Quali carte ha in mente il rottamatore fiorentino?

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Una domanda lecita, mentre fioccano le fenomenologie del Matteo nazionale.

Il premier dal cappottino sbagliato, a cui salta un bottone nel giorno più atteso, espugna Berlino come fece la Nazionale di Lippi nel 2006. Incassa i complimenti della Merkel e del suo Ministro dell’Economia, convince i rigoristi di Germania che di rigore si perisce, se troppo si persiste. Attraversa la Cancelleria col piglio del condottiero sgamato e si guadagna alla fine un “sono molto colpita” anche dall’algida ragazza venuta dall’Est. Dunque Matteo ha superato l’esame, non siamo dei somari da tener in piedi davanti alla lavagna, anzi, stiamo lavorando per un nuovo Rinascimento europeo per usare le enfatiche parole pronunciate dopo la conferenza stampa congiunta. Una cascata di euforia che ha contagiato anche i gesti dei due primattori, Renzi che scherza con i fotografi che gli urlano “girati di qua Matteo” ed a cui risponde “ragazzi dobbiamo sempre farci riconoscere”. Angela che caracolla insieme a lui, al punto da sembrare quasi un Renzi in gonnella, anzi in panta tailleur e che alla fine se lo abbraccia e se lo bacia  manco fosse un vecchio amico. E fioccano allora le fenomenologie del Metteo nazionale, le interpretazioni dei suoi gesti e le ricerche sulla sua sostanza, tra molti distinguo ed altrettante diffidenze. Sotto il vestito cosa ci sarà, è la domanda persistente, il ritornello assordante, il niente oppure altrettanta qualità? Inutile dire che è questa la domanda essenziale, ed è a questa domanda che andrà data la risposta azzeccata. Alla prova dei fatti si parrà la di Renzi nobilitate, per dirla col poeta. Il primo di maggio è dietro l’angolo, già allora Matteo dovrà mostrare di che pasta sono fatti i suoi mattoni, anzi i suoi soldoni, se quel taglio delle tasse strombazzato a destra ed a manca è solo una partita di giro, uno specchietto per le allodole elettorali in funzione del voto europeo o se c’è il nuovo corso, l’inizio di quella rivoluzione che dovrà cambiare le istituzioni, il Senato, il mondo del lavoro, l’onnipotente e inutile burocrazia italiana, in una parola sola l’anima di questo paese. Basta attendere qualche settimana per capire quali carte ha davvero in mente il rottamatore fiorentino

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