Quasi tutti hanno vinto, ma l’Italia cammina a piedi

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Il voto alle europee nella libera analisi di Antonio Liotta.

Renzi, Grillo e Berlusconi

Renzi, Grillo e Berlusconi

Leggere, analizzare, interpretare e quindi capire i dati elettorali è un compito difficile. Eppure è un esercizio utilissimo per cercare di trovare le corrette indicazioni da seguire lungo l’accidentato sentiero della prassi politica.

Senza dubbio i risultati delle elezioni del 25 maggio 2014 per il rinnovo del Parlamento Europeo hanno evidenziato elementi di estrema chiarezza che vanno considerati nella loro essenzialità: 1)la netta affermazione del Partito Democratico che ha superato la soglia storica del 40% dei consensi espressi dagli elettori; 2)la prevedibile perdita di Forza Italia; 3)il flop del Movimento 5 Stelle; 4)la persistente tendenza all’astensionismo. Fermiamoci ad analizzare questi punti.

Successo del PD

Superiore ad ogni previsione, si è basato su elementi di coerenza con il “fare” di Matteo Renzi, con la visione lunga del ‘cambiare verso all’Europa’ dopo che la stessa direzione è stata seguita in Italia dove i segni del cambiamentosono evidenti con l’avvio delle riforme istituzionali, con il ‘decreto del fare’, con l’avvio di norme orientate a creare nuova occupazione, con le misure economiche/proceduraliorientate ad una migliore distribuzione della ricchezza.

Il ‘filone Europa’ è stato utilizzato al meglio anche in considerazione del semestre a Presidenza Italiana che inizia a luglioed al recupero del senso costituente dell’Europa Unitache proprio a Roma ha avuto l’avvio nel 25.3.1957con il Trattato che istituisce la Comunità economica europea che ha portato al successivo Trattato sull’Unione europeadi Maastricht del 7.2.1992.

Renzi e Merkel

Renzi e Merkel

L’Italia non può fare a meno dell’Europa e di quella moneta tanto bistrattata l’euro, così come l’Europa non può esistere senza la forza dell’Italia. E’ su questo connubio che Matteo Renzi ha costruito il ragionamento politico che lo ha portato -con vero senso di statista- a sostenere la necessità che in primo luogo si deve ragionare e decidere quale progetto politico si dà il Parlamento uscito ora dalla competizione elettorale, e solo dopo si dovrà indicare il candidato che guiderà questo processo quale Presidente.

Qui stanno l’essenza politica, la prospettiva propositiva, il senso dello Stato, il senso dell’Europa: tutto questo è stato spiegato e capito dall’elettorato che ha saputo cogliere la prospettiva del recupero dei valori costituenti dell’Europa che deve portare alla piena realizzazionedegli Stati Uniti d’Europa; è stato recepito che l’Italia deve essere forte e coesa per contare in Europa e nel Mondo; è stato condiviso il bisogno di rinnovamento della rappresentanza premiando, in fatto di preferenze, la qualità dei candidatiche già erano stati selezionati in funzione di questo processo di cambiamento.

Il Partito Democratico si è caricato di una specifica responsabilità, parlando di politica, creando prospettive dinamiche orientate alla risoluzione del drammatico tema della disoccupazione giovanile, ponendosi i problemi della risoluzione della migrazione, del debito pubblico e del superamento dei paletti restrittivi europei, della prioritaria questione della cultura, della ridistribuzione dei fondi finanziari, dello scorporo degli investimenti per le infrastrutture dal debito pubblico e del superamento del cosiddetto co-finanziamento dei fondi strutturali che pesano fortemente nell’economia reale.

Perdita di Forza Italia

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Prevedibile ed inevitabile la perdita di Forza Italia in virtù del fatto che hanno giocato un ruolo determinante due significativi fattori: il primo, la frammentazione con cui il partito si è presentato all’elettorato (uscita dei Fratelli d’Italia e di Alfano che forma il partito Nuovo Centro Destra, l’arresto di Scaiola); il secondo, la mancanza di leadership nonostante il cavaliere disarcionato Berlusconiè tornato a riproporre Forza Italia ed ha condotto una campagna elettorale da uomo privo del diritto di voto a causa della condanna subita. Temi ripetuti e tritati sempre uguali da venti anni sino ad ora con proposte come quella da baraccone di dare mille euro ad ogni casalinga. Nonostante questi rilevanti fattori negativi, Forza Italia ha mantenuto un valido risultato in rapporto al suo radicamento nei settori forti e nei potentati economico-finanziari. Così Forza Italia ha vinto perché ha perso meno di quanto ci si aspettava.

Flop del Movimento 5 Stelle

In questa competizione elettorale, il Movimento 5 Stelle ha mostrato tutte le incongruenze su cui ha creato la sua popolarità. Organizzato come movimento con riferimento e potere assoluto nei due capi Grillo e Casaleggio, ha costruito il proprio consenso nella sperimentazione pilotata di “democrazia web” dove l’ultima parola spetta sempre al teorico Casaleggio e nella militaresca osservanza delle regole dettate dall’alto che comportano l’espulsione di chi non si attiene ad esse o si permette di criticarle. Grillo ha evocato il ricorso al “tribunale del popolo”dove sappiamo che vince chi grida e ed alla fine viene liberato Barabba e crocifisso Gesù e che fa pensare inevitabilmente alla ghigliottina di francese memoria; ha scelto come bersaglio le Istituzioni fondamentali

Grillo a Torino

Grillo a Torino

dell’ordinamento costituzionale, il Presidente della Repubblica ed il Parlamento; ha cavalcato la tigre del disprezzo consapevole del fatto che in parallelo alla crescita di consenso politico di Renzi corrispondeva la sua personale arma spuntata della protesta fine a se stessa. “Stravinceremo e manderemo tutti a casa” gridava Grillo: qui sta il senso reale del suo flop personale e di movimento. Non importa se a risultati acquisiti non ha rispettato il ripetuto impegno di smettere di fare politica (ammesso che la sua sia politica) e se la prende con i pensionati che non capiscono niente. Ipocrisia e demagogia miscelate non possono portare niente di buono e fanno perdere anche il segno positivo presente in alcune battaglie che sono state, invece, cannibalizzate dal machiavellico Renzi che, in questo modo, ha avuto buon gioco a svuotare la proposta del Movimento 5 Stelle.. Il flop, così, è stato servito.

