“Tutti in ginocchio da Napolitano “e finalmente l’Italia ha il suo Presidente

|




La sua rielezione non ha nulla del golpe e arriva al termine di giornate psicodrammatiche. L’ostinazione suicida di Bersani e il collasso del Pd. Chi guiderà il nuovo Governo?

Giorgio NapolitanoSono le otto del mattino di sabato 20 aprile, quando davanti al portone di Montecitorio incontro un deputato Pd che conosco da anni –come va a finire? Gli chiedo e lui di rimando –va a finire che se tutti vanno in ginocchio da Napolitano forse riusciamo a convincerlo a farsi rieleggere e salviamo partito e Paese-. Sono le sette della sera dello stesso sabato quando Giorgio Napolitano viene eletto. Pochi franchi tiratori ed un lunghissimo applauso che sa di liberazione. Sì perché la sua elezione arriva al termine di giornate psicodrammatiche, segnate dalla dissoluzione di un partito e dalla sfaldamento delle istituzioni.

 

 

Dovevate vederli i visi disfatti e smarriti nelle notti insonni che hanno preceduto la rielezione di Napolitano dei deputati del Pd vecchi e nuovi, la paralisi del Parlamento specchio della paralisi di una nazione? Attenzione, la rielezione di Napolitano, vecchio presidente riluttante che ha ceduto all’insistenza dei partiti con un atto di grande generosità, di grande amore per il Paese, è politicamente una resa, somiglia al Congresso di Vienna che cercò di fermare la storia europea nell’ottocento, ma è l’unica soluzione possibile in fondo al pasticcio creato dall’ostinazione suicida di Bersani e dal collasso del Pd imploso dentro le sue contraddizioni e dentro gli egoismi del suo gruppo dirigente. Adesso il Pd non c’è più, azzerato nelle sue strutture, a rischio scissione. Mentre Napolitano che ha chiesto garanzie per accettare che significano: un governo da lui disegnato per realizzare riforme che lui ha deciso di imporre ai partiti che lo sosterranno. Tutti in pratica tranne Cinque Stelle e Sel. Un governo che potrebbe essere affidato a Mario Mauro o a Anna Maria Cancellieri, con Monti agli Esteri o all’Economia e dentro probabilmente tutti o molti dei Saggi. Un governo a termine, con lo scopo di fare le riforme essenziali, come a termine sarà questo secondo storico incarico di Napolitano. Fuori dal Parlamento invece abbiamo assistito alle proteste dei Cinque Stelle, ma anche di Comunisti e ciò che fu il Popolo Viola al grido di Rodotà e buffoni. Lo stesso grido Rodotà, l’uomo che Grillo voleva Presidente, risuonato dentro l’aula al momento dell’elezione. Ma Grillo che parla di Golpe e annuncia la marcia su Roma, poi rimandata, non ci piace. Nelle istituzioni o ci si sta o non ci si sta. La rielezione di Napolitano non ha nulla del golpe, è legittima e viene dalla maggioranza ampia del Parlamento, piaccia o no è un alto esempio di democrazia. Grillo impari a rispettare le regole se vuole essere rispettato.

Luigi Galluzzo

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *