“La madre di tutte le tangenti”

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La corruzione in Italia. Presentato questa mattina ad Agrigento il libro di Gian Antonio Stella “I misteri di via dell’Amorino”. Storie di faccendieri, politici corrotti, ricattatori e assassini, ma anche di gente perbene nella Firenze capitale. Gli interventi dell’autore, del procuratore Di Natale, dei presidenti dell’Anm Davico e dell’Ordine degli Avvocati Gaziano, del Consigliere di Cassazione Davigo e del giornalista e scrittore Gaetano Savatteri che ha coordinato il dibattito

altÈ la storia amara di un galantuomo che voleva combattere la corruzione e che invece fu sconfitto dalla politica degli affari: il primo vero scandalo italiano che diede il via libera al malcostume delle tangenti. È stato presentato stamattina nell’aula Livatino del Tribunale di Agrigento il libro di Gian Antonio Stella “I misteri di via dell’Amorino”, la storia di Cristiano Lobbia, un deputato che, dopo aver combattuto a fianco di Garibaldi, appena otto anni dopo l’Unità d’Italia, aveva puntato il dito contro chi voleva rovinare il suo sogno di un Paese nuovo, diverso, infangandolo con una truffa infarcita di tangenti e di corruzione, quella della Regia dei Tabacchi . Erano presenti, oltre l’autore, giornalista del “Corriere della Sera” e autore di libri di grande successo come “L’orda”e “La casta”, il consigliere della Corte di Cassazione e già pm del pool di Mani Pulite, Piercamillo Davigo e il presidente della sottosezione agrigentina dell’Associazione nazionale magistrati, Alberto Davico. Ha moderato i lavori lo scrittore e giornalista Gaetano Savatteri. Hanno portato il saluto il procuratore capo, Renato di Natale, e il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Agrigento, Nino Gaziano. Presenti anche gli studenti degli istituti superiori, ai quali, come ha sottolineato Davico, era principalmente rivolto l’incontro.

I ragazzi, che hanno avuto modo di leggere e di approfondire il testo, hanno conosciuto un giallo che è “la madre di tutte le tangenti”, un romanzo costruito attraverso documenti originali, i cui protagonisti sono faccendieri, politici corrotti, ricattatori e perfino assassini, ma anche persone per bene in un contesto alquanto crudo e difficile, quale quello di Firenze capitale. Ma sono la stessa corruzione, le medesime truffe, per cui ancora il nostro Paese è percepito negativamente in tutto il mondo, reati che appaiono così congeniti, che rischiano di essere accettati come ineluttabili. Il problema della corruzione attanaglia tutto il territorio d’Italia, come ha puntualizzato Di Natale, e nel nostro contesto territoriale è un fenomeno connaturato negli organismi pubblici. 

altÈ per questo importante sollecitare soprattutto l’attenzione dei più giovani su un problema che si cerca di combattere, perché possano vivere in un contesto migliore. L’avvocato Gaziano ha affermato in particolare che anche i partiti in maniera ineludibile dovrebbero intervenire al loro interno, non solo per applicare e rispettare le norme, ma anche per far riferimento a norme deontologiche, morali, sociali , nello scegliere meglio chi deve rappresentare la comunità. Il giornalista Savatteri ha quindi presentato l’autore e la sua ultima opera, spiegando che si tratta della storia di un uomo che voleva fare soltanto il proprio dovere di cittadino e di politico, ma che come purtroppo accade, “chi scoperchia la pentola finisce per pagare il prezzo più alto”. Gian Antonio Stella ha preceduto le riflessioni al suo libro con un approfondimento sui casi di corruzione e concussione nel nostro Paese, snocciolando dati, raccontando la storia di innumerevoli scandali che hanno segnato la storia d’Italia. Ha aperto tale presentazione con la visione degli affreschi che rappresentano l’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, dipinti nel Trecento, e che sono conservati nel Palazzo pubblico di Siena, in questi giorni al centro dello scandalo del Monte dei Paschi. L’intera presentazione è stata spunto di notevoli similitudini tra passato e presente, e di riflessioni sull’oggettiva incapacità del nostro sistema sociale e giudiziario di combattere un modus operandi nella pubblica amministrazione e nella politica: sono troppi nove anni prima di poter avere una condanna di risarcimento allo Stato. Nel frattempo, la vita di molti soggetti, rimasti per tutto questo periodo impuniti, si è accresciuta di privilegi e di potere, quasi ad incoraggiare altri al medesimo delinquere. Insomma hanno sempre vinto i corrotti. Contati quelli che hanno pagato per i reati commessi. La battaglia non è semplice da vincere contro una consuetudine fin troppo radicata. Per Stella era comunque importante cominciare quest’opera di civilizzazione, restituendo l’onore ad un uomo come Cristiano Lobbia, che fu vittima di quel sistema che avrebbe voluto scardinare dal nostro Paese. L’impressione è che se allora ci fosse stata una reale presa di coscienza del degrado morale, come ha affermato Gian Antonio Stella rispondendo alle domande degli studenti, probabilmente in seguito si sarebbero fatte scelte diverse e la storia d’Italia forse sarebbe stata un’altra. I ragazzi hanno chiesto a Stella come mai abbia descritto Francesco Crispi come un incapace. “E’ stato uomo di un’ambiguità accertata dagli storici, che gli riconoscono meriti e difetti. Sulle vicende di Lobbia si è comportato malissimo. Lobbia aveva una moralità che a Crispi sembrava secondaria. altCrispi era interessato a mettere in crisi la Destra. Quando si riaprì il parlamento (dopo una lunga sosta di attività parlamentari necessaria a processare Lobbia, senza che potesse godere dell’immunità) la Destra crollò e perse il suo candidato per la presidenza della Camera”. In merito all’attuale situazione politica l’autore ha affermato: “Se i sondaggi dovessero aver ragione, si dovrebbe profilare un Governo che metta insieme Centrosinistra e Centro in una situazione che sarà più complicata: se andrà così, avrà contro una guerriglia quotidiana da parte di una Destra berlusconiana, che , dovrebbe perdere le elezioni ma rimanere abbastanza forte da fare un Vietnam quotidiano. Di tutto questo sinceramente gli italiani non credo che ne sentissero la mancanza”. Quanto ai giudici che decidono di cimentarsi in politica ha dichiarato: “I magistrati sono cittadini come gli altri ed hanno diritto a fare politica. È un principio elementare: ma sarebbe opportuno che ci fosse una fase di decantazione, perché il fatto che un magistrato che ha avuto in mano inchieste anche molto delicate come Ingroia passi, da un giorno all’altro, da una parte all’altra, avendo però con sé il bagaglio delle carte che ha ancora nei cassetti, è inaccettabile. Qualche anno fa Giuliano Ferrara disse che oggi per fare politica devi essere ricattabile. Possono darti qualunque poltrona, perché sanno che in qualunque momento possono chiedertela indietro. Credo che avesse ragione. È una prospettiva che ci deve spaventare tutti. Noi vorremmo dei politici non ricattabili. Che ci sia qualcuno di ricattabile o qualcuno, e non penso a Ingroia ma faccio un discorso astratto, che possa ricattare, diventa insopportabile”.

Anna Maria Scicolone

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