“Rifay Pd”. Tutti d’accordo: il Pd è gravemente malato e va subito curato

|




L’incontro svoltosi ieri ad Agrigento  conferma il malessere di un partito alla disperata ricerca di terapie adeguate

altIl Pd s’interroga sul suo futuro, fa emergere la volontà di un progetto politico rinnovato, ma non indica un percorso, né il profilo di questa nuova identità possibile. Evidenzia un malessere diffuso, ma soprattutto un bisogno di comprendere e condividere che cosa sia oggi diventato il Partito democratico, verso dove stia andando e chi siano oggi i protagonisti con cui costruire il futuro. Da RifayPd, l’iniziativa organizzata dall’area Fianco a Fianco del Pd, il messaggio politico che scaturisce è quello di un partito di Governo, che alla Regione intende portare avanti le riforme, come già per l’abolizione delle Province, e che offre il suo contributo per la soluzione di problemi atavici, come quello dei precari.

Il senso di incertezza e sbandamento è forte, malgrado si tenda ragionevolmente a sostenere a qualunque costo un Governatore Crocetta, seppur motivato dal suo Megafono, e in un momento in cui i neo-eletti alle passate amministrative chiedono chiarezza sull’identità e sul futuro di un partito spaccato dal dibattito interno a livello regionale e nazionale, tra le continue fughe in avanti di Rosario Crocetta, così come, d’altro canto, di Matteo Renzi e dei suoi seguaci, tra le resistenze ad oltranza dei leader della vecchia guardia e le volontà dei riformisti.

L’iniziativa RifayPd è stata voluta in particolare da Antonino Moscatt, Giovanni Panepinto ed Antonello Cracolici. Erano presenti anche Lillo Speziale, Baldo Gucciardi e tanti altri “volti noti” della politica locale e regionale. Molte le espressioni forti scaturite dagli interventi, poche le direttrici indicate dai leader, scarse le risposte agli interrogativi emersi dalla base. Un dibattito feroce, come lo definisce lo stesso Panepinto, ma che è “preludio di un’intesa”, di uno scontro che avrebbe dovuto esaurirsi in breve e di cui invece non si può ancora prevedere la durata, ma comunque, alla fine, “prevarranno le ragioni dell’unità”. Insomma, il Pd “sta discutendo al suo interno”, è un partito “ancora giovane” ed è “l’unico in Italia” che abbia capacità e responsabilità “per fare politica in un momento di grande transizione”. Una massiccia presenza di persone ha animato RifayPd, che si è svolto ieri in un albergo del Villaggio Mosè.

“La numerosa partecipazione a RifayPd è sinonimo di un partito che va corretto, indirizzato, rinnovato, ricostruito”, ha affermato il parlamentare nazionale Antonino Moscatt aprendo i lavori, “non possiamo stare a guardare senza far nulla o senza interpretare il malumore della gente e dei tanti militanti, a cui molte scelte, molte cose, non vanno più bene. Noi siamo qui perché vogliamo bene a questo partito e lealmente diciamo e capiamo che occorre dare una sterzata agendo, da oggi in poi, diversamente”. Le parole di Moscatt sono state riprese dagli intervenuti, concordando sul fatto che è arrivato il momento di fare sana autocritica, recuperare il Pd e rilanciarlo.

Per Giovanni Panepinto si è iniziato con coraggio un percorso, ricordando però che “il Pd con tutte le sue complessità è ancora l’unico partito rimasto partito, che seppur zoppicando è riuscito ad eleggere il sindaco di Roma come di Siena, di Menfi come Palma di Montechiaro”. E, a proposito di sindaci, dal dibattito è emersa una posizione condivisa in merito al sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, che ha annunciato nei giorni scorsi di avere aderito alla corrente dei renziani. Ebbene, da RifayPd, gli viene inviato un messaggio forte e chiaro: “prima c’è il Pd e dopo ci sono le correnti”. Insomma non è ammesso un percorso contrario: aderisca al Partito democratico e poi eventualmente scelga di sostenere una delle anime del Pd. Quindi – rispetto della tempistica e delle regole a parte – gli potrebbe essere perdonato con un colpo di spugna il brusco voltafaccia della sua prima elezione o forse, invece, è proprio perché certe cose non si dimenticano che gli viene chiesto, prima d’ogni cosa, di prendere la tessera del partito.

Per Baldo Gucciardi, Presidente del gruppo parlamentare all’Ars, anche se “il Pd è apparso come una rissa permanente attraversando un momento di complicata dialettica interna, occorre avere fiducia e riaccendere la speranza, non prima di affrontare però la questione morale che in questi mesi ha investito il Pd. Abbiamo il dovere di chiarire il disorientamento, noi come tanti altri il Pd giusto volevamo già averlo nel 2007”.

Nel suo intervento Antonello Cracolici ha parlato di un Pd in crisi, ma “Rifare il Pd rappresenta l’unica possibilità per i riformisti di costruire una vera condizione di cambiamento”. Per il deputato palermitano “dalla crisi del Pd si esce con il Pd”. Uno nuovo, che corregga limiti ed impostazioni che lo hanno fatto autoreferenziale. Cracolici è stato netto, attaccando chi getta fango sul futuro del Partito democratico: “non ci piace chi vuole demolirlo, non ci piace chi vuole conquistarlo per scioglierlo, bisogna al contrario supportarlo affinché regga sempre meglio. Dobbiamo lavorare da Lampedusa a Bolzano con i nostri valori e per un lungo progetto, non solamente per le tornate elettorali”. Il riferimento non casuale è al presidente Crocetta, come viene poi chiarito, e non ai renziani. Il partito deve essere unito, in modo da poter affrontare le sfide della Sicilia, e il presidente della Regione deve continuare a rappresentare il Pd.

I presenti hanno animato il dibattito “col coraggio di dire tutto ciò che non va”, talvolta “denunciando” qualche scelta azzardata mal digerita dagli elettori o discutendo su chi rischia di minare “l’integrità del partito”. In conclusione, proprio da queste lacune Fianco a Fianco e il Pd vogliono ripartire: “rifacendo un vero partito, un vero aggregatore di persone e di strumenti per il territorio”.

In conclusione il dibattito ha lasciato scaturire nei contenuti la voglia di rinnovamento, ma la posizione politica dominante sarebbe quella di fare prevalere le logiche di un partito dall’identità ancora incerta, che sia comunque in grado di contenere le posizioni più avanzate e di ricondurle ad un comune destino.

Anna Maria Scicolone

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *