“Racalmuto, chi ha avuto responsabilità si metta da parte. E il Pd trovi forze fresche e nuove”

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Elezioni e candidature. Dura analisi di Maria Iacono, deputato nazionale del Pd: “Nessuno può autoassolversi per quello che è successo nel paese di Sciascia. Nessun amministratore o consigliere comunale può dire: non ho visto, non sapevo”

Maria IaconoCon questo intervento di Maria Iacono, deputato del Pd, ampliamo il dibattito sul futuro di Racalmuto a esponenti politici di rilievo nazionale e regionale che via via diranno la loro opinione sulle candidature per sindaco e consiglieri comunali.

Quando un’amministrazione comunale viene sciolta per infiltrazione mafiosa è assolutamente giusto che paghino i responsabili, quelli che hanno consentito ai poteri criminali di avere ruolo e peso all’interno del palazzo municipale per influenzarne le scelte e distorcerle a proprio vantaggio. E’ giusto che paghino sul piano penale, se vi sono rilievi di tale natura e, comunque, sul terreno della riprovazione morale e della presa di distanza inequivoca della comunità locale.

In casi di questa natura vi sono responsabilità dirette, colpe in “agendo” e colpe in “vigilando”.

Se quelle maggiori sono di chi aveva cariche esecutive, nessuno di quanti mettevano becco nelle vicende comunali – consiglieri di maggioranza e di opposizione, forze politiche – possono tirarsi completamente fuori, autoassolvesi, sostenendo di non aver saputo nulla, di non avere visto nulla.

A costo di apparire sgradevole, voglio aggiungere che l’intera comunità dovrebbe, in una certa misura, avvertire qualche colpa, oltre che naturalmente sentirsi parte lesa, perfino sfregiata.

La mafia affonda le proprie radici in profondo, vive e prospera sulla forza di intimidazioni, sulla violenza, sulla complicità, ma anche sul silenzio, sull’indifferenza, sul girarsi dall’atra parte.

Perciò nella patria di Sciascia, della cultura e delle tradizioni operaie non si possono lasciare margini di ambiguità, né zone d’ombra, ma occorre che riaffiori l’orgoglio per riappropriarsi di una proposta politica, di una gestione amministrativa all’insegna della legalità.

Naturalmente so quanto rischia di essere equivoco il discorso “siamo tutti responsabili”.

Questo crea un magma indistinto, una enorme zona d’ombra che nasconde tutto, che non lascia filtrare la luce attraverso la quale si evidenziano le vere responsabilità, si individuano le colpe con nome e cognome.

Queste non appartengono certamente ai tanti giovani racalmutesi e alla stragrande maggioranza dei cittadini, almeno nel senso di una diretta complicità.

Voglio dire che, in un sistema democratico, è necessario essere più attenti, usare l’arma del voto con più libertà, con maggiore oculatezza.

Chi amministra, chi governa sono nostri rappresentanti, li abbiamo scelti noi e qualche volta, di fronte al loro operato, abbiamo mancato di denunciare, non abbiamo avuto la forza e il coraggio di indignarci.

Alla luce di questo ragionamento, da cittadina e da esponente politicoRacalmuto che non vive a Racalmuto ma che conosce bene la sua realtà e che in certa misura la rappresenta in Parlamento, dico con chiarezza che quando succede ciò che è successo, c’è bisogno che chi ha avuto responsabilità le riconosca, intendo quelle politiche e lasci l’arengo agli altri, si metta da parte, faccia largo a forze giovani.

So che a questo punto viene in ballo l’ambivalente questione esperienza-novità.

Su questo terreno non mi voglio inoltrare perché sono sempre incerti sia la strada da percorrere sia l’approdo.

I due termini hanno una validità oggettiva e la scelta migliore è sempre quella di conciliarli.

Ma vi sono dei momenti che impongono un vero e proprio taglio con il passato, un salto, perfino un azzardo.

Vorrei richiamare una mia personale, ormai lontana esperienza.

Poco più che trentenne, sostenuta da un gruppo di ragazzi e ragazze, quasi tutti più giovani di me, diventai sindaco a Caltabellotta, tra la sorpresa di tanti e la convinzione di un clamoroso insuccesso.

Ai loro occhi avevo tre handicap: ero giovane, ero donna, ero comunista.

Eppure, per quattro anni, abbiamo amministrato con risultati ritenuti ancora oggi assolutamente positivi .

In quel caso operammo una rottura rispetto ad una tradizione che pure non fu mai sfiorata da accuse di contiguità mafiose e che non aveva operato male.

Ma quello era il momento nel quale bisognava cambiare pagina.

La gente avvertiva questa esigenza e noi siamo stati capaci di coglierla e di incrociarla.

A maggior ragione, in circostanze assolutamente diverse, questo vale oggi per Racalmuto.

Il ritorno all’amministrazione democratica, dopo due anni di gestione commissariale e principalmente dopo lo scioglimento per mafia, è assolutamente inderogabile ricominciare daccapo, scrivere una pagina nuova.

Credo che siano in grado di farlo i tanti giovani racalmutesi che hanno voglia e capacità di spendersi per la propria comunità.

Le forze politiche, il mio partito in modo più specifico, devono favorire questo processo, non limitandosi a guardare da fuori o ad assecondarlo, ma intestandoselo direttamente, tirando fuori forze fresche e nuove.

E’ questa la strada per fare recuperare la piena credibilità alle istituzioni democratiche e far tornare la fiducia dei cittadini nelle forze politiche anche a Racalmuto.

Maria Iacono

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