Quando anche il divino è “taroccato”

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La riflessione del filosofo Alfonso Maurizio Iacono  sulla polemica che si è aperta a proposito della “DivinaToscana”, la campagna di promozione turistica affidata a sette foto, fotoritoccate, che aggiungono ai paesaggi elementi che nella realtà non esistono

Una delle sette foto della Le foto dicono sempre qualcosa, non solo di ciò che intendono rappresentare, ma anche di chi le presenta e vi si specchia. Al di là della questione se le foto della ‘Divina Toscana’ falsino l’immagine che la Toscana offre di sé mostrandola agli altri (ai turisti, ma non solo), la riflessione da fare è, avendo fatto la scelta di quelle foto, su come la Toscana pensa se stessa, quale coscienza ha di sé, che immagine si fa di se stessa nello stesso momento in cui la offre al pubblico. Come funzione il rapporto fra istituzioni, politica, cultura e turismo?

Dovremmo essere educati a distinguere fra illusione e inganno. La prima ha a che fare con la verità, il secondo con la falsità. Una poesia, un’opera teatrale, un dipinto, un film offrono rappresentazioni illusorie, ma non per questo sono lontane dal vero

Anzi, spesso, quando sono arte e dunque espressione di creatività, stanno più vicino al vero di qualunque descrizione adeguata ma pedissequa della cosiddetta realtà. Un romanzo o un film possono farti comprendere di una determinata realtà storica o sociale assai più di qualunque documentazione se questa non è ben organizzata e ben rappresentata. Lo stesso discorso vale per le foto. Esse interpretano la realtà con risultati che spesso vanno ben oltre la volontà e la coscienza stessa del fotografo. Ma questo vale anche per le altre forme di rappresentazione costruite attraverso le immagini o attraverso le parole o per mezzo di entrambe.

Nel sito di ‘Vanity Fair’ vi è un commento in difesa delle immagini della ‘Divina Toscana’, dove si afferma che la creatività per raggiungere il vero può e deve attraversare il piano del falso. Fa l’esempio della cattedrale di Rouen e delle molte e famose rappresentazioni che ne ha dato Claude Monet, la cui verità pittorica naturalmente non consiste nell’aver dipinto quella cattedrale nel modo più vicino alla realtà, ma nell’averla interpretata magistralmente. Ma qui non stiamo parlando di Monet. E’ sufficiente, così come è affermato nel sito, che un’immagine susciti curiosità per invogliare il turista a venire in Toscana? Ma quale turista e quale Toscana? Sono quei turisti rappresentati nelle foto a essere falsi.

E’ quella Toscana a essere falsa, non perché le foto sono taroccate, ma perché quelli raffigurati sono luoghi che, partendo dal richiamo ai monumenti famosi della Toscana, in realtà appaiono simili a tutti i luoghi turistici del mondo, dove si fanno i bagni caldi, si può oziare, ci si lascia tentare da qualche peccatuccio. In Toscana come a Dubai o come nelle navi di Costa Crociere. E’ l’elogio della globalizzazione dove tutto si omologa. E qui in Toscana con il furbetto e complice richiamo a Dante e al Rinascimento. Ma allora la domanda: quale è il nesso, per una regione come la Toscana, tra turismo e cultura? Perché i turisti dovrebbero venire in Toscana se trovano la stessa atmosfera suadente e ammiccante che altrove? Sia chiaro, personalmente detesto le foto e le immagini della solita, dolce, armoniosa campagna toscana, vino e olio annessi, ma mi domando se vi sia in regione una riflessione seria sul rapporto fra turismo e cultura, chi venga coinvolto fra dirigenti, assessori, politici e intellettuali, cosa facciano. Una riflessione che aiuti a comprendere quale coscienza di sé abbia oggi questa straordinaria regione con tutta la sua storia, con tutta la sua fama, con tutto il suo prestigio nell’epoca della globalizzazione, dei mass media e del virtuale, perché è da ciò che si sarebbe dovuto discutere sulla scelta di quale immagine essa debba offrire al mondo, è da ciò che siamo noi che viviamo in Toscana e da come la vediamo che si dovrebbe partire per invitare gli altri a venire qui e a guardarla in modo diverso con i loro occhi.

Alfonso Maurizio Iacono

da Il Tirreno

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