Quando Dio viene coinvolto in affari che non lo riguardano

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L’immane carcassa della Costa Concordia contesa da due porti. Il bello della competizione ha raggiunto il top, con Dio in persona tirato ora da una parte ora dall’altra.

La carcassa della Costa Concordia

La carcassa della Costa Concordia

Un raggio di luce in mezzo alle tenebre. La riapertura a Pisa dell’edicola strappata alla mafia e la manifestazione con Don Ciotti, un mare di giovani, boy scout, tamburi, cappelli di carta e autorità mescolate alla folla. Ma le tenebre in questo giugno assolato continuano a esserci. Oscurano Milano con l’Expo 2015, Venezia con il Mose, un po’ tutto il paese, Toscana compresa e, in particolare l’Area Vasta della sua costa. Come aveva amaramente osservato Leonardo Sciascia parecchi anni fa, la realtà tende a diventare ovunque mafiosa. Si inneggia al bello della competizione, a cui si accompagna però il brutto della corruzione e della mafia che operano per addomesticare e governare la concorrenza, o, per usare altri termini, perché politici anche di fazioni opposte e imprenditori possano dividersi in pace la torta.

Che ciò sia a danno di altri imprenditori e dei cittadini, che ciò sia criminale, poco importa. Così fan tutti. Intanto, mentre continua il gioco dei corrotti e dei corruttori fra politici, rappresentanti delle istituzioni e imprenditori, va affermandosi l’internazionale della privatizzazione. Russi, Arabi, Argentini, Americani sono le nuove strane speranze per porti e aeroporti. E così gli aeroporti di Firenze e di Pisa si faranno concorrenza, ma sotto il controllo di un solo padrone (una specie di tenebroso affare sostenuto, e questo mi sconvolge, dal governatore Enrico Rossi), mentre i porti di Piombino e di Genova si contendono l’immane carcassa della Costa Concordia. Degli impatti ambientali negativi che comportano sia l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze sia il viaggio del relitto dalla Capraia a Genova sembra importare poco.

Si sa, gli affari sono affari. Ma ora, il bello della competizione ha raggiunto il top. Infatti viene mobilitato, è il caso di dirlo, Dio in persona, tirato per la sua onnipotente giacca ora da una parte ora dall’altra. Il cardinale Bagnasco ha ritenuto di dover pregare Dio per la sua Genova e per il suo porto. Dunque Dio, almeno il Dio della Chiesa e dei cattolici, deve prendere partito e scegliere fra Piombino e Genova! Certo, Genova è ben più favorita, soprattutto perché il cardinale Bagnasco è molto in alto nelle sfere delle gerarchie ecclesiastiche. Se i costumi del Dio invocato da Bagnasco sono gli stessi costumi della nostra politica, la vincerà sicuramente Genova.

Il cardinale Angelo Bagnasco

Il cardinale Angelo Bagnasco

Ma perché vescovi e cardinali non la smettono di interferire e soprattutto di coinvolgere un Dio per i loro affari? E’ evidente che l’intervento del cardinale Bagnasco piuttosto che la luce celeste fa aumentare le tenebre terrene. La scelta del porto non è evidentemente un fatto tecnico, di per sé assai discutibile dal punto di vista del pericolo e dell’impatto ambientale che produrrà il viaggio per mare del mastodonte morto, ma una questione politica. Nella concorrenza vince chi è più forte (non tecnicamente, ma politicamente) e più raccomandato. Come per la faccenda degli aeroporti toscani, che non è certo caratterizzata dalla trasparenza, anche per quella dei porti di Piombino e di Genova, viene da domandarsi: cosa c’è sotto? Cosa coprono le tenebre? E’ ben vero che il Dio cristiano è anche mistero, ma qui nella concorrenza fra i lavoratori di Piombino e i lavoratori di Genova, se vi è qualcosa di misterioso, esso è molto terreno e poco celeste.

Homo homini lupus (l’uomo è lupo dell’uomo) diceva il grande filosofo Thomas Hobbes, il quale, a differenza di Bagnasco, temeva la condizione della guerra di tutti contro tutti. Ora si chiede a un Dio della concorrenza fra lavoratori di stare da una parte anziché dall’altra. Se non fosse un gioco irresponsabile e drammatico per i lavoratori, sarebbe ridicolo. Il livello di confusione politica, culturale e morale è davvero assai grande.

fonte Il Tirreno

 

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