Astensionismo crescente

L’instabilità politica ed economica, la disoccupazione crescente, gli scandali continuativi hanno aumentato il distacco tra le Istituzioni Parlamentari ed i cittadini. Inevitabile il conseguente aumento dell’astensionismo. Oggi più che mai si registra una larga sacca di “qualunquismo” che omologa partiti e movimenti, che considera tutti i “politici” privi di principi etici e dediti ad inseguire l’interesse privato e personale a scapito della collettività. Se in parte queste critiche sono veritiere, non trova giustificazione il mancato esercizio del diritto di voto che risulta la vera arma vincente contro la corruzione.

Considerazioni finali

La politica ha bisogno di chiarezza, semplicità, programmazione, rinnovamento, progettualità. I Partiti hanno perso in parteil senso della politica quale arte per la trasformazione democratica della realtà in cui viviamo. Anche certi Movimenti accusano tale perdita. italia in ginocchio

Oggi, non capire che di fronte ad una crisi strutturale economica e sociale come questa che stiamo subendo e vivendo si deve reagire unendo tutte le forze e le energie che il Paese Italia presenta, è il più grave degli errori che si possono commettere e mostra tutta la miopia che viene camuffata dalla protesta fine a se stessa. E’ il tempodi dare il migliore contributo costruttivo pur nella diversità finalizzato alla costruzione di una democrazia vera reale concreta. E proprio in questo senso è urgente ed obbligatorio gettare le basi e mettere le costituzionali regole alla democrazia web che permette di dare spazio e responsabilità partecipativa ad ogni cittadino, ma che rischia, così come si registra ora, di funzionare come manipolazione sistemica del consenso. I filtri che sul sistema informatico vengono messi sono la messa in opera di una colossale truffa da grande fratello.

Alla fine, risulta che quasi tutti hanno vinto: ma l’Italia cammina a piedi e la strada della ripresa è lunga.

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4 Responses to Quasi tutti hanno vinto, ma l’Italia cammina a piedi

  1. Rosalia barba Rispondi

    2 giugno 2014 a 23:03

    Complimenti Antonio la tua analisi dettagliata e certosina da delle direttive ben precise.Da un imput ad andare avanti a testa alta. Ma come dici tu , la strada da intraprendere è lunga e difficile. Spero che questo tuo entusiasmo alla responsabilità partecipativa di ogni cittadino possa entrare nel cuore di ognuno di noi.

  2. angela e calogero Rispondi

    3 giugno 2014 a 10:48

    I risultati delle elezioni europee ci fanno sperare in prospettive più positive e rassicuranti per il nostro paese. Antonio condividiamo pienamente la tua dettagliata analisi.

  3. Antonio moscato Rispondi

    3 giugno 2014 a 22:46

    Condivido, quasi tutta, la tua lucida analisi. Io penso che Renzi abbia capitalizzato il massimo dei voti non tanto per meriti propri, ma per la voglia dei quei pochi italiani che vanno a votare nella speranza che il PD riesca a dare delle risposte concrete ai tanti problemi della gente. Il PD che non lascia leggere chiaramente il suo progetto per l’Italia…c’è’ Renzi…il progetto Renzi ma credo che sia insufficiente…soprattutto nel Mezzogiorno.

    • Antonio Liotta Rispondi

      4 giugno 2014 a 10:53

      Grazie a voi tutti per i vostri commenti, le condivisioni e l’approccio critico di Antonio sulle carenze di politica meridionalista nel programma renziano. La sintesi che ho dovuto fare, nel rispetto dello spazio editoriale, non mi ha permesso di approfondire interessanti aspetti dei programmi che il PD come altre forze hanno elaborato in questi ultimi mesi. L’elemento comune che -purtroppo- le campagne elettorali presentano, e’ l’assenza sistematica di presentazione e discussione dei programmi elettorali. Correttamente è su questi programmi che si dovrebbe discutere e capire perché si fa una scelta di voto. Le ragioni di scelta, invece, e’ molto spesso dettata da fattori diversi che esulano dalla condivisione ragionata di programmi politici. L’attenzione per il Sud, purtroppo, e’ sempre più marginale. Non si tiene bene in conto l’evoluzione che ha avuto la “questione meridionale”, i termini nuovi del degrado del Sud e gli influssi delle politiche escludenti che rendono il Meridione sempre più povero. Oggi c’è bisogno di più Europa per superare il divario Nord-Sud sul fronte infrastrutturale, culturale, turistico e per garantire uno sviluppo economico che produca occupazione e valorizzazione delle risorse.
      Come sostenevo nell’articolo e continuo a credere, per realizzare programmi di polis-etica vera, oggi, c’e’ assoluto bisogno di unità di forze, mettere assieme una nuova Costiuente dove la capacità di ogni forza si deve misurare nella qualità delle proposte. Spero che la mia non resti una pura illusione. Personalmente, e per fortuna, non da solo, lavoro in questa direzione. “La vita e’ un sogno” che va vissuto. Vostro Antonio Liotta.

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