Quando l’ingiustizia è palese

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Non è vero che la legge si identifica con la giustizia. Molto, troppo spesso è vero il contrario. 

Il sindaco di Riace Domenico Lucano

La repressione avanza e si veste dei panni della legge. Non è vero che la legge si identifica con la giustizia. Molto, troppo spesso è vero il contrario. Giuristi, filosofi, politici si sono da sempre preoccupati del conflitto tra legge e giustizia.

La sindaca di Lodi, escludendo i bambini extracomunitari dalla mensa, ha applicato la legge, ma come l’ha applicata? Perché si è accanita? Ha fatto la cosa giusta? Il Viminale, che intende annientare l’esperienza di Riace, afferma di volere applicare la legge, ma sta facendo la cosa giusta? La domanda la rivolgo a tutti coloro che si appellano alla legge per giustificare queste azioni moralmente vergognose. Non molti giorni fa ricordai le scuse che dopo ottant’anni l’Università di Pisa e tutte le università italiane hanno fatto alla Comunità ebraica per la promulgazione delle leggi razziali firmate nel magnifico Parco di S. Rossore dal re Vittorio Emanuele III. Applicare quella legge, cioè cacciare i professori e gli studenti ebrei dall’università, favorendone anche la deportazione nei campi di concentramento nazisti, costò la vita a migliaia di esseri umani. Qualcuno oggi ha forse il coraggio di dire che fu una legge giusta?

Trincerarsi dietro la legge e le regole, quando l’ingiustizia è palese, appartiene al mondo di coloro che un tempo lontano erano chiamati filistei. Non c’è niente di peggio che provare soddisfazione nell’odio e nel disprezzo razzista nascondendosi dietro la legge da applicare.

Sappiamo tutti che c’è modo e modo di applicare la legge, proprio perché essa va interpretata in ragione di fatti umani e sociali. Se i 49 milioni per i rimborsi elettorali illeciti dalla Lega saranno pagati in comode rate di 100.000 euro l’anno senza interessi per ben ottant’uno anni, è perché l’applicazione della legge ha avuto un’interpretazione tollerante, giusta o sbagliata, ragionevole o insensata, compiacente o ridicola che sia. Di sicuro, non c’è stato accanimento. Come mai l’applicazione della legge che si abbatte su bambini innocenti e su un modello di accoglienza apprezzato in tutto il mondo non contiene quegli elementi di tolleranza che hanno permesso alla Lega di salvarsi dalla bancarotta dopo la truffa? L’accanimento è evidente. Il razzismo non ha bisogno di coerenza, ma di giustificazione legale per legittimare ciò che è palesemente ingiusto.

Alfonso Maurizio Iacono

La sindaca di Lodi e Il Viminale potevano agire in modo ben diverso per applicare la legge, ma hanno voluto accanirsi per dare un esempio. Unun castigabis, centum emendabis: punirai uno, ne correggerai cento. Ironia della storia! La sindaca di Lodi e il Ministro dell’interno sono dei veri maoisti: colpirne uno per educarne cento, affermò Mao Tse Tung! Una frase che non mi è mai piaciuta, profondamente antidemocratica e fondamentalmente pericolosa perché spinge a quella forma perversa e mostruosa dell’educazione che viene dettata dalla paura.

Se c’è un momento in cui legge e giustizia si allontanano fra loro è proprio quello delle punizioni esemplari che non a caso, secoli prima dell’epoca di internet e di facebook, sono sempre state accompagnate dallo spettacolo della punizione. Pensare che nostri eroi come Socrate, Cristo, Giovanna D’Arco, Bruno, Galileo, Gramsci, Mandela, vittime dell’applicazione di una legge ingiusta, siano lontane da quei bambini e da quelle famiglie è l’essenza del filisteismo, quello stesso che portò la maggior parte dei professori, degli studenti e dei cittadini italiani a stare zitti di fronte alle leggi razziali. “Regolamenti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o meglio, di un abuso dei suoi doni di natura, sono i ceppi di un’eterna minorità”, ha scritto Kant, colui che fece della legge morale il suggello della nostra vita interiore. Ma su una cosa aveva torto. Lo stato di minorità non è eterno, va combattuto e sconfitto.

Foto in evidenza da internet

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2 Responses to Quando l’ingiustizia è palese

  1. Franz La Paglia Rispondi

    18/10/2018 a 1:04

    Caro Maurizio,
    mi meraviglio dell’errore clamoroso. I filistei di un tempo, sono i palestinesi di oggi, discriminati, come ieri, dagli israeliani. Se vai a controllare, Felestin oggi è la Palestina, perché nella lingua araba non esiste la P. E che la legge era sbagliata, Cristo lo disse agli ebrei quando volevano lapidare l’adultera, come prevedeva la legge. Cristo, allora, volle sottolineare proprio che legalità non è sinonimo di giustizia, come 17 secoli dopo dissero gli illuministi. Ma già, un secolo prima di Cristo, persino Cicerone aveva detto “summum ius, summa iniuria”. Ecco perché quando tutti si riempiono la bocca con il termine “legalità”, mi vien da ridere. Anche le persecuzioni razziali erano legali, no?
    Abbracci, Franz

  2. Franz La Paglia Rispondi

    18/10/2018 a 9:21

    Probabilmente è stato un lapsus: il riferimento forse voleva essere ai farisei, che foneticamente somiglia a filistei

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