentali corteggiati e viziati dal mercato e dalla pubblicità. I bambini nel mondo muoiono di fame, di malattia, di guerra. A Gaza ne sono morti circa 400 (Quattrocento). Una strage, è purtroppo il caso di dirlo, di proporzioni bibliche. Una strage degli innocenti che non potranno mai più giocare, correre, fare i monelli, e poi amare e anche odiare, in una parola vivere.

Il filosofo ebreo Hans Jonas, ricordando Auschwitz, si chiese perché il Dio degli ebrei poté accettare che nei lager fossero uccisi dei bambini che non hanno mai avuto la possibilità di affacciarsi alla vita. Quel Dio non poteva permettere una cosa simile. Se accadde fu perché non poté impedirlo, e se non poté impedirlo, fu perché non era onnipotente. Era buono e poté soffrire insieme a chi soffriva, ma non onnipotente. Le stragi di bambini, quelle di Auschwitz e quelle di Gaza, le commettono gli uomini. Non mettiamo di mezzo il Dio della Bibbia e il Dio del Corano, non diamo loro responsabilità che sono tutte umane. “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”,  ha scritto il pagano Terenzio: sono uomo e niente che non sia umano lo ritengo a me estraneo. Ma questa non è una giustificazione, è anche un’accusa. E’ vero che a noi umani non ci è estranea la cura dei bambini, purtroppo però non ci è estraneo neanche il male che facciamo loro.

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