Quando il popolo la incoronò Regina

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Racalmuto, ottant’anni fa l’incoronazione della Madonna del Monte. Era il 12 giugno del 1938.

12 giugno 1938. La statua della Madonna in processione. A destra, il ricordo dell’incoronazione in una cartolina inedita

ALLA RICERCA DELL’ORO PER LE DUE CORONE

Un po’ deluso, il povero Don Francesco Petrone, c’era rimasto quando l’orefice palermitano gli comunicò che tutto quell’oro non bastava per ricavarne due grandi corone reali. E si prodigò, il povero prete, a trovare ancora anelli, bracciali e collane per portare a compimento qualcosa di grande e unico. Tanto oro fu raccolto in tutto il paese. E tant’altro ne arrivò dalle lontane americhe, dal Canada e da altre parti del mondo.

Non c’era tempo da perdere. Il vescovo di Agrigento, Giovanni Battista Peruzzo, aveva scelto la data per la grande cerimonia di incoronazione. Stabilì, grazie ad un potere speciale che ottenne da Pio XI, che la Madonna del Monte diventasse la Regina di Racalmuto.

Filippo Perricone, l’orefice di Palermo sposato con una racalmutese, la signora Ofelia Bonomo, realizzò due straordinarie corone. Bellissime e di grande pregio artistico. Padre Petrone rimase ammaliato e incantato e così tutti i fedeli di Racalmuto quando le videro per la prima volta su un cuscino di velluto, portate da quattro fanciulle che aprivano la processione.

Un momento della cerimonia di incoronazione del 1938

UNA DOMENICA STORICA

Era il 12 giugno del 1938. Esattamente ottant’anni fa. Una domenica storica per Racalmuto che allora contava poco più di 14 mila abitanti. La gente si precipitò in piazza, davanti la Matrice. La giornata si presentava straordinariamente estiva.

Alle undici in punto, dal santuario del Monte, la processione cominciò a muoversi. Un lungo corteo aperto dalle fanciulle vestite di bianco che reggevano le due corone realizzate con gli ex voto dei fedeli racalmutesi devoti da sempre alla Madonna del Monte. A quella statua di marmo bianco che forse per la prima volta, dal 1777, anno della collocazione nel monumentale altare ligneo, veniva portata giù dal suo trono. Era accaduto forse cent’anni prima, tra il 1837 e il 1838, durante il devastante periodo del colera. Ma non ci sono documenti per un riscontro, e gli storici si dividono.

Di certo c’è, però, che quella domenica di ottant’anni fa il popolo in festa si raccolse sotto i campanili della Matrice per quell’Evviva Maria che decretò la regalità della Madonna e quindi di Cristo: Regina di Racalmuto e Madre di tutti i Racalmutesi sparsi nel mondo.

EVVIVA MARIA! EVVIVA MARIA!

La statua della Madonna stava su un carro messo a disposizione dal signor Luigi La Rocca. Guidava le sorti del Comune commissariato, il professor Giuseppe Mattina, poco dopo divenuto Podestà. L’Arciprete era monsignor Casuccio. Ma ecco la cronaca, dal racconto del gesuita Girolamo Morreale: “…la lunga sfilata delle associazioni femminili e maschili, Confraternite, Azione Cattolica, chierichetti dei paesi vicini, seminario mjnore e maggiore di Agrigento, venivano il Clero, i Canonici della Cattedrale, e infine i tre Vescovi: Peruzzo, Iacono e Ficarra… Mons. Peruzzo, assistito dagli altri due Vescovi, pose la corona, prima sul capo di Gesù Bambino, leggendo le parole del rituale Come noi ti coroniamo sulla terra, così possiamo essere da te coronati nella gloria. Poi fece lo stesso per la Vergine, pose l’altra corona sul suo capo e disse: Come noi ti coroniamo sulla terra, così per tua intercessione possiamo essere coronati dal Tuo figlio nella gloria”. Scoppiò un forte e lungo applauso. Le campane del paese suonavano a festa. Lo sparo di mortaretti e la musica diedero ai presenti ancora un carico di entusiasmo: Evviva Maria! Evviva Maria!

Il cuore della piazza si fece kermesse. La Madonna incoronata fece il giro del paese. Un abbraccio ai figli devoti.

IL CINQUANTESIMO DELL’INCORONAZIONE

Lo stesso abbraccio che cinquant’anni dopo, nel 1988, fu ripetuto in occasione del cinquantesimo dell’incoronazione. I vescovi di Agrigento e Caltanissetta, Luigi Bommarito e Alfredo Maria Garsia, confermarono la regalità di Maria. Era il 9 luglio del 1988. La piazza Castello, quel pomeriggio, divenne un tempio a cielo aperto.

Anche quella volta – sono già trascorsi trent’anni – il paese fece grande festa. La statua tornò tra i fedeli. Ci furono festeggiamenti solenni, ricorda Don Luigi Mattina che allora come oggi guida la rettoria del santuario. Padre Mattina, l’anima dinamica della chiesa del Monte, guarda là in alto la statua gaginesca: “Chissà se nel 2038, tra vent’anni – dice – sarà riportata quaggiù!”. Il parroco è reduce dal mese mariano, molto partecipato dai fedeli che adesso si preparano per la seconda settimana di luglio, quando la “festa sbampa” e riaccende per tre giorni la vitalità di un paese e i sentimenti di ogni racalmutese.

FOTO GALLERY (Archivio Malgrado tutto/Racalmuto)

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2 Responses to Quando il popolo la incoronò Regina

  1. Gaetano Augello Rispondi

    10 giugno 2018 a 10:15

    Un documento straordinario

  2. Calogero Calogero Rispondi

    10 giugno 2018 a 11:37

    A dire il vero questa incoronazione monarchica fu una scelta del consolidato regime fascista, più che a furor di popolo. Certo la mia rilettura della paesana storia REGALPETRESE va sempre fuori le righe. Ecco perché mi si interdice persino il cortile di Santa Nicola per dir la mia.

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